Chi ha paura muore ogni giorno
Diceva così il giudice Paolo Borsellino, un eroe vero
dei nostri tempi, un esempio da seguire. E io, devo ammetterlo mio
malgrado, muoio ogni giorno. Sì, perché ho paura ogni giorno. Ogni
mattina, quando mio figlio mi chiede a che ora vengono gli ‘angeli’
della scorta per portarlo al parco o per fare una passeggiata con il
suo cane. Mi fa tanta tenerezza ascoltare da un bimbo di appena cinque
anni parole che non dovrebbe neppure conoscere.
Ho avuto paura quella mattina di inizio agosto. Ho pianto come un
bambino. Mi sono sentito morire quando, per la prima volta, ho letto il
nome di mio figlio VitoAndrea sulla busta bianca che conteneva una
precisa minaccia di morte accompagnata dal solito proiettile di
kalashnikov. Un chiaro messaggio di morte.
Non mi vergogno a dirlo, ma in quel momento ho pensato che se avessi
avuto la possibilità di tornare indietro nel tempo, non avrei mai
risposto alle domande dei magistrati. Sicuramente il silenzio paga,
come dice qualcuno… Magari sarei anche stato etichettato come un “vero
Ciancimino”, di quelli che non parlano e che fanno tanta simpatia ed
hanno assicurato impunità a più di un senatore della nostra “seconda”
Repubblica.
Ho avuto tanta paura quella mattina di agosto, mi ha investito un senso
di vuoto e di colpa. Mi sentivo impotente, con una gran voglia di
mollare tutto. E’ difficile riuscire a spiegare ciò che ho provato. Mi
sembrava un brutto incubo senza via di uscita. Hanno voluto colpire ciò
che per me è il bene più prezioso: mio figlio.
Per fortuna, ho avuto vicino alcune persone, la mia famiglia e solo
pochi amici. Ma voglio ringraziare le questure di Palermo e di Bologna
ed i magistrati che, con laicità e liberi da qualsiasi pregiudizio, si
sono subito attivate per rafforzare le misure di sicurezza attorno alla
mia famiglia. Ma voglio anche ringraziare i ragazzi de ilfattoquotidiano.it,
che mi danno la possibilità di potere parlare. Ricordando sempre le
parole di Paolo Borsellino, che sono tuttora reali ed attuali, quella
mattina mi sentivo morire.
E’ passato quasi un mese da quella mattina in cui avevo deciso di
mollare. Sono stato molto vicino, ancora più del solito, ai miei
familiari. Superato lo stato emotivo, ho però deciso di provare ad
andare avanti, con la mia paura con i miei dubbi e le mie incertezze.
So che la mia posizione, già non facile, verrà ulteriormente aggravata
dalle mie recenti dichiarazioni rese davanti alla Procura di Paleremo.
Ma faccio tutto questo anche per potere aggiungere alla famosa frase
“meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino”, il nome
“Vito”.
Sì, come già annunciato mesi fa ad ‘Annozero’ mi piacerebbe tanto
potere trasformare quella frase in “meglio un giorno da Borsellino che
cento da Vito Ciancimino”. Ecco perché continuo a raccontare ai
magistrati tutto ciò che so, consapevole come sempre delle possibili
conseguenze giudiziarie a cui andrò incontro. Ma vado avanti.
Sono stati veramente pochi i messaggi di solidarietà che sono pervenuti
all’infame atto intimidatorio nei confronti di mio figlio. Solo gli
Onorevoli Giuseppe Lumia, Leoluca Orlando e Nichi Vendola,
l’Associazione vittime delle stragi di Firenze ed Antimafia 2000 hanno
ritenuto opportuno dare la propria solidarietà ad un bimbo di cinque
anni, già purtroppo non più innocente nonostante la tenera età, ma
tristemente catalogato per le colpe di un nonno mafioso e di un padre
sicuramente scomodo ed oggi al centro di delicate inchieste.
Ho già fatto sapere sia alla Procura di Palermo che a quella di
Caltanissetta di essere disponibile a nuovi interrogatori. Ho anche
deciso di riprendere le presentazioni del mio libro ” Don Vito “proprio
da Como, dalla manifestazione il “Parolario” che già mi aveva inserito
nel calendario della loro evento culturale legate al mondo dei libri,
proprio quella splendida Como che ancora una volta ha reso, suo
malgrado questa volta,”eroe” il mite Dell’Utri non facendolo parlare.
Non so se è stato giusto il comportamento dei tanti manifestanti in
forte dissenso con lui. So sicuramente che non è giusto farsi eleggere
senatore per evitare il carcere. So che non è giusto fare leggi per
evitare processi. So che non è giusto mettere il bavaglio a
trasmissioni come Annozero e poi parlare di libertà di parola.


















