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Alì Papi e i 40 cialtroni

Fra scandali e maldestri tentativi di sopravvivere ai processi, la nave del cavaliere si sta inabissando nel mare delle difficoltà. Ma i pericoli per la democrazia e l’informazione sono ancora tanti, troppi...

Nel governo del pascià Berlusconi è maretta, ormai si mangiano la testa l’un l’altro, cercando di buttar fuori Tremonti, di strapparlo dal suo strapotere e nel contempo di infilare il candidato Saccomanni alla Banca d’Italia contro il milanese Grilli, sostenuto da Tremonti e Bossi. E questo mentre si cerca di salvare ministri indagati e in odore di mafia dalle indagini della giustizia ed altri che si coprono di ridicolo con comunicati stampa demenziali. Ma sembra che a nessuno di costoro interessi che il paese sia nel caos economico e finanziario, declassato dai rating internazionali ogni giorno che passa, inarrestabilmente, infatti continuano a parlare di cose inutili per i cittadini come i problemi del premier.

E magari i cialtroni intorno al satrapo fossero solo 40, come i ladroni di Alì Babà! In realtà sembrano moltiplicarsi e spuntare dappertutto come lumache e funghi dopo la pioggia, nel sottobosco della politica italiana. Eppure ormai la pacchia è finita e non solo nel governo, ma anche dentro il PdL c’è uno strappo fra quelli che difendono il cavaliere fino al ridicolo, i superfedelissimi come Alfano, ed altri che in segreto e sottovoce gli consigliano – sensibili all’onda del disprezzo popolare – di fare un passo indietro. Sono così discreti che non lo sapremmo, se non fosse lo stesso cavaliere a proclamare, con la solita tracotanza insopportabile, che è inutile chiederglielo ancora: non solo non farà un passo indietro, ma ne farà uno in avanti e alle prossime elezioni affianco al PdL ci sarà un partito tutto suo. Insomma i suoi scherani non sono abbastanza servi, per lui, non si sono appiattiti abbastanza sui suoi desiderata, hanno mostrato di avere ancora un briciolo di pudore, se non di dignità, ma sempre troppo per lui.

Che intanto naviga gonfio e tronfio in mezzo ai suoi processi, cercando di annullarli e di farli naufragare, o di spostarli di sede, magari per affidarli alle mani di qualche giudice corrotto “non comunista”, che li risolva per lui. E’ già successo. Nel frattempo non si presenta alle udienze e si inventa riunioni o incontri e nessuno, nonostante le minacce di un accompagnamento coatto, lo trascina in aula prendendolo per la collottola. E’ roba da pazzi.

Ma siccome la gente si sta imbestialendo, lui pensa che basterebbe lasciarla nell’ignoranza dei suoi reati perché torni ad amarlo, così si inventa la strada della legge bavaglio sulle intercettazioni, l’affossamento della libertà su internet e via distruggendo ogni barlume residuo di democrazia e di libertà di informazione. Intanto alcune trasmissioni Rai che davano fastidio sono state zittite, chiuse senza una scusa valida, anzi con grave danno economico per l’azienda, visto che guadagnavano milioni di euro in pubblicità. E però si continua a pagare con il nostro canone gente come Minzolini e Ferrara, che ormai da tempo nessuno segue più.

Il pericolo di un black out della informazione è reale, è vicino - basta vedere quello che è successo oggi in parlamento con le dimissioni della Bongiorno - tanto che Wikipedia oggi ha sostituito tutte le voci con un appello ai cittadini e ai fruitori contro questa minaccia. L’Idea del sito auto-oscurato è buona e forte e certamente non passa inosservata.

http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Comunicato_4_ottobre_2011

Ma servirà a qualcosa? Noi cittadini da qualche anno, sotto questo governo di incompetenti, siamo in perenne mobilitazione e periodicamente siamo costretti a promuovere referendum abrogativi di leggi assurde e a raccogliere firme per avere finalmente una legge elettorale che ci riveda di nuovo protagonisti responsabili della scelta dei nostri rappresentanti al governo del paese. Scendiamo in piazza a protestare civilmente, secondo le regole della democrazia. Peccato che queste regole le osserviamo solo noi. Solo noi siamo rispettosi della pluralità e del confronto, non certo il cavaliere e i suoi cialtroni. E allora dobbiamo chiederci se tutto questo ha un senso, se la nostra fionda potrà mai vincere i loro mitra. E la risposta è no. Perché questa è la vita reale e non c’è spazio per gli happy endings zuccherosi alla “volemose bene”.

Dunque la fionda non basta più. Per convincere Berlusconi e i suoi cortigiani ad andarsene via ci vuole qualcosa di più convincente che chiedergli cortesemente di fare un passo indietro, visto poi che sappiamo benissimo che mai lo farà. Ci vuole qualcosa di forte, che convinca tutti quelli che pensano che la dignità sia un optional superfluo - anche nell’opposizione - che non ne possiamo più, che la misura è colma.

Forse potremmo anche noi, per un giorno auto-oscurarci. Non andare al lavoro, a scuola, per strada, sui pulman, a piedi o in macchina, insomma: sparire. Per un giorno i cittadini italiani non ci sono, sono scomparsi: le strade sono vuote, i negozi sono chiusi, come le scuole, i posti di lavoro, i cinema, i teatri, tutto. Le tv sono spente o non sintonizzate su RAI e Mediaset, o magari usate solo per guardarsi in privato il dvd di qualche film. Audience a zero su tutti i canali, insomma. E i nostri politici narcisi, che vivono solo per esibirsi nel grande circo della TV, resterebbero senza spettatori. Dovrebbero chiedersi allora chi e cosa sarebbero tutti loro senza di noi. Dovrebbero rendersi conto che esistono solo perché esistiamo noi e non solo perché paghiamo noi di tasca nostra tutti i loro lussi, i loro privilegi, i loro vizi e le loro puttane, ma perché noi siamo il loro pubblico.

Pensiamoci bene: cos’altro potremmo fare per farci sentire meglio? La rivoluzione? Improponibile. Sperimentiamo l’oscuramento del paese e vediamo da vicino l’effetto che fa...

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