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Alla faccia della privacy

Risulta più che evidente che la pretesa di vietare le intercettazioni riguarda solo la difesa del cavaliere dai processi che lo coinvolgono

L'accanimento del cavaliere contro le intercettazioni telefoniche si giustifica a suo titolo personale, perché tali intercettazioni  hanno svelato un sottobosco miserabile nel quale nuota il cavaliere; in tale melma maleodorante si mescola sesso a pagamento truffato per conquiste amorose, affari, tangenti, ricatti, minacce, insulti, gelosie, interessi privati, concussioni, conflitto di interessi, appalti truccati, corruzioni, furti senza destrezza perché tanto nessun o controlla, favoritismi, nepotismi, sfruttamento della prostituzione, induzione alla prostituzione minorile, menzogne di ogni genere e grado, premi istituzionali per meriti di alcova, promozioni o penalizzazioni a seconda del grado di fedeltà al premier, difese dell'indifendibile, leggi ad personam, insulti volgari a capi di Stato o di governo, baciamano servili seguiti da bombardamenti, spaccio di droga, millantato credito,  evasione fiscale, privilegi assurdi limitati alla "casta" al governo, strafottenza verso i reali bisogni del Paese e ancora altro che ognuno può aggiungere nella certezza di non sbagliare.

Da queste scoperte imbarazzanti nasce l'esigenza di eliminare il mezzo che scopre le malefatte, non volendosi correggere il tiro e modificare i comportamenti che sono la causa di tali intercettazioni.

Così viene gabellato un interesse nazionale: la gente non ne può più di alzare il telefono e sapere di essere intercettato. Il pensionato, il precario, il disoccupato, l'impiegato a reddito fisso che ha perso il diritto alla non licenzi abilità, tutta  questa gente che costituisce il 90% della popolazione, sarebbe atterrito dall'ipotesi di essere intercettato, in nome e per conto del diritto alla privacy.

Ma è da tempo che la privacy non esiste più; basta possedere un telefonino perché possa risultare dimostrabile la presenza in un determinato posto, perché quell'aggeggio si è inserito in una cella che determina un perimetro di poche centinaia di metri.

Basta usare la carta di credito per far sapere "urbi et orbi" dove ti trovi, cosa hai comprato, a che ora; se poi fai l'acquisto in gioielleria per sdebitarti del "favore" appena ricevuto dalla escort di turno, allora vieni anche filmato a futura memoria.

La polizia di Stato in una piccola città della Sicilia, ha scoperto una centrale di prostituzione con annesso spaccio di droga, prostituzione minorile e/o di ragazze e signore  della fascia "bene" della città, utilizzando i filmati di una succursale bancaria che ha immortalato le presenze in quella dimora il cui portone di ingresso risultava adiacente  alla banca.

Risulta più che evidente che la pretesa di vietare le intercettazioni riguarda solo la difesa del cavaliere dai processi che lo coinvolgono e diventa un elemento complementare al "processo lungo" che si vuole imporre per decreto.

Il tutto alla faccia della privacy.

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