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Badante va a fare la spesa ma la tessera non ha soldi

Amara scoperta: sono solo centomila in Italia quelle cariche
PORTO S. STEFANO (Grosseto) . La social card promessa da Berlusconi arriva regolarmente nelle case degli aventi diritto che la richiedono. Ma non sempre funziona, anzi, a volte non è accettata dal pos per il semplice fatto che non ha alcun credito. E’ un rettangolo di plastica privo di valore e quando si va a pagare: si vivono situazioni imbarazzanti e dolorose.
Brutte avventure, e non solo di questo genere. Una delle quali è capitata alla badante della signora Rosa De Pirro di Porto S. Stefano che non ha potuto far altro che riporre sugli scaffali del supermercato la merce che aveva messo nel carrello. E tornare dalla sua assistita a mani vuote e mortificata. Ma andiamo con ordine. La De Pirro, invalida e con la pensione minima, chiede il sussidio che le viene accordato.

Poco prima di Natale arriva il plico sigillatissimo con tanto di scritta «personale» che suona come la prima beffa per chi deve mandare altre persone a fare la spesa. Dalla documentazione manca il pin, il codice segreto da digitare come per il normale bancomat, ma viene assicurato che sarà recapitato al più presto. E così è. Qualche giorno dopo, tra la posta, la signora trova la busta con la combinazione per la sua carta. Tutto è pronto, non resta che trovare il negozio abilitato. Veloce giro di telefonate: qualcuno dice che non può effettuarlo, altri rimandano. Finché la Coop di via Lambardi si dichiara pronta. La signora scrive la lista della spesa, generi alimentari e detersivi. Ad occhio è croce il valore della merce è molto inferiore ai 120 euro contenuti nella social card per il trimestre di ottobre, novembre e dicembre: l’aiutante può dunque andare tranquilla. Ma dopo pochi minuti a casa squilla il telefono. Chiamano dal supermercato per dire che la carta non passa. La signora detta il codice per verificare eventuali errori, ma niente da fare.

E, siccome la fiduciaria della De Pirro non ha dietro i 48 euro spesi, non le resta che rimettere tutto a posto. «Il fatto - racconta - è che io qualche euro al mese lo prendo e alle spalle ho una famiglia pronta ad aiutarmi, ma cosa sarebbe successo ad una povera pensionata sola che riponeva tutte le sue speranze in quel piccolo sussidio?». Meglio non pensarci ma approfondire la questione sì, anche solo per principio. Così Rosa si è fatta forza ed è andata all’ufficio postale. Dove è venuto fuori che la carta è vuota, il credito è pari a zero. «Mi hanno detto di ripassare tra qualche giorno ma non si può immaginare l’umiliazione provata. Mi sembrava di chiedere l’elemosina», dice la signora. Che, giunta a casa, ha subito chiamato il Caf di Orbetello. E da qui è emersa la sorpresa più amara: a vuotare il carrello nei negozi sono stati in parecchi perché, pare, la carta è stata promessa a tutti ma quelle «cariche» sono solo centomila. «Sono rimasta malissimo: ma cos’è, una lotteria? Non si illudono così le persone, non si gioca con i bisogni reali della gente che aspetta questi pochi soldi non certo per comprare beni voluttuari».

Ma il travaglio della social card è anche di altra natura. Una signora, sempre di Santo Stefano, non potendo camminare deve delegare la figlia. Roba veloce, vista l’esiguità della somma? Ma nemmeno per sogno! La delegata ha già fatto un passaggio sennza esito all’anagrafe del Comune e ora deve recarsi al sindacato che riapre l’11 gennaio: «Ma non so se andrò avanti, mia madre non è mai stata fortunata, figuriamoci se rientra nei centomila con la carta funzionante!»

 

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