Natale di tutti gli anni - Voglio il paradiso in terra

Caro Gesù di Betlemme,
questa è la prima volta che ti scrivo una letterina del genere natalizio, di quelle che un tempo le suore ci costringevano a ricopiare, testo unico per tutti, dopo estenuanti esercizi di bella e corretta grafia:una diffusa consuetudine di avviamento alla ipocrisia che usualmente ed anche in buona fede i genitori si attendevano compiaciuti per la letteratura leziosa e accattivante.
La consueta liturgia di affettuosa subordinazione e mite adulazione accattivante che coinvolgeva le piccole coscienze in affettuosa contentezza conteneva, in parallelo, una fondamentale impostazione culturale: ciò che ti spetta può esserti dato perché accetti il potere precostituito - umano o divino che sia - se gli consegni i tuoi desideri di presenza e di protagonismo e se passivamente acquisisci che i tuoi estemporanei innamoramenti vanno a priori selezionati, orientati ed eventualmente anche repressi ad altrui discrezione e gradimento perché "altri" detengono la gestione della tua vita, dai tuoi bisogni più elementari fino alla facoltà, tutta tua, di volare alto nel sogno e costruirti un immaginario libero da schemi prefabbricati.
E’ la predisposizione ad accettare a monte una certa dipendenza servile.
Non è certo la letterina di Natale che crea il “cliente” ma costituisce comunque, in nuce, l’occulta induzione verso una inevitabile propensione di dipendenza contrattuale e di subordine psicologico.
La speculazione mercantile,divenuta troppo spesso regista di mode ,usanze e costumi ha inteso fin troppo bene l'importanza di questo tipo di condizionamento festaiolo moltiplicando artificialmente ricorrenze pubbliche e private da cui, pur avvertendone tutta la vacuità valoriale, anche gli adulti difficilmente riescono a sottrarsi.
So bene che c’è anche un’altra chiave di lettura del fenomeno e che spesso in origine le intenzioni erano tenere ed affettuose da parte dei piccoli scolari e delle zelanti maestrine eppure io continuo a ritenere che sia meglio stimolare la creatività ed i progetti piuttosto che indurli.
Ma questa è una mia divulgazione, tanto per dirti che questa letterina è un'altra cosa.
Io l'ho sempre saputo: non sei tu che porti i giocattoli e meno male che è proprio così perché altrimenti io ti chiederei come fai a restare indifferente nei confronti di tutti quegli altri bambini affamati, infelici, malati, sfruttati, esclusi dall’infanzia, dal sorriso e dal futuro fin dalla nascita, sparsi per tutto il mondo terrestre e forse anche per tutte le galassie.
E mi viene anche da pensare che quelli di costoro che ci muoiono dentro sono in fondo i più risparmiati da un feroce ineluttabile destino.
In queste giornate frementi di clima festivo vedo la gente che infiocchetta le porte di casa e rifornisce la dispensa di godurie.
Purtroppo anche io lo faccio: probabilmente é per non sentirmi ‘fuori’: la richiesta di omogeneità è troppo organica per consuetudine culturale perché ci si possa sempre opporre pregiudizialmente.
Si indulge così a certi riti minori che ci paiono tutto sommato innocui e ci assolviamo con leggerezza dai rabbuffi del nostro rigore critico anche perché in fondo il ‘rito’ introduce una piacevole sensazione di pausa rispetto alle difficoltà e ai problemi soggettivi e oggettivi del quotidiano: una tregua. Un respiro artificiale.
Ciò nonostante, amico mio, continua ad irritarmi il pensiero che in questo tipo di ricorrenze si colga in effetti l’occasione più a buon mercato per riscattare con sorrisi, auguri e regali verso il nostro prossimo l’egoismo di un anno intero; lo facciamo tutti ma proprio tutti contemporaneamente. A gettone: nel tuo nome.
Questo è grave: non ti pare?
Vero è che esiste anche tanta gente che costantemente o ad intermittenza, per stimolazioni emotivamente promosse e organizzate, per scelta ideologica o generosa predisposizione si adopera a scavalcare steccati e frontiere e si batte per gli infelici.
C’è chi difende i perseguitati, denuncia i soprusi e i disagi, rivela gli insulti all’ambiente umano, animale e geologico, reclama costantemente equità legale, politica, giudiziaria, sanitaria, fiscale, razziale, sessuale, religiosa: per tutti, sotto ogni cielo e latitudine.
Ce ne è tanta di questa gente, tanta; eppure io continuo a considerare che proprio tale disperato ammirevole impegno minoritario rappresenti la conferma che questo mondo dissennato persiste pervicacemente a pencolare dalla parte della prepotenza prevaricante, quella che crea ad arte e gestisce cinicamente il disagio e le sperequazioni per il proprio tornaconto.
Caro Gesù Bambino, io non ti scrivo per chiederti di intervenire ancora una volta.
Per quanto ne so dalla ‘letteratura’ delle tue storie, quello che dovevi fare l’hai già fatto: ora sono gli uomini che, se vogliono, possono fare i miracoli di saggia, consapevole e corretta umanità.
Io stessa che pure non mi siedo in cattiva compagnia, non ti prometto di essere più buona, più ubbidiente, più omologata, più ortodossa. Ti scrivo appunto per dirti che non voglio esserlo affatto.
Faccio ammenda della mia ingenuità e della mia cocciuta buona fede ma voglio ridurre i margini della comprensione accomodante. Voglio essere severa ed intrigante.
Sono offesa ed arrabbiata. Non voglio perdonare i signori della guerra e dell’ambiguità, gli arroganti, i despoti e i mercanti.
Voglio dire le parolacce e puntare il dito contro Caino: non lo toccherò ma lo accuserò.
Non voglio essere uguale.
A te che tremavi dal freddo i Magi portarono oro, incenso e mirra e nemmeno un panno che ti avvolgesse: eppure quei magi erano detentori di scienza e di potere e, se è vero quello che si legge, tu non avevi che pochi stracci e le braccia di una giovane mamma coinvolta in una vicenda straordinaria ed incredibile a cui fu assegnato - alla fine - anche lo strazio del Golgota.
Ancora oggi i moderni Magi portano doni ai bambini. Sono mine antiuomo, carri armati, lanciafiamme al napal, bombe di eccezionale potenza disastrosa, macerie fumanti e ci fanno sopra ignobili, iperbolici guadagni.
Essi esibiscono al mondo senza pudori la dimostrazione di una arrogante capacità di prevaricazione ma recitano presunte idealità di soccorrevole giustizia.
In effetti, minacciosamente allusivi, attraverso i massmedia, diffondono un chiaro messaggio intimidatorio.
Oggi ,particolarmente, sono i territori della tua gente ad essere protagonisti attivi e passivi di atrocità incredibili e tutti quei territori mediorentali,del terzo e del quarto mondo sono dilaniati da conflitti indotti e alimentati da chi in precedenza ha impedito strumentalmente per secoli il loro sviluppo civile e culturale e che ancora trae profitti dagli ottusi integralismi che si contrappongono accanitamente fra di loro senza prospettive di soluzione.
L'altra parte del mondo, informato e consapevole ne segue le vicende nel conforto delle proprie case, lontane e sicure, mentre scorrono le immagini disperanti di una umanità terrorizzata, dilaniata, sola, fuggitiva, dispersa, precariamente superstite, necessariamente candidata ad altre sventure.
. E poi i morti: da ogni parte.
E sono altre lacrime.
Pianti questi che si vedono,ma che fanno immaginare quelli che non si vedono , non si sentono ma scorrono ancora più copiosi sui volti di figli, madri, mogli, fratelli. Gente sconosciuta dalla sorte ferita, spezzata, che si aggira smarrita e impotente fra le macerie del proprio villaggio.
Dietro ogni fotogramma in video una collezione di tanti altri lungometraggi mai ripresi che finiranno ignorati:anzi mai esistiti.
Tu, dicono, cacciasti i mercanti dal tempio con ira furiosa e i mercanti sono tornati.
Tu, raccontano, restituisti alla vedova il figlio che era morto: i mercanti rimandano figli uccisi, storpi, drogati.
Tu distribuivi come pane che nutre le tue parabole di pace, tolleranza e fraternità affinchè si amministrasse con amorosa umanità e rispetto anche la conoscenza ed il sapere: i mercanti distribuiscono l’ignoranza prefabbricata e strumentale.
Dicono che assolvesti l’adultera e la prostituta perchè nessuno è senza peccato ed ognuno può ricorrere consapevolmente ad una altra opportunità; divulgasti il rispetto fraterno verso il proprio simile e il diritto alla pari dignità ma, ottusamente, ancora si discriminano i diversi e gli estranei, si progettano e si eseguono genocidi razziali, si emarginano i deboli e gli improduttivi, si invoca la pena di morte.
Mentre si dispiega la retorica fanfara delle virtù patrie, dei nobili valori familiari e tuona terribile l’anatema contro il crimine e il sesso perverso, i mercanti - intricati al potere ed ai poteri - sono essi stessi i sotterranei fornitori ed i palesi fruitori di corruzione e perversione: protetti e complici.
Franano le montagne calve come il tuo Calvario ma non travolgono i mercanti e i barattieri: straziano la gente minima, quella che tira la carretta tutti i giorni.
Gente comune, un po’ stupida forse perché si fa’ suggestionare dalla pubblicità commerciale, politica e falsamente moraleggiante, tanta è la voglia di sentirsi immersa in una continuità rassicurante in cui ritrovare ogni giorno la propria identità e visibilità sociale.
Un po’ troppo pigra, questa gente, nei confronti di una consapevolezza di sé che per essere sanamente proficua esigerebbe anche qualche scomoda pausa di riflessione.
Il dubbio affatica.
La gente in generale è tanto attratta dal proprio particulare corrente da concedere facili deleghe collettive perché vuole soprattutto vivere e lavorare in santa pace: oggi e anche domani; godersi le feste comandate e i fine settimana affidando ai giovani rampolli con liberale comprensione le chiavi della propria vettura assassina.
E’ questo il taglio più diffuso: brava gente un po’ omologata e conformista che tende a mantenere ciò che è e quel che ha; talvolta furbetta e malandrina, nel complesso fondamentalmente buona, tollerante, operosa a cui tu, Gesù, hai potuto promettere una vita migliore perchè tutto sommato se la meriterebbe anche se troppo spesso si limita a seguire i tuoi dettati come uno spicciolo decalogo comportamentale.
Caro Gesù dell’Orto, io non penso di trasformarmi in una Erinni vendicativa e far morire di spada chi di spada ferisce ma non posso neanche porgere l’altra guancia: proprio non posso.
Voglio sentirmi insieme a uomini e donne di ogni tipo e di ogni età ovunque siano, arrabbiati, traditi, spaventati come me.
Scriverò sui muri la parola pace proprio dove c’è il divieto di affissione come facevo negli anni settanta insieme ai miei giovanissimi allievi e compagni, capelloni come te, e spalmerò la striscia dell’iride in mezzo ai murales sgangherati, belli, prorompenti come il futuro.
Mi dicono che anche tu fra i compagni selezionati ad uno ad uno hai provato l’amarezza – non dirmi prevista - di ritrovarti con chi ha venduto l’amico, con chi ha rinnegato ripetutamente la appartenenza, con chi dubbioso e scettico ha voluto verificarti toccando con mano: proprio come accade a ciascuno di noi mortali, meschini, pavidi e recidivi; ed è per questo che oggi ti sento fratello.
Infatti come tu dici siamo tutti - come te- figli dello stesso padre .
Io, laica e agnostica, non me lo pongo affatto questo patronimico quesito ma riconosco che sei stato e rimani l’unico “cristiano” che io sappia e che molto di quello che hai detto era magnifico e ancora mi piace .
Caro Gesù di Nazareth e di Gerusalemme io il paradiso lo voglio: ma lo voglio quaggiù.
Poi, se davvero è nelle tue facoltà, di quei cattivi “fratelli”, di tutti i cattivi dei tempi e dei luoghi. Tu, fanne pure quello che meglio credi.
Buon compleanno.
http://www.rivoluzionegentile.it/2010-12-21/natale-tutti-gli-anni-voglio-il-paradiso-in-terra











