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Attentato alla Costituzione

Le dichiarazioni farneticanti dell'imputato Silvio Berlusconi contro la Magistratura, il Capo dello Stato, la Costituzione, e in generale contro tutti i cittadini della Repubblica che non si piegano ai suoi capricci aprono scenari esplicitamente eversivi.

Berlusconi, forte del voto di un elettore su tre, si dichiara rappresentante di una maggioranza che esiste soltanto in un parlamento di non-eletti, frutto di una legge elettorale che falsa la volontà popolare e degli errori dei partiti di opposizione, che nella loro logica oligarchica hanno anch'essi nominato personaggi inqualificabili, pronti a cambiare bandiera per qualche euro e una poltrona.

La stessa opposizione che presenta al proprio interno aree di indecisione e di indulgenza verso quanti esitano a compiere l'unica possibile scelta di campo che può restituire speranza a questo povero Paese.

Il monopolio quasi assoluto dell'informazione, la disponibilità di risorse economiche quasi illimitate (e rinnovabili a nostre spese) e la infima moralità di una ampia parte del nostro ceto politico rischiano di consentire a un uomo visibilmente inadeguato ai propri compiti, e probabilmente molto malato, una agonia troppo lunga, nel corso della quale è ancora in grado di procurare al Paese danni enormi pur di mantenere il sostegno dei gruppi di potere.economico, politico e religioso che ancora sono al suo fianco.

Quanti chiedevano di 'non demonizzare l'avversario', che puntavano a fare accordi su riforme istituzionali che garantissero la 'casta' grazie a un bipartitismo forzato, che sono stati autori o complici di cedimenti sulla creazione dell'unico monopolio mediatico presente nei Paesi democratici, che hanno votato contro le autorizzazioni a procedere nei confronti degli 'amici degli amici' non possono ora che riconoscere i loro errori e accettare la priorità assoluta della difesa della democrazia.

Ora appare in tutta la sua gravità il peso della riforma del Codice Penale voluta nel 2006 da Berlusconi: allora l'articolo 283, che puniva chiunque “commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall'ordinamento costituzionale dello Stato...” venne modificato in Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito .........». La riforma servì subito a salvare da condanne pesanti un po' di attivisti della Lega, ma ora costituisce un ostacolo che impedisce, come prima sarebbe stato possibile, di imputare del reato di 'attentato alla Costituzione' il capo del governo.

Almeno fino a quando alle quotidiane idiozie non farà seguire quegli 'atti violenti' che tante volte sentiamo evocare dal suo più fedele e interessato alleato Bossi.

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