BOCCIATOOO!!

Il lodo Alfano è illegittimo, perché viola ben due norme della nostra
Carta costituzionale: l'articolo 3, che stabilisce l'uguaglianza di
tutti i cittadini (anche di fronte alla legge); e l'articolo 138, che
impone l'obbligo, in casi del genere, di far ricorso a una legge
costituzionale e non ordinaria. Lo hanno deciso, a maggioranza, i
giudici della Consulta, riuniti in seduta plenaria dalla mattinata di
ieri, a proposito del provvedimento che i processi per le prime quattro
cariche dello Stato.
Una bocciatura a tutto campo, da parte della Corte costituzionale, per
il provvedimento fortemente voluto dal premier Silvio Berlusconi. Che
lascia commentare l'esito della vicenda al sottosegretario Paolo
Bonaiuti: "Una sentenza politica, ma il presidente, il governo e la
maggioranza continueranno a governare come, in tutte le occasioni
dall'aprile del 2008, hanno richiesto gli italiani con il loro voto".
Ma quella presa della Corte resta una decisione di enorme importanza;
forse la più delicata, tra quelle degli ultimi anni. Anche perché, sul
piano pratico, sblocca i due processi a carico del premier (per
corruzione in atti giudiziari dell'avvocato Mills, e per reati
societari nella compravendita dei diritti tv Mediaset), congelati
proprio a causa del lodo.
I magistrati sono entrati in Camera di consiglio ieri, ma la giornata
si è conclusa con una fumata nera. Da qui la seconda riunione, quella
odierna: mattinata ancora con un nulla di fatto, e poi, nel pomeriggio,
la pronuncia è arrivata. Una scelta non facile, quella dei giudici.
Anche perché tra i membri della Corte si è consumato uno scontro tra i
favorevoli e i contrari. Fino alla decisione finale.
Ancora stamattina, il ministro della Giustizia Angelino Alfano aveva difeso con forza la legge: un provvedimento - queste le sue parole - "in cui noi abbiamo confidato, ritenendo di avere applicato tutti i precetti della precedente sentenza della Consulta". Ma ora la Corte gli ha dato torto. Ma, sempre prima della pronuncia della Consulta, le parole più forti le ha pronunciate Umberto Bossi: "Non sarà bocciato, speriamo bene: ma non si può sfidare l'ira dei popoli. Se il lodo sarà bocciato la Lega trasformerà le elezioni regionali in un referendum sul premier". Parole, le sue, che hanno provocato reazioni forti di condanna, da parte di tutti i partiti di opposizione.
Quanto a Berlusconi, ha atteso la pronuncia dei giudici costituzionali nella sua residenza di Palazzo Grazioli con un pugno di fedelissimi, del Pdl e della Lega. Presenti, tra gli altri, Gianni Letta, Alfano e Bossi col figlio Renzo. Subito dopo l'ufficializzazione della sentenza, la riunione si è sciolta.


















