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CHI PER LA PATRIA MUOR, VISSUTO E’ ASSAI…

Sia maledetta la guerra, sia maledetta la guerra e i suoi responsabili!!!

Lucia Annunziata ha commentato, con un editoriale su “La Stampa” del 20.08.2010 , il ritiro delle truppe combattenti americane dall’Iraq.

( www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7727&ID_sezione=29&sezione )

La giornalista dopo aver accennato alla “conclusione senza gloria, né quella della vittoria, né quella della sconfitta…”. descrive l’ultimo atto di questa lunga e sanguinosa tragedia senza fare alcun cenno agli elevati costi umani che essa, su entrambi i fronti, ha comportato: centinaia di migliaia di persone uccise o mutilate per la perdita di uno o più arti, di uno o entrambi gli occhi, di un pezzettino di cervello…

Durante i sette anni di guerra i nostri mass media, abitualmente generosi e dettagliati quando riferiscono episodi riguardanti bambini massacrati dai loro genitori o genitori uccisi dai loro figli, su questa orrenda e prolungata mattanza sono stati avari d’immagini e di notizie, adesso, mentre sugli scenari dei combattimenti sta per calare il sipario, speravamo di trovare, in queste sue brevi righe qualche, espressione empatica verso le tante vittime del primo olocausto del terzo millennio.

 

Dissentiamo quando lei afferma che quella che sta per finire è stata “a tutti gli effetti una guerra mediocre”, perché non è stata “una guerra mediocre”, ma “scellerata”, scellerata per il gran numero di morti ammazzati tra le popolazioni civili e le truppe combattenti, scellerata perché ha ucciso la speranza di una pace globale fondata sulla giustizia, e di una giustizia tra i popoli basata sul diritto internazionale, scellerata perché ha calpestato, ancora una volta, le antiche e recenti convenzioni umanitarie. Quale “gloria” poteva conseguire il vincitore di una guerra siffatta?

Noi siamo fermamente convinti che ogni guerra non è mai apportatrice di “gloria” ma soltanto di “vergogna”, che ogni guerra non si conclude mai con la “vittoria” di qualcuno dei contendenti, ma sempre con la sconfitta di tutti, soprattutto di quanti, a causa di essa hanno perso la vita o sono rimasti per sempre mutilati, nel corpo e nello spirito.

Chi per la patria muor, vissuto è assai!”, scriveva un poeta della nostra epopea risorgimentale, con la stessa ipocrisia di chi, ancor oggi, riesce a plagiare intere generazioni di adolescenti avviandoli alla “morte eroica”, noi, invece, preferiamo insegnare ai nostri figli che “un uomo, qualunque uomo, vale più di una bandiera, qualunque bandiera” (Eduardo Chillida). Dei militari e soprattutto dei civili ammazzati nel corso dei conflitti, abitualmente, si parla molto poco sia nella cronaca, sia nei libri di storia: i morti non contano nella storia, “u mortu non parra” (“il morto non parla”) recita un vecchio proverbio siciliano e, soprattutto, “i morti non raccontano la storia”, come affermava Benito Mussolini (G.G. Ciano:”Diario 1939-43”).

Di questa guerra “mediocre” non conosciamo ancora il numero esatto delle vittime che ha prodotto; ci raccontano che le perdite umane sul fronte americano siano state circa 4.500 , mentre su quello irakeno il numero sarebbe stato da 20 a 200 volte in più, forse non conosceremo mai la cifra esatta. Davanti a questa assurda ed inutile ecatombe umana, non possiamo non inchinarci sulle centinaia di migliaia di persone

che a causa di essa sono state espropriate del bene più grande, forse dell'unico bene, che possedevano: la loro vita.

La riflessione etica non può non stare dalla parte dei deboli, non può non prendersi cura degli interessi degli esseri più fragili o di quelle categorie che non hanno voce, non l'hanno ancora o non ce l'hanno più ...” (Don Salvatore Privitera), allora mentre ci inginocchiamo in religioso silenzio nel ricordo delle vittime di questa e di tutte le guerre, cerchiamo di non stendere su di loro, con ipocrita pietà, il velo di un oblio omertoso, ma diamo loro la nostra voce, diamo la nostra voce a tutti i soldati e i civili, i vecchi e i bambini, che a causa di una guerra sono stati condannati a tacere per sempre, senza aver avuto nemmeno la possibilità di farci sentire il loro ultimo pianto soffocato, le loro ultime grida di dolore, i loro ultimi respiri ansimanti, insieme a tutti loro e con tutta la voce che abbiamo in petto gridiamo ai potenti di turno: “Maudite soi la guerre, maudite soi la guerre et ses auteurs!!!” (“sia maledetta la guerra, sia maledetta la guerra e i suoi responsabili!!!”).

 

Dr. Giuseppe Quattrocchi, Liberacittadinanza Acireale

Direttore Scientifico Istituto Siciliano di Bioetica

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Travaglio - Servizio P. 9/02/2012

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