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OLTRE LA VITA

LA DONAZIONE DEGLI ORGANI: UN GESTO DI ESTREMA GENEROSITÀ
IL VALORE DEL “DONO”: Si può essere solidale con il prossimo in molti modi: con l’aiuto ai deboli, il soccorso ai bisognosi, il conforto per chi soffre… Ma la donazione degli organi rappresenta un gesto ancora più umano e generoso! Rendersi utile è una delle cose che da più soddisfazione nella vita. Donare i propri organi è certamente il modo migliore di dare un senso alla vita: donando ad altri una nuova speranza di vita! Sono passati molti anni da quando si sono sperimentati i primi trapianti. Oggi trasferire gli organi da un corpo che muore ad uno che può continuare a vivere non è più un miracolo ma una straordinaria opportunità che la scienza offre all’uomo che muore: quella di accendere una speranza in un’altra famiglia, di alleviare il dolore di altre persone, di placare mille altre sofferenze! Fino a pochi anni fa era comune l’idea che essere sotterrati senza alcuni dei propri organi era peggio di perire in guerra martoriato: non egoismo il più delle volte bensì ingenuità, incapacità di leggere i progressi della scienza. Le cose, per fortuna, sono profondamente cambiate… Oggi non è più percepita come una scelta eroica, né tantomeno incomprensibile, quella di un genitore che acconsente al prelievo di organi dal corpo di un figlio deceduto bensì come un gesto di “normale umanità”, di comprensibile solidarietà: coloro che acconsentono all’espianto degli organi dal corpo di un caro defunto ricorderanno con orgoglio, per il resto della vita, il gesto compiuto. Di donazione degli organi si è cominciato a parlare sempre più spesso: sempre più pazienti, salvati da un trapianto, sono diventati messaggeri di speranza per tanti. Il trapianto d’organi è una battaglia tra la vita e la morte, vinta dalla scienza. Quattro esempi (due di donatori e due di riceventi) valgono più di mille parole: - la storia del piccolo Nicholas Green rimane, forse, la più preziosa testimonianza di gratuita solidarietà. Il piccolo bambino californiano, venuto in Italia per una vacanza, vi trovò la morte ad opera della malavita calabrese nel 1994. Nonostante il peso della tragedia subita e il senso di rivalsa contro il nostro Paese che avrebbero potuto provare, i genitori americani di Nicholas acconsentirono all’espianto degli organi, che furono donati a sette italiani in attesa di trapianto - nel natale 1995, durante i festeggiamenti familiari, un servizio televisivo attrasse l’attenzione di Roberto Fracchiolla, 15enne: “un ragazzo, durante un incidente stradale, perde la vita ed i genitori hanno deciso di donare i suoi organi”. Al termine del servizio, Roberto espresse esplicitamente la volontà di donare gli organi in caso fosse successa a lui qualcosa del genere. 5 mesi dopo, purtroppo, Roberto morì alla giovane età di 16 anni in un incidente. Fu così che la famiglia assecondò il suo desiderio: i suoi organi furono donati - quella del signor Antonio Fabiano, invece, è la storia di un uomo che, nel 1987, dopo un colloquio con il suo cardiologo di fiducia, si vide costretto a dover prendere una decisione, l’unica decisione possibile nel suo caso. La sua situazione era molto grave, il suo cuore non reggeva quasi più. Fu così subito ricoverato a Termoli. Non c’erano notizie di cuori compatibili e così fu messo in uscita. Ma il giorno stesso dell’uscita, arriva quel cuore compatibile tanto desiderato. L’intervento riesce. E’ così che Antonio è potuto ritornare dai suoi cari ed affrontare una nuova vita, quella vita che da lì a poco gli avrebbe regalato la figlia Marina - la storia di Michele, infine, è quella di un bambino vittima della sindrome di Lesch-Nyhan, che colpisce i reni. Ben presto la terapia conservativa e la dieta non sono più bastati, così si è passati alla dialisi peritoneale: un piccolo intervento per applicare un catetere all’addome e poi, quotidianamente, la dialisi. Dal 1998 Michele grazie ad un trapianto non è più in dialisi! Il termine “dono” racchiude in sé solidarietà, altruismo, generosità. Non donare significa, per alcuni, negare la possibilità reale della morte o voler mantenere intatta la sacralità del proprio corpo: per questo è più facile essere donatori in giovane età, quando la morte è ancora vista come un evento lontano. Non esistono ragioni filosofiche o ancestrali o etiche, però, sufficienti a sminuire il valore enorme che racchiude in sé il gesto del donare! Ogni anno in Italia migliaia di persone sono colpite da gravi malattie agli organi vitali e per molte il trapianto (la sostituzione di un organo malato con uno sano) rappresenta l’unico rimedio. Nessun dono costa di meno al donatore e nessun dono offre al ricevente un beneficio maggiore! Donare gli organi è un modo per dare un senso più compiuto alla propria morte: i vermi nella tomba non hanno bisogno dei nostri reni, i bambini dializzati si! Se consideriamo che da un donatore si possono potenzialmente prelevare i due reni, il fegato, il pancreas, i due polmoni, il cuore e le due cornee con cui poter aiutare ben otto persone, è evidente il prezzo da pagare per ogni rifiuto! Il trapianto per alcuni ammalati, come quelli con insufficienza epatica o cardiaca, è la vita. Per i pazienti con insufficienza renale la dialisi (terapia sostitutiva della funzione renale) garantisce comunque la sopravvivenza ma al prezzo di una degradante qualità della vita! Sottoporsi alla dialisi vuol dire dipendere per tutta la vita da una macchina, che è il rene artificiale, al quale bisogna collegarsi per tre volte alla settimana per una durata di quattro ore a seduta. Anche per questi pazienti il trapianto, dunque, vuol dire liberarsi da questa dipendenza, riacquistare una libertà perduta! LA LEGISLAZIONE IN MATERIA DI DONAZIONE DEGLI ORGANI: Molto tempo è passato dal primo trapianto vero e proprio, effettuato a Boston, negli Stati Uniti, nel 1954. La trapiantologia è ormai uscita dalla fase pioneristica della sperimentazione ed è da considerare una terapia che deve essere assicurata a tutti coloro che ne hanno bisogno. L’Italia, fino alla legge 1/1999 sui trapianti, ha avuto il primato europeo in negativo per il numero di donazioni (sia di organi che di sangue). La legge del ’99 ha avuto il merito di semplificare le procedure di espianto degli organi da un corpo di cui sia clinicamente accertata la morte cerebrale. La vecchia legge 644/1975 vietava il trapianto non solo quando in vita il paziente avesse negato il proprio assenso ma anche in caso di opposizione scritta di un familiare stretto. La nuova disciplina, invece, limita il potere di veto dei familiari a favore del consenso informato del soggetto defunto: tutti i cittadini maggiorenni devono decidere se prestare o meno il proprio consenso alla donazione, decisione revocabile in ogni momento. La mancata dichiarazione di volontà equivarrà a consenso all’espianto (silenzio-assenso), presunto per ragioni di solidarietà sociale: chi non si esprime diventerà automaticamente donatore. Per i minori, invece, occorre il concorde consenso dei genitori. LA DONAZIONE DEL SANGUE: Apparentemente diversa è la tematica della donazione del sangue. Si tratta di un gesto molto semplice ed alla portata di tutti. Eppure in Italia molte regioni attraversano periodi di gravi carenze di sangue disponibile. Di sangue il nostro sistema sanitario ha enormemente bisogno: sia per le più banali cure cui possiamo sottoporci nelle strutture ospedaliere, sia per gli ammalati che vivono legati alla necessità di continue trasfusioni, sia per la esecuzione dei trapianti (che necessità di un supporto trasfusionale notevole). La periodica donazione del sangue dovrebbe essere, per ogni cittadino sano, un “dovere di solidarietà” nei confronti di chi ha più bisogno. Un gesto utile sia agli altri che a noi stessi, consentendoci di mantenere sotto controllo precauzionale il nostro stato di salute. Promuovere la cultura della donazione del sangue, dunque, è anche il modo migliore per incentivare la prevenzione e consentire la tempestiva diagnosi di un gran numero di patologie, con benefici per tutti (pazienti e S.S.N.). Gaspare Serra (http://spaziolibero.blogattivo.com)
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