Benedetto dal Colle

Purtroppo il crescendo di sostanziali mistificazioni, verità contraffatte, parole usate in senso improprio per contrabbandare ricostruzioni di comodo ha trovato un degno coronamento nel decennale della scomparsa di Craxi da parte delle più alte cariche dello Stato.
Dopo ministri che hanno sentito l’esigenza, vedi l’ineffabile Frattini, di motivare la loro accorata presenza ad Hammamet “come un gesto di ribellione contro il partito del giustizialismo” e alla vigilia della celebrazione clou in cui Schifani ha definito il già esule “una vittima sacrificale” è arrivata infatti puntuale alla vedova la lettera del Presidente della Repubblica.
Quello che era stato annunciato come un messaggio personale e quasi privato si è rivelato un intervento politico e programmatico che ha di fatto ridimensionato la gravità e la pervasività di Tangentopoli mettendo l’accento sulle indagini, che avevano determinato “un brusco spostamento degli equilibri nei rapporti tra politica e giustizia”, con l’evidente finalità di rilanciare “il patto democratico” per salvaguardare Berlusconi ed affossare la Costituzione.
Giorgio Napolitano dice testualmente che le ammissioni e le denunce fatte dallo stesso Bettino Craxi, con conseguenti contestazioni di reato, sono cadute con “una durezza senza eguali sulla sua persona”.
Ma la durezza a cui si riferisce il Capo dello Stato non è altro che l’applicazione della legge vigente al tempo della commissione dei reati e che cosa c’è di controverso o di inumano in due condanne definitive per corruzione e finanziamento illecito per un totale di detenzione oltre i dieci anni, a cui si aggiungono tre condanne in secondo grado tra cui quelle per la maxi tangente Enimont, più tre rinvii a giudizio, più una prescrizione per i 21 miliardi di All Iberian? Notoriamente Craxi reagì con la fuga dall’Italia nel ’94, viene dichiarato latitante nel ’95 a seguito di due mandati di cattura, pretende di rientrare da uomo libero in Italia. Riguardo poi al Craxi morto in povertà, ognuno può naturalmente credere più alla parole veementi della figlia Stefania che alle dettagliate dichiarazione dei prestanome, factotum, gestori del suo patrimonio personale, su cui il partito non aveva accesso, da Tradati a Larini fino a Raggio o alla documentazione bancaria.
Poi a sostegno della tesi di un trattamento sostanzialmente ostile da parte della magistratura il Capo dello Stato dopo la premessa di non volere mettere in questione l’esito dei procedimenti dà per scontati “eccessi giudiziari confermati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo” che pure dei tre ricorsi di cui è stata investita dall’interessato e poi dalla famiglia, per presunte gravissime violazioni, ne ha accolto solo parzialmente uno, con sentenza del 17 luglio 2003 riguardante la “mancata custodia di verbali di conversazioni telefoniche”, anche se nella sentenza veniva precisato come “la divulgazione da parte della stampa non è stata la conseguenza diretta di un atto del PM ma è risultata probabilmente da una disfunzione della cancelleria o dall’ottenimento delle informazioni da parte della stampa attraverso una delle parti o uno dei loro avvocati”.
Ma Napolitano un po’ curiosamente si riferisce solo alla decisione del 2002 che pur riconoscendo da parte dei magistrati italiani il rispetto delle norme allora vigenti riconobbe la violazione al “diritto ad un processo equo” limitatamente al fatto che fu condannato sulla base di una chiamata in correità di un coimputato che non si presentò in aula ripetere le accuse, esattamente secondo quanto previsto dal codice di procedura penale varato nel 1989 da lui caldeggiato e votato, salutato come una grande conquista giuridica che finalmente attuava il processo di tipo accusatorio.
Come ha spiegato Francesco Saverio Borrelli si tratta della seconda pronuncia in relazione alla sentenza di condanna Eni-Sai “con cui la Corte non entrò nel merito dell’imputazione, bensì della legge italiana che non si era conformata ai dettami europei, e se ci fosse stato dolo bisognerebbe pensare che tutti i 60 mila detenuti in Italia dell’epoca abbiano subito un processo ingiusto”.
Stupisce invece che a proposito di sentenze della Corte di Strasburgo il presidente della Repubblica non abbia ritenuto opportuno citare le motivazioni, in questo caso nel merito, con cui all’unanimità è stato bocciato il ricorso del 15 ottobre del 1999 contro la condanna definitiva a quattro anni e sei mesi per le tangenti della Metropolitana milanese “E’ opportuno ricordare che Bettino Craxi è stato condannato per corruzione e non per le sue idee politiche. La Corte ritiene che gli elementi prodotti da Craxi non possano indurre a pensare che i rappresentanti della procura abbiano abusato dei loro poteri al fine di nuocere alla sua immagine pubblica o al PSI”.
Non c’è un accenno nemmeno indiretto nella lunga missiva alla campagna di delegittimazione e screditamento progressivo che la casta politica riciclata o sopravvissuta a Tangentopoli ha ingaggiato inizialmente contro Mani Pulite e poi nei confronti dei magistrati di ogni ordine e grado che si sono trovati ad indagare, processare o condannare i potenti di turno, con il valido aiuto dei grandi mezzi di informazione prontamente ritornati all’ordine o più precisamente al guinzaglio della politica.
Infine anche se sono genericamente riconosciuti errori e ritardi della politica in merito al problema del finanziamento ai partiti che “ancora non ha trovato risposta adeguata” tutto si riduce e si risolve nell’attesa di “riforme che soddisfino le esigenze a cui ci richiama la riflessione sulle vicende sfociate in un tragico esito per l’on. Bettino Craxi”.
Siamo troppo maligni se capiamo che quella tabella di marcia sulla via delle agognate riforme la detta ogni giorno Silvio Berlusconi e che prevede domani l’approvazione al Senato del processo breve, dopodomani quella del legittimo impedimento e a seguire nelle prossime settimane nuovi lodi, impunità aggiornate, sentenze di assoluzione inappellabili, ecc. a seconda delle priorità dell’imputato di turno che siede sullo scranno più elevato?
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LIBERACITTADINANZA propone di scrivere al al più presto possibile quest'e-mail al Quirinale: https://servizi.quirinale.it/webmail/
Oggetto: NAPOLITANO NON RAPPRESENTA L'ITALIA COSTITUZIONALE
Signor Presidente,
riabilitando di fatto la Persona e la Figura di Craxi,Lei ha delegittimato il valore costituzionale assoluto delle sentenze di quella Magistratura di cui dovrebbe essere il supremo Garante e Rappresentane ed ha lasciato passare l'idea fuorviante che la corruzione,il furto a scopi personali,l'occupazione sistematica dello Stato con gli strumenti di una Politica asservita agli interessi economici,finanziari e privati degli aderenti ad un partito possano essere equiparati alla persecuzione politica per cause nobili e ideali.
Questo messaggio che Lei trasmette agli Italiani è devastante ,soprattutto per le nuove generazioni, già per la maggior parte sono infatuate dai miti della ricchezza e del potere ostentati senza pudore dall'attuale classe politica al governo e offendono la Memoria e la Vita di chi non si è piegato ai ricatti dei corruttori ed ha pagato e paga il prezzo altissimo dell'emarginazione sociale e della morte civile ,quando non anche economica e familiare.
La invito pertanto al ritiro delle sue parole ed al rispetto della sua altissima funzione di Rappresentante dell'Italia e degli Italiani così come delineata e incisa a lettere di Sangue e di Sacrificio in quella Carta Costituzionale che Lei in questo modo tradisce.
Con rispetto della sua Funzione,ma con vibrata protesta.
Nome Cognome – Città
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