25 Aprile 2011: Ora e sempre resistenza

"Ora e sempre resistenza" è uno slogan, che nasce dalle origini della nostra democrazia. E in tutti gli anni, che sono seguiti dal 1945, mai esso è risuonato ripetitivo o superfluo. Sia nei momenti in cui, la democrazia è apparsa ai più fatto assodato, sia quando si è resa necessaria una mobilitazione generale, per difendere la nazione dagli attacchi del terrorismo e dai sotterranei maneggi di organi deviati dello Stato.
E' servito dunque, anzi è stato fondamentale nei momenti bui della Repubblica, il richiamarsi agli ideali ed al sacrificio degli uomini, donne, adolescenti, protagonisti della Resistenza. I quali non chiedevano onori e prebende per sé, se non il conseguimento del bene comune, in piena libertà d'azione e di pensiero, dopo i guasti provocati dalla dittatura fascista. Riuscendo essi in ciò e guidando il Paese dalle macerie della guerra fino alla rinascita civile e dalla ricostruzione morale, politica ed economica dell'Italia.
Oggi, all'inizio del terzo millennio, viviamo ancora una volta un periodo buio e miserevole, per la preponderanza di un potere non occulto, ma manifestamente fagocitante, che, con la scusante del favore popolare, si è impadronito di tutti i gangli della società. Per il beneficio di un solo individuo. Quest'ultimo può compiere ogni scorrettezza e nefandezza e restare impunito, avendo nelle sue disponibilità un Parlamento costretto a legiferare esclusivamente per lui. Con in più il possesso della maggior parte dei mezzi di comunicazione di massa, che più di una coscienza hanno plasmato in negativo nel corso degli ultimi decenni, nell'incuria e nella sottovalutazione di tutta la classe politica italiana. Mai vista una cosa simile! Anche in quei paesi al mondo non molto avveduti dal punto di vista democratico.
E' uno di quei momenti storici, per il nostro Paese di grave emergenza, in cui, ogni giorno, dalla destra al governo, viene portato l'attacco all'unica, grande garanzia dell'Italia: la Carta Costituzionale. Nata come sintesi unitaria dalla lotta di liberazione e plasmata agli ideali e dai valori che l'animarono. E' da ricordare che la Resistenza è stata spesso indicata come compimento di quel Risorgimento, per tanti versi irrealizzato. Infatti si attuò allora l'unificazione territoriale del Paese all'insegna di grandi passioni patriottiche, ma con estese zone d'ombra. E con uno strascico non risolto di diseguaglianza sociale ed economica tra le varie parti d'Italia. La Resistenza come fatto aggregante, a lume di valori condivisi, ha avuto il merito di plasmare la vera coscienza nazionale, in maniera netta e definitiva, dando così corso alle aspirazioni patriottiche dei moti ottocenteschi.
Adesso, a 150 anni dall'Unità d'Italia, nuovi egoismi di natura localistica si propongono con forza, dividendo di fatto nuovamente il Paese ed incidendo sulla politica nazionale. Con un Presidente del Consiglio, ostaggio di tale politica e che, tra l'altro, governa gravato da un conflitto di interessi senza precedenti. E' evidente anche ai più sprovveduti che l'unica nostra salvezza nel presente è rendere indissolubile il legame con la Resistenza.
Affermare che la guerra di liberazione abbia ridato dignità e coraggio, 66 anni fa, ad un popolo reso prono dalla dittatura fascista e vessato indicibilmente dalla guerra scatenata da Mussolini e dal suo alleato tedesco, è sacrosanto. Può apparire riduttivo il pensiero, secondo il quale, la Resistenza fu solo l'insieme di varie e ben riuscite operazioni militari, messe in atto per liberare il nostro territorio dagli invasori. Perché, oltre a ciò, si gettava soprattutto il seme di una società nuova, all'insegna finalmente di una democrazia compiuta con partiti, sindacati e libere associazioni. E, come già citato, la Costituzione diventava viatico insostituibile di questa nuova Italia.
Certo è che, nel presente, non è confortante tastare il polso al Paese e dover prendere atto dello stato non ottimale della democrazia. Allorché, dopo i pesanti tagli all'istruzione pubblica, si preannuncia un metaforico rogo di libri non graditi al potere andante, siamo oltre il limite consentito. A pochi passi da un conformismo bieco e becero. Ecco perché è impressionante l'attualità oggi del 25 aprile e del suo significato univoco di libertà e di rispetto, di ascolto e di accoglienza.
Con le "armi" proprie della democrazia, bisogna incominciare ad indignarsi per davvero, oltre quanto di inconcludente e logorroico offre la politica odierna. Ed è doveroso respingere l'abulia, il senso di impotenza ed ancor più grave, la assuefazione, che sembra contraddistinguere i nostri giorni piatti e sempre uguali. Riuscendo noi a proporre, in maniera semplice e diretta, un modello di società agli antipodi di quello in corso. Sì, proprio quello che avevano in mente i nostri resistenti e i padri costituenti.
Non indugiamo oltre! Prima che si possa diventare del tutto un popolo insignificante e telecomandato. Prima del baratro. Si è in possesso ancora di un grande patrimonio di valori e di esempi: rendiamolo tangibile. Coinvolgiamo i giovani sul serio, senza più considerare essi una citazione necessaria, ma priva di significato e non consequenziale. Possiamo farcela!
Viva la Resistenza. Viva il 25 Aprile. Viva la Costituzione.


















