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Barricata bipartisan nella “rossa” Emilia Romagna, per difendere i "vitalizi"

In Consiglio Regionale Emilia Romagna

Quattro in totale gli emendamenti contro cui si sono scagliati gli esponenti di tutti gli schieramenti politici, dal Pd al Pdl, con le sole eccezioni dell’ex consigliere del’Idv Matteo Riva, dell’Udc e di alcuni consiglieri della Lega Nord, che si sono astenuti, ben sapendo di non rischiare di perdere i loro privilegi !
Di fronte alle proposte presentate oggi dal Movimento cinque stelle, per ridurre i costi della politica, centrosinistra e centrodestra hanno infatti votato compatti per il “no”.
Giusto un anno fa la Regione Emilia Romagna finì sulle pagine dei giornali, come virtuosa, per aver dato il via libera all’abolizione del contestato emolumento.
Peccato che la cancellazione approvata lo scorso inverno sarà valida solo a partire dalla prossima legislatura e che, per ora, gli eletti che già siedono in viale Aldo Moro non sembrano intenzionati a rinunciare all’assegno.
Il primo emendamento prevedeva l’innalzamento dell’età per percepire l’assegno, portandola da 60 a 67 anni. “Non vedo perché gli ex-consiglieri regionali debbano cominciare a intascare l’assegno già a 60 anni, quando agli altri lavoratori è richiesto di arrivare, praticamente, a 67” ha spiegato il consigliere del Movimento Giovanni Favia.
Il secondo chiedeva di introdurre un “prelievo di solidarietà” pari al 25% sui vitalizi erogati dall’Emilia Romagna, da trasferire al fondo regionale per la non autosufficienza e per le persone con disabilità grave.
Ma ad attirare gli strali dell’aula sono state in particolare altre due richieste:
Il terzo prevedeva l’introduzione del divieto di cumulare diversi assegni per chi è stato seduto anche in Parlamento e per chi è stato europarlamentare (oggi consentito)
Il quarto imponeva il taglio del vitalizio per chi ricopre altri incarichi pubblici retribuiti.
A prima vista sembrano proprio proposte razionali, eque e di buon senso, in linea con la teoria del Decreto Monti "salviamo l'Italia"!    Di certo nulla di rivoluzionario !
Proprio su questi ultimi due punti si è scatenata un’accesa discussione che presto ha assunto i toni di una bagarre, con la quasi totalità dei presenti determinata a rispedire la proposta al mittente. C’è stato chi, come il consigliere del Pd Luciano Vecchi, ha tirato fuori motivazioni tecniche, legate alle competenze attribuite ai diversi organi: “La norma è inapplicabile perché interferisce con altri livelli istituzionali”. Chi, come Franco Grillini dell’Idv (ex deputato) ha invitato a non scadere “nella demagogia di bassissimo livello”. E chi ha chiesto di depennare la questione una volta per tutte : “Dobbiamo calare il sipario sui vitalizi, dal momento che li abbiamo già aboliti l’anno scorso” ha detto il pidiellino Andrea Pollastri. E poi, ha aggiunto, l’Emilia Romagna è una delle Regioni più virtuose in materia di costi della politica.
Insomma, il concetto "bipartisan" è chiaro: la nostra parte l’abbiamo già fatta e riguarda soltanto i futuri Consiglieri Regionali (dalla prossima legislatura !). Qui, oggi noi dobbiamo salvare i nostri interessi ! Sembra proprio la stessa aria che soffia nel Parlamento di Roma !
Una pioggia di “no”, dunque.
E non solo sugli emendamenti. Perché le critiche sono andate anche agli esponenti del Movimento cinque stelle e alle loro attività.
“È vergognoso – si è difeso Favia fuori dall’aula – quando si toccano le loro tasche diventano matti."

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