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25 aprile 2010...

Più il nostro Paese regredisce socialmente e culturalmente, più il 25 aprile diventa un punto di riferimento e di partenza per ogni premessa democratica

Mai, anche nei momenti più oscuri e pericolosi della Repubblica, è venuto meno il senso dell’unità e della solidarietà nazionale. E nessuno avrebbe potuto, fino a qualche tempo fa, solo supporre lo stato di degrado, in cui viviamo, allorché tra egoismo di classe, cesarismo, populismo deteriore e fascismo televisivo prevaricante, si deviano e si contaminano le coscienze, allontanandole dalle regole tipiche della pratica democratica.

Nulla sembra, al momento, possa essere fatto per arginare tale deriva. Né sembra efficace l’azione svolta dalla politica, anche da quella attualmente all’opposizione. La quale, non in possesso di un progetto alternativo di risposta democratica, in un’ansia di rimonta, si convince sempre più di perseguire le pulsioni più negative della destra al potere. Dimenticando in particolare il Mezzogiorno d’Italia, i suoi problemi e la loro soluzione in chiave decisamente nazionale.

E’ un amaro 25 aprile 2010, senza prospettive e con un pauroso ritorno all’indietro. Ciò dovrebbe indurre più che mai uomini e donne d’Italia a fermarsi un attimo ed a riflettere non poco su quello che siamo oggi nella gran parte, su quello che eravamo ieri. E da dove proveniamo e dove vogliamo realmente andare. Eppure la risposta è a portata di mano: veniamo tutti, vincitori e vinti, da quel 25 aprile 1945. Le mosse di un Paese finalmente libero dalla dittatura, pacificato pur se distrutto ed in ginocchio, unito di nuovo dalle Alpi alla Sicilia, vengono da quella data. Da quelle speranze, dai troppi lutti, dal sangue fraterno versato, dalla voglia irrefrenabile di ricostruire.

Mentre scrivo si apprende di pasti negati nel ricco Nord a bambini indigenti. Si ha notizia di un sindaco leghista, che vieta alla banda del paese di suonare “Bella ciao”, trattandosi di una composizione musicale non istituzionale. Il tutto in nome di una formalità senza senso, che nasconde vuoto interiore, estesa faziosità, estraneità al significato profondo del 25 aprile. Per arrivare poi, il suddetto sindaco a “vietare il divieto” e non essere in tal modo sommerso dal senso del ridicolo. Questo, perché, nella sostanza, si è estranei al concetto di una storia comune ed all’idea stessa del bene comune, mentre si preferisce rintanarsi in un ridotto quasi disumano, asfittico e strapaesano. Costoro non possono amare il 25 aprile, ma non possono impedire il nostro credo di libertà.

Nonostante il dileggio e la rimozione costante da parte di ben individuabili raggruppamenti politici di destra, riguardo alla ricorrenza della Liberazione, essa incombe ammonitrice, con il suo straordinario peso morale, sulla società italiana. Unica cometa da seguire per un non più rimandabile riscatto etico e morale. Quindi, in questi momenti di dolore e di preoccupazione, chi ha a cuore il bene della democrazia, scopre necessariamente di dover ancora una volta essere “resistente”. Nel senso di battersi con l’arma della parola e della memoria, con tanta voglia di futuro, oltre il buio di questi giorni.

Ce la faremo. Viva il 25 aprile! Viva la Costituzione Repubblicana! Viva l’Italia unita e solidale! 
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Liberazione! Viva il 25 Aprile!

Inviato da daniele il 24/04/2010 23:51
Cito a memoria il padre costituente Piero Calamandrei: se cercate le radici della nostra Costituzione le troverete nelle montagne irrorate dal sangue partigiano, nei lager dove furono deportatI.
Ma io voglio aggiungere: non le troverete nei postriboli del puttaniere piduista mafioso ed assassino Berlusconi, non le troverete nei salotti televisivi dove la canaglia e teppaglia fascista urla e sbraita in un'apoteosi di latrati da canea urlante e rognosa; ma non le troverete neppure nei loft e nei salotti profumati di cibo dove psudointellettualoidi parassiti e inetti, complici consapevoli contenti di essere le prostitute dell marea fascista montante, (si Bersani e Fassino e D'Alema, parolo proprio di voi!, Razza di traditori mantenuti, puttane di Berlusconi!).
Ma ci sono luoghi dove troverete le radici della Repubblica e della Costituzione: li troverete nei campi di Rosarno irrorati dal sangue e dal sudore degli schiavi moderni, nei cantieri dove precari schiavizzati e sfruttati muoiono nel silenzio complice della mafia CGILCISLUIL, le troverete nella solidarietà ai bambini di Adro che viene negata dalla bestia urlante e assassina leghista, le troverete nelle scuole e nelle università occupate dai resistenti alla controriforma Gelmini.
Qui troveremo le nostre radici, non altrove!

Commento di Romor40

Inviato da mariaricciardig il 25/04/2010 08:01
"Nonostante il dileggio e la rimozione costante da parte di ben individuabili raggruppamenti politici di destra, riguardo alla ricorrenza della Liberazione, essa incombe ammonitrice, con il suo straordinario peso morale, sulla società italiana. Unica cometa da seguire per un non più rimandabile riscatto etico e morale. Quindi, in questi momenti di dolore e di preoccupazione, chi ha a cuore il bene della democrazia, scopre necessariamente di dover ancora una volta essere “resistente”. Nel senso di battersi con l’arma della parola e della memoria, con tanta voglia di futuro, oltre il buio di questi giorni.

Ce la faremo. Viva il 25 aprile! Viva la Costituzione Repubblicana! Viva l’Italia unita e solidale!" Concordo pienamente. La resistenza è viva ed attuale!
Perché non scoppia la rivoluzione?

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