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Brancher, ovvero il sintomo dello sfascio

La nominadi Brancher a ministro, incredibile, nonostante il paese e i tempi, è la sintesi più perfetta per descrivere il mix di ricattabilità reciproca, brama ed esibizione di impunità, propaganda senza ritegno per coprire il baratro della crisi totale in cui siamo passivamente precipitati che anima ogni giorno di più l’operato del Governo

Solo pochi giorni fa al momento della nomina i suoi avvocati, sdegnati, avevano garantito che mai e poi mai il loro assistito il neo ministro all’attuazione del federalismo Aldo Brancher si sarebbe avvalso del legittimo impedimento per evitare l’udienza a Milano in uno stralcio del processo sulla fallita scalata ad Antonveneta in cui è imputato di appropriazione indebita per 300 milioni paracadutati su un conto intestato alla compagna, anche lei indagata per ricettazione. Secondo l’accusa Brancher avrebbe incassato il denaro dall’ex numero uno della popolare di Lodi Giampiero Fiorani.

L’udienza del 26 giugno era in calendario da un bel po’ e ovviamente, l’idea di evitarla e di chiedere da subito la sospensione del processo al 7 ottobre per poi reiterarla quanto più possibile era l’ultimo dei pensieri del neoministro imputato che però si è dovuto arrendere alla dura “necessità di organizzare il nuovo ministero”.

Anzi ha precisato che si è avvalso del legittimo impedimento perché “sta prendendo coscienza” dei suoi innumerevoli compiti e che dunque “non ha nulla di cui rimproverarsi”.

Come aveva preannunciato immediatamente, a nomina calda in un ministero che è la caricatura di altri tre di cui non si sentiva la necessità, “di lavoro ce n’è tanto” ma soprattutto, è sottinteso, lui, passato semi-indenne grazie a prescrizioni e depenalizzazioni anche da Tangentopoli, dopo tre mesi di galera, non è uno qualunque.

Lo sapeva bene anche Gennaro Mokbel che quando caldeggia e sostiene la candidatura di Di Girolamo dice testualmente “Noi siamo un partito, il partito federalista italiano… (Questa) è una richiesta fatta da Brancher e Berlusconi. E Brancher è il braccio destro di Berlusconi e Tremonti.” Motivo per cui non c’è bisogno di troppa “politesse” né di un uso almeno ipocritamente discreto dell’impunità. Anzi va ostenta la dimensione personale e abusiva del potere finalizzato all’esibizione del privilegio e del salvacondotto giudiziario per sottolineare che mentre ai tempi di Tangentopoli un avviso di garanzia segnava la fine di una carriera politica, nell’era della cricca di Governo si accede ai vertici dello Stato manifestamente per sottrarsi al principio costituzionale dell’uguaglianza davanti alla legge.

E si diviene ministri per debiti di gratitudine che non possono essere elusi o rimandati all’infinito da parte del presidente del Consiglio. Soprattutto in questa congiuntura alquanto critica in cui Berlusconi si trova a guidare un Governo gravemente investito dallo scandalo della cricca, con un ministro dimissionario e ministri in carica ed ex ministri al centro delle indagini tra Perugia Firenze e Roma. E questo mentre, nonostante la potenza di fuoco partitica e mediatica messa in campo contro di loro, i Finiani non sono ancora domati e Bossi, “il più fedele alleato” si ostina a fare la voce grossa a Pontida per incassare un federalismo messo sempre più in forse dalla crisi ma pegno non negoziabile per la fedeltà incrollabile a quello che definiva il mafioso di Arcore.

Come ha ricordato recentemente da ex PM Antonio Di Pietro, ma che è d’altronde documentato negli atti giudiziari e nelle cronache di Tangentopoli, il lavoro svolto dell’ex seminarista Aldo, diventato in breve tempo uomo di fiducia di Fedele Confalonieri era quello di lobbista con il compito di curare i rapporti tra Fininvest e i partiti di allora.

Tra le varie, rilevanti attività, anche quella di piazzare spot politici sulle reti televisive del Biscione e fu accusato di aver versato una stecca di trecento milioni al Psi di Craxi. Ma la considerazione incondizionata per Brancher, una modello di fedeltà assoluta comparabile solo alla granitica e silenziosa resistenza del mitico compagno G per coprire il ruolo di Botteghe Oscure, deriva dal fatto che nonostante la detenzione in carcere, continuò ad assumersi ogni responsabilità e a scagionare la Fininvest e Berlusconi. E d’altronde il racconto di Berlusconi è più eloquente di qualsiasi cronaca giudiziaria: “Quando il nostro collaboratore era a San Vittore io e Confalonieri giravamo intorno al carcere: volevamo metterci in contatto con lui”. Era tanto l’affetto che per non farlo sentire solo e magari perché non si abbandonasse ad una nefasta voglia di scambiare due chiacchiere con gli inquirenti, il proprietario e il numero due di Fininvest scorazzavano davanti al carcere clacsonando all’impazzata per farsi riconoscere.

E così la nomina di Brancher a ministro per l’attuazione del federalismo a meno di una settimana dall’udienza per Antonveneta sembra il modo migliore per manifestare adeguata gratitudine ad un amico che ha saputo tenere la bocca chiusa per tanto tempo e al contempo per mettere in un ministero burla l’unico che per la sua funzione di tramite con la Lega ha, diciamo così, le fisique du role, in primo luogo per accettare.

Insomma questa nomina, incredibile, nonostante il paese e i tempi, è la sintesi più perfetta per descrivere il mix di ricattabilità reciproca, (vi ricordate la società del ricatto denunciata da Gherardo Colombo?), brama ed esibizione di impunità, propaganda senza ritegno per coprire il baratro della crisi totale in cui siamo passivamente precipitati che anima ogni giorno di più l’operato del Governo.

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