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Assalto al cuore della Costituzione

Berlusconi accelera sulla riforma della giustizia, si appresta a forzare la Costituzione, anche a colpi di maggioranza e agita la questione morale

La cosiddetta “guerra” tra le procure di Salerno e Catanzaro è stata risolta da un CSM presieduto dal laico Ugo Bergamo dell’UDC, un attivissimo pianista al tempo della Cirami, a colpi di trasferimento sia per i magistrati di Salerno che hanno fatto fino in fondo il loro lavoro, sia per i colleghi di Catanzaro che hanno illegittimamente contro-sequestrato gli atti di Why Not per affossare definitivamente l’inchiesta di De Magistris e coprire i magistrati che lo hanno ostacolato e delegittimato.

 Il polverone politico- mediatico costruito sull’intera vicenda è stato perfettamente funzionale a rilanciare l’urgenza della riforma della giustizia che senza vergogna viene spacciato come “rimedio” per ovviare alla “guerra per bande” tra le procure, avvenuta solo perché una, quella di Catanzaro non ha rispettato la legittima competenza di Salerno.

 Gli obiettivi della riforma che travolge il Titolo IV della Costituzione, e cioè l’indipendenza di tutti i magistrati, requirenti e giudicanti dal potere esecutivo e l’obbligatorietà dell’azione penale, principi che realizzano l’art.3, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, sono ancora una volta in primis funzionali alle esigenze del primo cittadino-imputato più uguale degli altri: Berlusconi S.

 Se dovessero essere realizzati trasformando il PM da organo indipendente e soggetto soltanto alla legge, in funzionario di Governo in impari competizione con difensori dai poteri talmente dilatati da imporre i loro testimoni al dibattimento e da creare inchieste difensive parallele, significherebbe semplicemente creare una giustizia per i potenti e una giustizia per i cittadini qualunque. Se a questo si aggiunge la sottrazione del potere di impulso e direzione dell’indagine al PM per trasferirlo agli organi di polizia giudiziaria, risulta chiaro come accanto al venir meno all’obbligatorietà dell’azione penale che mette sullo stesso piano tutti i cittadini di fronte ad una notizia criminis, si porrebbe anche un grave problema di garanzie, sempre ovviamente per i senza potere. 

 Insieme a questo pacchetto il Governo o meglio Berlusconi, anche in dissonanza con la Lega e una parte di quella che era AN vuole una legge sulle intercettazioni che in sostanza le limiti ai reati di mafia e terrorismo e comunque le vieti per tutti i reati contro la Pubblica Amministrazione, in primis corruzione e concussione.

 In effetti si tratterebbe di un’ottima soluzione preventiva per la “questione morale” che tanto sta a cuore a Berlusconi e da cui vuole ripartire, lievemente in ritardo, il segretario del PD.  

  Veltroni  si è trovato a commentare la batosta di proporzioni epiche in Abruzzo, di cui in casa democratica si addossa la responsabilità curiosamente  Di Pietro invece che all’effetto Del Turco, mentre arrivava il bollettino di guerra degli arrestati diessini da Pescara a Potenza, dopo gli inquisiti di Napoli e Firenze.

 Non manca il tassello dell’informazione, di cui si è lamentato a cuore aperto il presidente del Consiglio nell’ultimo recente incontro con il capo dello Stato: si sente irriso, perseguitato, aggredito dal servizio pubblico e intende porvi rimedio, evidentemente per trasformare in un suo personale ufficio stampa anche l’unico TG, quello di Rai 3 che non è totalmente allineato e per rimuovere o far rimuovere quei comici così fastidiosi, come Crozza e persino quel conduttore che non si è ancora scusato abbastanza per aver invitato a Che Tempo che fa Marco Travaglio.

 Ma il presidente del Consiglio non trascura nemmeno i giornali e i loro direttori a cui distribuisce consigli disinteressati a piene mani, soprattutto quando incredibilmente criticano un provvedimento come il raddoppio dell’Iva per Sky, in particolare se viene preso dal suo più diretto concorrente, che è anche capo del governo e che sembra non essersi nemmeno ritirato in bagno mentre veniva presa la decisione come gli imporrebbe la legge Frattini per risolvere il suo conflitto di interessi.

 In effetti il direttore del Corriere della sera, molto presente anche nella summa del gossip politico-mondano di D’Agostino, pure in una immagine lievemente sconcertante in cui la signora Bertinotti gli bacia la mano, a riconferma di quanto conti tra la gente che conta, andrebbe richiamato alla responsabilità del suo incarico, ma per tutt’altro episodio, che gli fa decisamente poco onore.

 All’indomani della cosiddetta “guerre” tra le procure, quando ovviamente era cruciale ricostruire gli antecedenti della medesima e dunque ripercorrere il presunto “caso De Magistris”, rectius “caso Catanzaro”, il direttore Paolo Mieli  ha rimosso l’inviato Carlo Vulpio che ha seguito dall’inizio in modo puntuale e circostanziato tutta la vicenda e l’ha raccontata in Roba Nostra un resoconto illuminante sulle inchieste Why Not, Poseidon e Toghe Lucane e sul tentativo di ostacolarle e di insabbiarle sul nascere.

 Evidentemente la direzione del Corriere  ha sentito prioritaria l’esigenza di assecondare esigenze superiori di “equidistanza” e dunque di confusione rispetto quella irrinunciabile per  un grande giornale di fare chiarezza e dunque di far scrivere chi ha seguito e conosce veramente la vicenda e i fatti.

 Un brutto segnale che si aggiunge a tutto il resto.

 Per chi voglia contribuire a contrastare o almeno ad arginare questa progressiva emergenza democratica c’è l’opportunità di aderire all’appello Io difendo la Costituzione contro il regime di Massimo Fini e Marco Travaglio può farlo "Cliccando" QUI

sia a quello per far tornare Carlo Vulpio a fare il suo lavoro può farlo "Cliccando" qui    

 

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