“…Ad un certo punto della vita non è la speranza è l’ultima a morire.”

Per uno sfortunato genitore, che da 17 anni assiste all’agonia della figlia, “il morire” è diventato l’ultima speranza, affinché …”requiescat in pace”, affinché ella possa uscire da un limbo interminabile.
Soltanto una riflessione sincera, seria, non condizionata dalle stantie contrapposizioni ideologiche, non viziata da volgari ed emetizzanti sfruttamenti politici, potrebbe dirci se questo suo desiderio di non prolungare artificialmente una parvenza di vita sia eticamente giusto oppure no; non neghiamo la nostra difficoltà, il nostro imbarazzo ad esprimere una risposta serena, non viziata sul piano emotivo e validata dall’Etica e dalla Scienza.
La Magistratura ci ha detto, più volte nei diversi gradi del giudizio che la decisione del padre di interrompere ogni trattamento medico è conforme con il diritto vigente.
Sic stantibus rebus ogni decisione sulla prosecuzione di quelle cure che per 17 anni hanno consentito di rinviare una “morte” già segnata dai danni irreversibili di un grave trauma cerebrale, ricade unicamente sulla coscienza individuale di chi, ope legis, può decidere in sostituzione e per conto della Paziente.
Noi possiamo condividere o condannare la decisione paterna, possiamo esprimere liberamente il nostro consenso o dissenso, ma non abbiamo alcun diritto di interferire con essa.
Il Legislatore, sull’esperienza di questo doloroso episodio può normare (e sarebbe finalmente ora!!!) la liceità o illiceità giuridica dei possibili interventi medici sul Paziente terminale. La delicatezza di questo argomento impone che qualunque provvedimento legislativo venga promulgato con serenità, nel rispetto delle diverse concezioni religiose dei cittadini (come aveva fatto il Sen. Prof. Dott. Ignazio Marino nella passata legislatura!!!); in ogni caso è giuridicamente inconcepibile ed immotivato un ricorso alla procedura d’urgenza, soprattutto quando essa entra in aperta conflittualità con l’attuazione di precedenti e diverse sentenze della Magistratura.
In tutta questa tragica vicenda:
- Rispettiamo il dolore e la privacy della famiglia, pur senza entrare nel merito della dolorosa e sofferta scelta;
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Critichiamo i pesanti interventi del Presidente del Consiglio e del suo Governo, i cui Ministri silenziosamente, senza alcun dibattito, in soli quattro minuti, hanno approvato un Disegno di Legge, figlio di un gravissimo conflitto istituzionale;
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Apprezziamo la lealtà, la serietà, il coraggio e la coerenza con cui il Presidente della Repubblica ha saputo svolgere il suo ruolo istituzionale di “garante” della Costituzione.


















