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LA GIUSTIZIA SECONDO ANGELINO

E' inaccettabile la condizione in cui siamo oggi noi giovani, sotto ogni punto di vista: invece che cercare di permetterci di realizzare i nostri sogni con serenità, le istituzioni sembrano impegnarsi in tutti i modi per bloccarci e frustrarci

Dopo il discusso lodo – erede di una disposizione giudicata nel 2004 illegittima dalla Corte Costituzionale, perché lesiva del diritto alla difesa della parte civile, ex art. 24 cost. –, la nuova riforma della giustizia non vuole toccare solo la magistratura, ma anche il suo contraltare, l’altro elemento indefettibile in  un processo imparziale, basato sul contraddittorio, giusto: l’avvocato.

O meglio, la sua formazione.

Quanti studenti  riempiono le aule universitarie, intenzionati a portare avanti la tradizione dello studio legale di famiglia, o meglio, del cospicuo conto in banca da questo derivante?

Nei casi peggiori, anzi, manca anche l’intenzione, che non appartiene all’interessato, ma al più celebre padre/zio/nonno che lo avvia verso svogliati e, per noblesse, obbligati studi giurisprudenziali.

 E quanti si sono iscritti alla stessa facoltà nella speranza di riuscire, un domani, a mettere in pratica ciò per cui ora stanno faticando, di meritarsi davvero quella tanto agognata targa recante la dicitura di “Avvocato”,  di cui venerano non tanto l’importanza formale, quanto quella sostanziale?

Essere un avvocato, per alcuni (sempre meno) non corrisponde ad uno status sociale, ma al significato più alto, profondo e storico del termine, di difensore di quello che non è solo il suo cliente, ma soprattutto il suo assistito.

Palese è la già attuale difficoltà che un neolaureato incontra per inserirsi nella professione, dovendo affrontare un percorso fatto di due anni di praticantato non retribuito (o, in alternativa, uno di scuola di specializzazione legale) e conseguente esame di Stato.

Meno palese è invece la circostanza per cui quest’ultimo purtroppo è spesso superato dalla prima categoria di aspiranti di cui sopra, talvolta misteriosamente migrati verso località più “propizie”, proprio in occasione del praticantato e dell’esame.

Il nuovo disegno di legge non mira, come razionalmente dovrebbe, a rendere più funzionale ed utile l’indispensabile tappa della pratica: al contrario, semplicemente la elimina.

Se il disegno passerà al vaglio di entrambe le Camere senza importanti emendamenti, non sarà più possibile  scegliere di lavorare due anni in uno studio legale, magari con la fortuna di trovare un avvocato onesto e desideroso di trasmettere le sue conoscenze a chi, fresco di laurea, ha sicuramente salde conoscenze teoriche, ma deve ancora imparare come applicarle concretamente.

Due anni certamente duri, ma fruttuosi, se gestiti in modo da realizzarne la natura: una riforma intelligente dovrebbe mirare a porre più oneri a carico dell’avvocato “ospitante”, impedendogli ad esempio di sfruttare il praticante come un galoppino-addettofotocopie-fattorino non pagato.

Secondo l’attuale disegno, sarà possibile solo accedere ad una asettica scuola di specializzazione legale – a pagamento -, con conseguente esame di profitto, prima di sostenere l’esame di Stato vero e proprio, anch’esso soggetto a modifiche che lo renderanno più severo, impedendo l’uso di codici commentati, strumento peraltro ampiamente utilizzato da chi avvocato lo è già.

Difficoltà che poco interessano a chi ha già la sicurezza di superare l’esame ancor prima di laurearsi, e di trovare studio, poltrona e portafoglio clienti bell’e pronto.

E’ evidente che questa riforma non è a favore di chi è animato da sincera passione per il mestiere dell’avvocato: è solo l’ennesimo suggello alla redditocrazia, mascherata da meritocrazia, tanto cara al governo: chissà che Alfano non ne abbia già sentito parlare dalla sua collega addetta alla Pubblica Istruzione, tra l’altro – lupus in fabula – avvocatessa lombarda praticata ed esaminata in quel di Reggio Calabria?

Opporsi in ogni modo a questa svilente iniziativa legislativa è un dovere morale -che sicuramente sveglierà e risveglierà l’orgoglio di chi, come me, sta studiando seriamente per riuscire a difendere e far valere i diritti degli altri- soprattutto alla luce dell’operato dell’ombrosa in-opposizione, che di fronte a questo scempio è inerte.

Anzi peggio: connivente, visto che, stando alle dichiarazioni di stamattina di Tenaglia, in quanto ad avvocati, i conti non tornano neanche per lui…ce ne sono già troppi.

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