Commento di Pancho Pardi all'articolo di Valentini "La Dittatura Mediatica"

Il protagonismo civile di questi ultimi sei anni non ha mai mancato per un solo momento di far pesare la mostruosità dell’anomalia italiana. Ma la stampa ha sempre teso a dare di questa opinione pubblica un ritratto deformato. In due modi essenziali.
O l’ha identificata, secondo le leggi non scritte ma ben osservate della comunicazione mediatica, solo con alcuni dei suoi esponenti: in particolare con Nanni Moretti. Con la conseguenza che se per caso Moretti si ritirava dall’iniziativa pubblica sembrava che restasse il deserto.
Oppure ha enfatizzato l’antiberlusconismo come manifestazione folkloristica e alla fine dannosa per i destini del riformismo di centrosinistra.
Quanto al pericolo Berlusconi-Quirinale la Repubblica non ha dato lo spazio che avrebbe potuto a tutte le voci che, da parecchio tempo, l’hanno additato e messo all’ordine del giorno. Per esempio a piazza Navona io avevo impostato tutto il senso del mio intervento su quel tema e l’avevo indicato come l’argomento di maggior rilievo per le lotte future.
Ma il giorno successivo i quotidiani, Repubblica compresa, parlavano solo delle invettive di Sabina Guzzanti.
Valentini è una firma del giornale e non gli si può addossare la responsabilità delle sue scelte editoriali e politiche. Resta il fatto che Repubblica è uno dei massimi sostenitori della linea della vocazione maggioritaria voluta da PD: la linea che ha garantito al centrosinistra una condizione di minoranza che, alle condizioni attuali, potrebbe protrarsi in un futuro temibile. E risultare impotente contro la resistibile ascesa di Berlusconi al Quirinale.


















