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Attenti al lupo...

Il Movimento dei Pastori Sardi combatte da mesi una battaglia disperata per la sopravvivenza: il latte viene pagato sottocosto dal cartello delle industrie casearie. I pastori sono indebitati, stremati, alla fame. Ma dalla Regione Sarda arrivano solo risposte negative. I pastori che manifestano vengono caricati dalla polizia, che spara lacrimogeni ad altezza d’uomo. Un pastore perde un occhio. La lotta continua

Sono mesi che il Movimento dei Pastori Sardi chiede attenzione e soprattutto che la Regione Sardegna mantenga le sue promesse. Ma il governatore Cappellacci fa finta di niente. Un ologramma avrebbe più spessore e personalità. Ma del resto lui è lì perché ce l’ha messo Berlusconi, che per il fatto di avere delle proprietà nell’Isola e una villa in stile cafonal-chic, con tanto di vulcano finto e di teatro romano, crede di esserne il proprietario.

Molti che hanno proprietà, night, ville più o meno grandi e cafone lo credono, ma si sbagliano. E quando lo scopriranno non sarà piacevole per loro.

I Sardi sono un popolo molto controllato, paziente, orgoglioso, dignitoso. Non urlano, non fanno scenate, non si lamentano. Sono calmi, chiusi, preferiscono ragionare a scontrarsi. Sono individualisti e come tutti i popoli del Mediterraneo anche un po’ fatalisti. Ma guai se perdono la pazienza.

E bisogna dire che il governo della Regione e quello nazionale stanno facendo di tutto per fargliela perdere.

La protesta dei lavoratori in cassa integrazione autosegregati da febbraio all’Asinara ed ora il Movimento dei Pastori Sardi sono un sintomo di un malessere sociale ed economico profondo, ma anche di una presa di coscienza forte e combattiva.

Il MPS non è legato a nessun partito, non ha né padrini né padroni e dunque nessuno li supporta e li aiuta: e chi se ne frega se sono alla fame, se le aziende chiudono piene di debiti. Possono contare solo su sé stessi, non certo sui politici.

A settembre Cappellacci, il governatore della Sardegna, dopo tante sollecitazioni, ha preso degli impegni con loro, ha fatto delle promesse. Tutte cadute nel nulla. Così qualche giorno fa i pastori sono andati davanti al palazzo della Regione, chiedendo di essere ricevuti in delegazione. Al prevedibile diniego la loro risposta è stata “Visto che non ci fanno entrare, noi non li facciamo uscire” e hanno circondato il palazzo. E allora un drappello è riuscito ad entrare e a occupare simbolicamente una stanza. Si sono affacciati alle finestre sventolando la bandiera dei 4 mori e quella blu e gialla dei pastori. Sotto la piazza applaudiva e gridava slogan. Poi improvvisamente si è scatenata una carica bestiale della polizia, che sparava fumogeni ad altezza d’uomo e prendeva a sprangate persone pacifiche e indifese: le immagini viste nei tg non lasciano dubbi. Come le testimonianze dei presenti. Clara Aru Bentesoi, una cantante folk molto conosciuta nell’Isola, che era lì per sostenere i pastori, ha scritto una pagina sconvolgente su Facebook, raccontando come in un istante, senza soluzione di continuità, le stesse forze di polizia che chiacchieravano e ridevano coi pastori hanno cominciato a manganellarli, senza un apparente motivo. Un massacro inspiegabile e assurdo. L’onorevole Claudia Zuncheddu - consigliera regionale dei “ RossoMori”, partito indipendentista di sinistra - che è anche un medico, si è precipitata fuori dal palazzo per soccorrere i feriti, uno dei quali ha perso un occhio. Mi dice ancora sconvolta “...manifestavano tranquilli, disarmati e hanno subito una repressione  violenta e incomprensibile, da parte dalle forze dell’ordine che presidiavano il Consiglio Regionale. Abbiamo assistito al lancio di candelotti lacrimogeni ad altezza d’uomo, sfiorando la tragedia più e più volte, non solo fra i manifestanti, ma anche fra i passanti.” E mi racconta di una carrozzina con un bimbo mancata per un soffio da un lacrimogeno. E ribadisce “ L’unico “delitto” che il MpS ha compiuto in questi mesi, con  le sue manifestazioni, è quello di far conoscere all’opinione pubblica mondiale le “truffe” che si stanno consumando ai danni di tutta l’economia tradizionale sarda, a partire dall’incontrollata importazione di carni prodotte all’estero, di “origine non controllata” e imposta nei nostri mercati a “prezzi di liquidazione”, mettendo così in ginocchio i nostri allevatori e i loro prodotti di qualità”.

Ma i problemi sono tanti e pesantissimi. Dice Felice Floris, il leader del Movimento “Il problema di base  è che ormai tutto quello che si produce dalla terra non vale più niente... E non solo in Sardegna. I costi di produzione sono sempre più alti. Anche il prezzo finale che paga il consumatore è sempre più alto. Eppure i prezzi che vengono pagati al produttore sono sempre più bassi. Noi non possiamo più accettarlo. Con 5 litri di latte si fa un chilo di formaggio. Il prezzo medio per il latte che qui viene pagato al produttore, è di 60 centesimi al litro. Quindi un chilo di formaggio vale 3 euro. Ma il consumatore se lo trova a 12-20. ”

Non basta: “Ormai tutti i trasformatori caseari industriali,  sono ostaggio della grande distribuzione. È questa che decide le condizioni di pagamento e impone i prezzi al ribasso. Poi il trasformatore si rifà sull’anello più debole della catena, cioè il pastore. Il risultato è che noi oggi produciamo sottocosto. Produrre il latte di pecora ha costi più alti che produrre quello di mucca: una pecora fa 1 litro di latte, una vacca 50 litri. Quindi, a parità di alimentazione, una pecora costa di più. In sintesi produrre un litro di latte di pecora ci costa almeno 80 centesimi/ 1 euro. Invece ci viene pagato 60 centesimi. Inaccettabile in un Paese democratico”.

Ma insomma cosa chiedono i pastori? Ha chiesto a Floris il giornalista Giorgio Pisano, in una lunga intervista di cui riproponiamo qui qualche battuta “Chiediamo l’apertura di almeno cinque centri di refrigerazione gestiti direttamente dai pastori. Ci permetterebbero di conservare il prodotto, reperire possibili acquirenti fuori dall’isola e rompere il monopolio degli industriali. Però abbiamo necessità che la politica si svegli, che la Giunta regionale, il Governo e l’Europa si accorgano di noi». In che modo?«Tanto per cominciare acquisendo le immense giacenze di formaggio invenduto. Lo hanno fatto per il grana padano e il parmigiano reggiano: perché il nostro pecorino no? La pastorizia è fondamentale per la Sardegna sia dal punto di vista ambientale che da quello economico. Siamo la prima industria, per dirla chiara. Le aziende agropastorali regolarmente censite sono circa diciottomila. Gestiscono due milioni e seicentomila pecore, producono (dati del 2009) trecento milioni di litri di latte. A cui se ne aggiungono altri duecento milioni prodotti dalle vacche. Secondo la Regione, il 95 per cento del latte ovino diventa pecorino romano. L’MPS abbassa questa percentuale al 60 per cento.” Tutto l’invenduto, secondo voi, lo deve assorbire lo Stato. «Fatemi capire. La Fiat va in crisi e inventano gli incentivi per la rottamazione, l’edilizia si ferma e viene escogitato il piano casa, l’industria degli elettrodomestici precipita e si creano i super-sconti per computer e lavatrici. I pastori sardi non sono figli della stessa mamma e dello stesso babbo? In qualche caso hanno fatto pure di peggio». Cioè? «Il predecessore del ministro Galan ha trovato un miliardo e 600 mila euro per pagare le multe sulle quote-latte inflitte agli allevatori padani: grande cortesia clientelar-elettorale. Meglio, dunque, che oggi stia zitto». Cosa rivendicate?«All’estero hanno avuto lo stesso problema delle eccedenze e l’hanno risolto. Vorremmo succedesse anche da noi, vorremmo che il nostro pecorino andasse sulle mense del Terzo Mondo. Finché resterà nei magazzini la contrattazione sul prezzo del latte sarà inevitabilmente condizionata».Poi? «Chiediamo i de minimis, aiuti di Stato che, sempre all’estero e con un’emergenza identica alla nostra, hanno risolto. Quant’è? Quindicimila euro ad azienda per tre anni».

Oggi c’era l’incontro con presidente Cappellacci che si era preso qualche giorno per pensarci, ma stasera ha detto no. Picche. Non se ne parla: i soldi per il de minimis non ci sono. Se i pastori vogliono può dare loro 2500 euro subito e altri 5000 a Pasqua. “Non siamo venuti qui con il cappello in mano a chiedere la carità. Noi avevamo idee e progetti per far ripartire il settore!” ha detto indignato Floris. Così la lotta continua.

I soldi non ci sono... strano. Perché ci risulta invece che ci siano: dice Adriano Salis dell’IdV ''Ricordiamo al presidente Cappellacci che la Sardegna ha a disposizione in bilancio circa 6 miliardi e mezzo di euro ma, per colpa del Patto di stabilità, non può impegnare più di 3 miliardi e 200 milioni. Tolti i fondi per la Sanità regionale e altre spese obbligatorie, rimarrebbe disponibile e spendibile circa un miliardo di euro. Cifra sufficiente a dare risposte immediate e concrete alle richieste del mondo agro-pastorale sardo, sia del Movimento Pastori Sardi che delle altre Associazioni del comparto''. E Claudia Zuncheddu dei RossoMori rincara nel suo blog “L’economia agro-pastorale sarda non può essere sacrificata sull’altare del “mancano i soldi”, quando lo Stato Italiano deve alla Sardegna solo con la vertenza sulle Entrate un miliardo e seicento milioni di euro, con i quali si potrebbe affrontare non solo la crisi del settore agropastorale ma anche quella degli artigiani, commercianti etc.”

Se infatti il governatore Cappellacci e i suoi alleati “...avessero davvero la volontà di “salvare i pastori dal fallimento”,  troverebbero i fondi con nuove scelte strategiche e tagliando parti del bilancio regionale: come “sussidi a fondazioni”, ristrutturazione del “seminario plurimiliardario” dell’arcivescovo Mani (che ospita solo tre studenti e per il quale chiede altri fondi per l’ampliamento); il “finanziamento alle scuole confessionali”, agli “oratori cattolici”, per “costruzione e ristrutturazione di chiese cattoliche” …e l’elenco non si ferma qui, nonché gli sprechi  palesi negli assessorati regionali, nelle Agenzie e nelle consulenze esterne. Per quanto riguarda il taglio ai “costi della politica”,  la riduzione del 50% degli stipendi ed emolumenti dei consiglieri regionali, assessori e presidente, sarebbe un bell’esempio e immediatamente praticabile.”

Insomma: i soldi si potrebbero facilmente trovare, è che non interessa a nessuno trovarli. Perché i pastori non hanno sponsor e non contano niente nemmeno a livello di audience televisiva. A parte pochi servizi brevissimi sui TG non se ne è parlato proprio. L’altro giorno Gad Lerner ha invitato all’Infedele una rappresentanza del MPS: in 2 ore e 11 minuti di trasmissione è riuscito a dedicare loro 1 minuto e 46 secondi. Nessuno che non fosse sardo può aver capito di cosa si parlasse e quale fosse il problema. Ma chi se ne frega, l’importante è avere il pastore in studio: fa così politically correct! E allora non resta che combattere. Intanto nei prossimi giorni i pastori torneranno a Cagliari, sotto il palazzo della Regione.

Sarebbe consigliabile che Cappellacci e i suoi si ricordassero le parole di una famosa canzone sarda di rivolta contro i feudatari, del 1794, e che si intitola Procurade e moderare barones sa tirannia (Procurate di moderare, baroni, la tirannia) e che viene considerata “la Marsigliese sarda”, soprattutto dove dice :

 

Decrarada est giaj sa gherra
Contra de sa prepotentzia
Incomintzat sa passentzia
In su pobulu a mancare

( Dichiarata è già la guerra/ contro la prepotenza/ incomincia la pazienza / nel popolo a mancare)

Anche quei feudatari credevano di essere eterni e inamovibili...

 

Pastori sardi occupazione

Azioni sul documento

sardegna

Inviato da georgesand il 29/10/2010 00:46
In effetti la Sardegna è un po' come non fosse nemmeno italiana. Lo dico senza offesa. Nel senso che se ne sa poco, se ne parla poco e sempre come se non riguardasse il resto d'Italia. Io sono stata al nord dell'isola, ma non posso dire di conoscere niente del popolo sardo. So solo che si mangia bene e si beve se si può anche meglio, che la gente è gentilissima e la natura splendida e pulita, ma poi basta. Non capisco nemmeno come si potrebbe aiutare i pastori.Forse dovrebbero fare più casino, come fanno gli altri. Magari ne parlerebbero.

sardegna

Inviato da bfois il 29/10/2010 13:05
Nessuna offesa: è la verità. Forse perchè siamo così distanti geograficamente o forse perchè non bruciamo i cassonetti... però alla formazione e difesa dell'Italia i sardi hanno dato tanto: dalle guerre di Indipendenza ottocentesche, ai poveri fantaccini sul Carso. Recentemente la mia regione è forse l'unica, o una delle poche, che nella crisi della spazzatura napoletana ha accolto e smaltito anche la loro immondezza. Non eravamo molto felici di farlo, questo è vero, ma abbiamo dato una mano. Diamo spesso un contributo, ma difficilmente è ricambiato. Al governo centrale non abbiamo mai chiesto niente, se non che ci renda i soldi che ci deve. Alla regione invece il MPS chiede di tamponare l'emergenza, in attesa di ridare fiato all'economia. Perchè far ripartire la nostra economia pastorale significa molto di più che dare un po' di soldi ai pastori e comprare il loro formaggio. Significa che si trovino soluzioni che tengano conto anche della vocazione economica di un territorio. Non fanno soldi solo le fabbriche di auto... (anzi per la verità i soldi che abbiamo perso in questo settore sono incalcolabili ) o qualsiasi altra fabbrica, possono fare soldi anche l'agricoltura e la pastorizia, se non sono strozzate da troppi "passaggi" e se si ridisegna una economia diversa, fuori dai vecchi schemi. Immagino scuole di agricoltura e sistemi che modernizzino la patorizia. L'apertura di nuovi mercati, il calmieraggio delle industrie casearie... insomma: ci sarebbero mille sistemi per far funzionare tutto. Solo che si volesse farlo.

La mia testimonianza. Claudia Aru

Inviato da Matriota il 03/11/2010 18:58

E' passata la rabbia, la stanchezza, il male ai piedi, il rossore agli occhi.
Ora ho la lucidità necessaria per raccontare che cosa ho vissuto ieri -19 Ottobre - sulla mia pelle.
Erano le 10. Parcheggio al porto , decido di aspettare l'arrivo dei pastori in via Roma e di sbrigare alcune faccende in Regione. Quel palazzo, che è casa nostra, è blindato, per entrare è necessario dare i documenti, indicare dove si va . Quando ho chiesto il motivo di tutta quella "sicurezza" , mi hanno detto che " non si sa mai...qualche pazzo..." E quando la politica ha paura dei pazzi che possono essere un pericolo per la vita dei politici- secondo me- è la politica stessa che deve farsi un bell'esame di coscienza.
Arrivano le 12, sono fuori i pastori, li sento. Scendo subito da loro .
Incontro tanta gente bella e colorata, in molti sorseggiano icnusa e qualcuno forse ne ha bevuta troppa , ripeto QUALCUNO, non la MANDRIA DI UBRIACHI che ho sentito dire.
Il tempo passa, i pastori circondano l'edifico e impediscono a chiunque sia dentro di uscire e , evidentemente agli altri, di entrare. L'idea è questa: "immoi no bessinti fintz'as a candu no si donanta solutzionisi" .
In tarda mattinata ci sono delle piccole cariche nel lato sinistro del palazzo per allontanare la folla dagli ingressi. Nulla di grave, nella norma.
Nel pomeriggio vedo i pastori scherzare con le forze dell'ordine in assetto anti- sommossa , qualcuno offre dei dolci , mangiano assieme, ridono, si raccontano le RECIPROCHE sventure...perchè è una lotta tra poveri e lo stato ci mette l'uno contro l'altro per distrarci dal vero responsabile delle nostre sventure che è proprio lui.
Vedo poca politica, solo le bandiere di Sardigna Natzione, Gavino Sale in mattinata e l'’On. Claudia Zuncheddu ( che poi – essendo medico- ha prestato i primi soccorsi ai feriti in strada) , Ho pensato : “ che coraggio a essere qui, infondo rappresenta quella politica contro la quale lottano i pastori”, ma evidentemente no. C’è politica e politica.
 Si fanno le 16.30 , ancora non ho mangiato in attesa della fine del blocco ma ora ho troppa fame mi sposto per mangiare un boccone. Un’ ora dopo sono di nuovo li e con enorme stupore vedo che è ancora tutto uguale. L'edificio è circondato, il palco all'ingresso ancora lascia il microfono aperto agli interventi e ogni tanto fa risuonare qualche ballu tundu che non guasta mai.Mi sorprende la tenacia di queste persone, parlo con decine di loro, dai 20 ai 70 anni. Tutti li, compatti per avere risposte.
Uno mi dice una frase che mi segna il cuore " La mia azienda è all'asta, sono pieno di debiti, mia moglie è imbottita di psicofarmaci e i miei figli sono emigrati: cosa ho in più da perdere? "
Ce ne sono di tutta la Sardegna dalla Gallura al Sulcis, dal Campidano all'Anglona.
Tento di rientrare in Regione, voglio vedere che aria tira. Dopo un pò ci riesco, gli uscieri sono visibilmente seccati e anche le donne delle pulizie vorrebbero andare a casa e non possono ma capiscono che è un giorno " particolare " e che la gente è esasperata.
Anche volendo andar via non avrei potuto, la mia macchina è nei parcheggi del porto le cui uscite sono state chiuse con transenne dai pastori. Ho provato a convincerli a farmi andare e loro negandomelo mi hanno chiesto chi fossi e se avessi buoni motivi per avercela con questo stato . Ho pensato che da fine dicembre prossimo sono disoccupata, che i miei titoli a poco servono e che non so che ne sarà di me e se mai avrò una casa mia, per cui ho pensato: "Si!, anche io protesto, anche io ho tanto per cui essere arrabbiata. Oggi anche io sono pastore e con questa definizione intendo un pezzo della mia identità sarda. Poi basta con la storia che " i pastori mangiano i finanziamenti e basta", Io penso ci siano tanti furbacchioni , come ce ne sono in tutte le categorie. Quindi? Io sto con gli onesti e sono la stragrande maggioranza.
Sono dentro il palazzo. In Regione l'aria è pesate, decido di riuscire, si perchè a me i pastori lasciano passare...mi hanno vista con loro...indosso con le scarpe da tennis e sono palesemente dalla loro parte.
Dopo un’oretta decido di riuscire, se non lo faccio subito rischio di passare la notte qui dentro , si prospetta un assedio ancora lungo.Esco ma l’aria non è migliore , anzi.
Vado verso la macchina ma i miei “ amici” delle transenne sono ancora li , mi sorridono, ci salutiamo.
Sono in via Roma a una ventina di metri dal palco. All’improvviso vedo una nuvola di fumo arrivare dall’ingresso principale della Regione e si sentono urla :“ Vigliacchi, Bastardi”, vola di tutto: bottiglie, le aste delle bandiere.
Non vedo armi se non quelle dei poliziotti, nessun pastore ne aveva , per lo meno io non l ho visto. Qualcuno parla di infiltrati? Bhè...io non ho visto nulla del genere, ho visto tantissima gente indifesa scappare.
Mi si gela il sangue : questa è una carica seria. Vedo una massa di gente disordinata correre verso di me, io non so che fare perché in pochi secondii sono circondata , ci sono forze dell’ordine tutte attorno a me , vado verso la banchina, è con me la mia amica Silvia che una scena de genere non l’ha mai vista. E’ terrorizzata, anche io lo sono ma per me non è decisamente la prima volta. Ricordo la prima da studente e una su tutte quella al porto canale dove ho avuto l’”onore” di fare un breve viaggetto in camionetta per poi riuscire a scappare e evitare la questura. Ricordo i ricatti , le offese. “Hai voluto fare la rivoluzionaria , vero? Dai cantaci qualche slogan!”
Le manifestazioni possono essere anche questo, anche le più pacifiche possono finire così e devi conoscere un certo “codice comportamentale “ per “salvarti”. Per questo evito gonnelline e tacchetti. Questo genere di politica si fa con scarpe comode.
Guardo verso le transenne, vedo uno spettacolo raccapricciante : i miei "amici" sono a terra, ne riconosco 2 e li stanno picchiando in 6/7 , le transenne le ho viste volare , usate come difesa dai ragazzi prima e come gabbia dai poliziotti dopo, li usavano per schiacciarli e tenerli fermi. Erano molto di più ed erano armati. Loro no.
Passa davanti a me un uomo con la testa completamente piena di sangue , lo riconosco più tardi sulle foto della stampa è Roberto Fresi, ha 43 anni è di Valledoria. Da ieri non può più vedere da un occhio.
I lacrimogeni ti cadono addosso come una pioggia minacciosa, io e Silvia siamo praticamente a un passo dall’acqua sulla banchina, lei ha il respiro affannoso, piange, io sono di pietra non mi sento per niente bene.
In un secondo penso: “Ora o mai più”. Prendo Silvia e vado verso la macchina, le transenne sono a terra, faccio una serie di manovre azzardate ma devo andare via da li, devo lasciare quel posto.
E’ quando ormai sono in Viale Diaz che realizzo di essermene andata. Vivo un sentimento strano , un misto tra sollievo e senso di colpa , Silvia è con me è sconvolta. Vediamo passare decine di ambulanze .
L’accompagno a casa, poi mi dirigo verso la mia. E’ in quel momento che cedo. Esplodo in un pianto inconsolabile. Mi chiedo il perché di tanta violenza, tanta ingiustizia, perché dei poliziotti sottopagati , esposti ai pericoli massacrano i loro fratelli, zii, vicine di casa .
In quella piazza ieri dovevamo esserci tutti: precari, disoccupati, operai, cassintegrati, pastori, agricoltori. Tutti, ieri era il momento giusto per far vedere quanti siamo, che facciamo sul serio e che meritiamo una vita migliore. Dovevano protestare con noi anche le guardie di finanza i poliziotti e i carabinieri . Dentro quel palazzo c’è chi ci governa e se non lo fa tutti noi abbiamo il dovere di farci sentire. Sennò chi tace acconsente.
Il popolo sardo ha taciuto fin troppo mi pare, ora è giunto il momento di pretendere la sovranità nel nostro territorio , prima di tutto quella politica .
Ieri ancora una volta ho capito che l’indipendenza è l’unica salvezza per questa terra e fino a che non lo capiremo e continueremo a elemosinare a Roma , la situazione non cambierà.
Ieri ho capito che non possiamo stare fermi a guardare, che dobbiamo impegnarci e lavorare per un futuro migliore.
Ho una strana sensazione. Come se nulla fosse finito e tutto debba ancora cominciare.
Aio’ totus impari, patriotusu e matriotasa!... Incomintzat sa passentzia In su pobulu a mancare.
Grazie
il mio blog
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