Commento a "Il papa, il sen. Pera e la religione laica senza Volto e senza Cristo"

Il sopruso esita in colonialismo quando un collettivo politico-affaristico si organizza per esercitare il potere come mezzo di sopraffazione, degradando le persone a cose.
Per realizzarlo crea partizioni nella comunità, secondo le occorrenze e forme di governo. La repubblica democratica è vantaggiosa perché può affidare le decisioni rilevanti per il destino di tutti ad una pletora di privilegiati selezionati secondo avidità, lasciando alla loro parte inespressa, riassunta all'opinione pubblica come criminalità, il compito di organizzare traffici formalmente vietati ed eliminare i disturbanti uscendone indenne. La responsabilità è invece diluita su un elettorato eterogeneo, anonimo, che decide in difetto d'informazione. Normalmente il collettivo si accorda su due coalizioni intercomunicanti: alla minoranza il compito di ostentare la difesa del mondo operoso obbligato al rispetto di regole sufficientemente complicate da renderne selettiva l'osservanza, alla maggioranza il compito di organizzare sistemi vessatori funzionali ai loro scopi, sperperando le risorse dell'apparato statale in parassitismi, difesa di privilegi e impunità. Risulta un colonialismo composito con traffico bidirezionale di opportunisti, propagandato con metodi più offensivi, che accattivanti.
Ma per indurre l'umanità allo schiavismo e alla conseguente devastazione della natura è essenziale manipolare il consenso, alterare la percezione del reale, inquinare i luoghi di convivenza, avvelenare gli spazi semantici, perché se non si hanno deficit cognitivi neppure il mestiere del carnefice è attraente.
Tecnicamente è risolta con una partizione ad accesso contingentato. Da noi il cattolicesimo romano estratto dal cristianesimo ha, in sintesi, l'ufficio di seviziare le menti in cambio di privilegi. Una ventina di secoli di lavoro di milioni di schiavi anonimi e deprivati del proprio esistere per costruire inutilità destinate al disfacimento, dimostrano che il metodo funziona. Ma la divinità cattolica non è determinante, era ignota ai fautori delle piramidi e analoghe follie nel mondo. Propendo piuttosto per l'emersione sul mercato economico finanziario di una redditizia domanda consolatoria causata dall'angoscia per la nostra finitezza. Ma l'offerta di ideologie e religioni è vulnerabile alle dissonanze cognitive, in particolare le evidenze scientifiche delle cui applicazioni pratiche sono voraci, e soffre i costi della loro limitazione.
Bene, Marcello Pera è, qui ed ora, uno dei trasduttori laici dell'assolutismo etico recitato da Ratzinger, irrilevante se in buona o mala fede. Come Zichichi tenta la degenerazione della scienza in dottrina cattolica rifiutando il metodo, la finitezza e la conservazione, così Pera si presenta sotto mentite spoglie di falsificazionista ingenuo per scombinare gli impianti logici ed euristici pericolosi per le attese affaristiche di quella consorteria. Le tribolazioni delle popolazioni, alibi offerto al mondo operoso per giustificare la pretesa utilità del loro agire, sono invece gli effetti, altrimenti l'ecosistema si regolerebbe tranquillamente via feedback in ragione delle risorse dei nodi e degli algoritmi di transizione nei cammini, se pensiamo ad un grafo.
Come la scienza non sa liberarsi da infiltrati, così i credenti di livello non propongono scismi o adesioni a religioni più evolute per limitare cannibalismi virtuali e guerre egemoniche. Neppure tagliare trasferimenti, privilegi, revocare patti neo-lateranensi, cancellare gli articoli 7 e 8 della costituzione (bastano il 19 e 20), confiscare beni estranei al culto, limitare l'insegnamento della religione nei luoghi di culto, disciplinare la propaganda religiosa e consumistica, rifiutare scuole confessionali ed assistenze rette da religiosi, come orfanotrofi, case di riposo e di cura.
Occorrerebbe eliminare la causa, che potrebbe manifestarsi in altre forme, non gli effetti. In altro modo, se prevalgono i più spregiudicati, l'etica negata alle evidenze empiriche è un loro naturale artificio.


















