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Al voto senza vergogna

Esistono decine di candidature all’insegna del trasformismo, di prestanomi, di parenti, di indiziati, di rinviati a giudizia e persino di condannati!

Sta per concludersi la più assurda, balorda, inutile campagna elettorale della cosiddetta seconda repubblica che pure ne aveva già riservate di meschine e indecorose per una democrazia occidentale.

Mentre in altre democrazie, vicine e lontane, sulle quali incredibilmente la nostra cosiddetta classe politica, spesso di sinistra e pure antagonista, si diletta disquisire anche in merito all’effettivo tasso di democraticità, avvengono riforme epocali come in Usa o si registrano segni tangibili di cambiamento che penalizzano la politica vuota dell’immagine e del decisionismo come in Francia, qui ci accingiamo a votare in uno stato di obiettiva sospensione della democrazia, di eversione permanente, di selezione all’incontrario dei candidati.

E’ vero che in compenso ci divertiamo, cinicamente parlando, molto di più di tutti gli altri, e manteniamo alta nei secoli la formula invincibile del “panem (sempre più scarso) et circenses sempre più abbondanti e sguaiati e per di più garantiti direttamente dalle performances quotidiane del presidente del Consiglio, dei Gasparri, La Russa, Bondi, Verdini nonché di editorialisti e titolisti dei giornali di famiglia al seguito a seconda della propaganda all’ordine del giorno.

I crociati dell’amore contro l’odio e l’invidia alla fine sono andati a sbattere anche contro la questura rossa di Roma che si ostina a non vedere nella piazza San Giovanni riempita per meno della metà il milione di Verdini e di Gasparri che arriva a dare dello stressato e dell’ubriaco al questore reo di non avallare i desiderata dei paladini della libertà.

Si tratta di una compagnia di guitti allo sbaraglio che non scritturerebbe più nemmeno Pingitore per Il Bagaglino che è una cosa molto più seria e in un paese dove gli anticorpi democratici funzionano e l’informazione in primis non ci sarebbe che aspettare serenamente il voto che come è avvenuto in America e da poche ore in Francia ha fatto giustizia dei Bush delle Sarah Palin dei Sarko con o senza Carlà e di tutti i fenomeni che per periodi più o meno lunghi hanno gestito il potere e cavalcato i media, mai peraltro nella loro diretta disponibilità.

Qui notoriamente la situazione è decisamente più compromessa per non dire incancrenita e cronicizzata: il conflitto di interessi talmente radicato e pervasivo da non essere nemmeno più menzionato; il servizio pubblico talmente asservito e impotente da aver assorbito il diktat suicida, anche dal punto di vista meramente commerciale, di annullare l’approfondimento durante la campagna elettorale e costringere conduttori regolarmente stipendiati a comunicare sul web, come farà meritoriamente Michele Santoro il 25 marzo a tre giorni dal voto.

Ma è sul fronte della “selezione” delle candidature e delle logiche sottostanti che l’elettore italiano si trova davanti qualcosa di nemmeno immaginabile per qualsiasi elettore europeo o di qualsiasi altra democrazia avanzata.

Dopo la crociata anticorruzione varata dal presidente del Consiglio più imputato e prescritto della storia e da un consiglio dei ministri che si è approvato un decreto salva liste per imporre la riammissione del PDL a Roma contro ogni regola, se si dà un’occhiata alle candidature spicca un plotone di inquisiti, imputati, condannati diffuso nel panorama nazionale ma concentrato per ovvie ragioni in Campania e Calabria.

In Campania spicca Roberto Conte approdato dai Verdi al PDL condannato in primo grado a due anni per associazione camorristica e coinvolto in altri due procedimenti di cui uno per corruzione; ma c’è chi è stato già condannato in primo grado per peculato come il sindaco di Pagani nonché diversi indagati per i rimborsi gonfiati. Il caso più pittoresco rimane quello della signora Lonardo Mastella, rinviata a giudizio per concussione, indicata dal marito Clemente come fulgido esempio di accanimento giudiziario delle toghe politicizzate e costretta alla campagna elettorale in “esilio” a Roma.

Quanto all’aspirante governatore per il centrosinistra Enzo De Luca imputato nell’inchiesta sui suoli Ideal Standard-Sea Parker di concussione, truffa e abuso di ufficio si dichiara “vittima di un processo che non dovrebbe nemmeno cominciare” ha incredibilmente convinto a sostenerlo persino la platea del congresso dell’IDV, con la contrarietà di Luigi De Magistris e pochi altri.

In Calabria poi la situazione è se così si può dire ancora più netta: si possono contare complessivamente tra indagati e rinviati a giudizio ben 59 candidati e il centro sinistra si è compattato su un navigatore perenne sotto qualsiasi bandiera come Agazio Loiero, guardandosi bene di appoggiare Giuseppe Callipo noto per le sue battaglie per la legalità e sostenuto solo da Di Pietro.

Angela Napoli che da sempre lotta contro le cosche, facendo nomi e cognomi, esponente super isolata del PDL ha dichiarato “Vuol sapere chi vincerà le elezioni? La ‘ndrangheta. I clan avranno la maggioranza assoluta comunque vada a finire. Per questo ho deciso di non andare a votare, non voglio essere complice di quanto sta avvenendo. Mi sono resa conto di decine di candidature all’insegna del trasformismo, di prestanomi, di parenti, di indiziati, di rinviati a giudizia e persino di condannati!” Ecco forse queste parole spiegano meglio di pagine di analisi e di dotti commenti perché altrove si cambia eccome, mentre da noi c’è sempre la stessa palude che diventa ogni giorno di più una fogna a cielo aperto che un po’ alla volta si sta inghiottendo il paese.

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