“Monti come Berlusconi”. I sindaci del Sud (con Vendola) rompono il fronte pro-tecnici

Gli amministratori del Sud fanno rete e animano l’opposizione alle
politiche del governo Monti e all’unanimismo che lo sostiene. Da Napoli,
in nome della difesa dei beni comuni – acqua, trasporti, scuola,
territorio – dall’assalto delle privatizzazioni, il sindaco Luigi de Magistris
rilancia lo spirito ‘arancione’ che è stato alla base del suo successo e
debutta come aspirante leader nazionale. “Si può essere rivoluzionari
governando – ha affermato de Magistris in un teatro Politeama gremito –
mentre questo esecutivo è un arroccamento dei poteri forti contro le
istanze di cambiamento che provengono dalla società. Le politiche di
Monti sono quelle di Berlusconi, mentre da qui, dal nostro esempio di
democrazia partecipativa e dal basso, devono nascere modelli economici
alternativi al liberismo, anche perché i partiti hanno perso il compito
di trasformare la società. Nel 2013 dobbiamo andare al governo del Paese
non per difendere gli interessi dei Marchionne, ma quelli di Antonio De
Luca”, l’operaio della Fiat ‘mobbizzato’ perché iscritto alla Fiom. E
anche se a margine del Forum dei Comuni per i beni comuni de Magistris
assicura che al momento non intende ‘uscire’ da Napoli, l’iniziativa di
raggruppare quegli amministratori locali capaci di saldare politica e
movimenti può essere un interessante preludio a qualcosa di più ampio.
De Magistris ha promesso che tornerà su questi temi attraverso una Festa
dei Beni Comuni da organizzare alla Mostra d’Oltremare, dove “nel 1976
parlò Enrico Berlinguer”.
Circa duemila persone hanno partecipato ai quattro forum tematici al
Maschio Angioino e al dibattito finale al Politeama. Assenti – ma almeno
ufficialmente giustificati – gli amministratori del centro-nord: Nicola
Zingaretti (presidente della Provincia di Roma), Giuliano Pisapia
(sindaco di Milano), Virginio Merola (sindaco di Bologna) e Giorgio
Orsoni (sindaco di Venezia). Sono invece regolarmente intervenuti il
governatore della Puglia Nichi Vendola e i sindaci Massimo Zedda (Cagliari) e Michele Emiliano (Bari).
“Abbiamo bisogno di politica, e non di invocare specialismi o tecnici
che è un’idea di destra, autoritaria”, ha detto Vendola, lanciando “un
appello da lanciare a tutti gli amministratori, bisogna scambiarsi le
buone pratiche, le proprie esperienze e fatiche, ognuno alle prese con
il proprio Patto di stabilità. È propagandistica l’idea che la
liberalizzazioni possano trascinarci fuori dalla crisi, mentre l’Italia
precipita in quel buco nero che è il -2,2% di Pil previsto dal Fondo
monetario internazionale Questa giornata – ha proseguito – è un seme
buono che può dare speranza per la costituzione di un processo
alternativo che sia l’osmosi tra politica e movimenti. L’unità a
sinistra sia tra questi due elementi, non dei vertici”.
Secondo Zedda “in questo momento c’è al governo un galantuomo che però
sta facendo le cose che farebbe Berlusconi, e il solco sociale si
accentua”. Ed Emiliano, ultimo dei sindaci a parlare prima di de
Magistris, ha aggiunto: “Noi siamo qui e vediamo il mondo da sud. Ed
ascoltare il vice segretario del mio partito (il pd Enrico Letta, ndr)
che dice che le liberalizzazioni di Monti, ovvero qualche taxi in più e
qualche farmacia aperta qualche ore in più, sono ‘l’inizio del
risorgimento italiano’, mi fa pensare che forse siamo nella confusione
delle parole. Io dico no a un sistema che vuole distruggere meccanismi
che abbiamo costruito con lacrime e sangue. E credo che dobbiamo
utilizzare un modello di partecipazione diverso da quello penoso dei
tesseramenti”.
Dai forum, coordinati da alcuni degli assessori della giunta de
Magistris, sono emersi gli indirizzi politici dei movimenti e delle
associazioni che si riconoscono nel progetto di democrazia
partecipativa: difendere le volontà referendarie dai tentativi di
privatizzazione dei servizi idrici, trasformare le spa dei servizi
pubblici essenziali in società di diritto pubblico, ripartire sul
territorio con le tre “r” (riutilizzo, riciclo, riqualificazione),
incrementare gli investimenti nel welfare e nel sociale e disincentivare
gli interventi in sicurezza che spesso si trasforma in repressione. Un
no deciso agli eccessi dei patti di stabilità, che hanno trasformato i
Comuni in ostacoli allo sviluppo economico. Numerose le attestazioni di
solidarietà alle tante lotte che serpeggiano sul territorio nazionale:
ai No Tav, ai No dal Molin, ai comitati antidiscarica di Chiaiano,
Terzigno, Taverna del Re. Ed alla Fiom ghettizzata a Pomigliano d’Arco
per aver osato dire no a Marchionne. Per loro ha parlato dal palco
Antonio De Luca, che quasi piangeva mentre raccontava i soprusi subiti
in fabbrica da capi e capetti che mentre lo vessavano gli dicevano “hai
visto che è poco salutare essere iscritti alla Fiom”? Cinque minuti di
applausi in standing ovation hanno seguito queste parole. “Colpisce – ha
poi detto l’operaio – il silenzio della politica di fronte a quel che
sta accadendo”.


















