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Comunque la pensiamo...

Comunque la pensiamo a proposito di Michele Santoro, lascia sgomenti ancora una volta il livello di ipocrisia, di confusione, di travisamento dei fatti che ha avvolto il cosiddetto “caso”

Il cosidetto "caso" in effetti singolare, di un dipendente del servizio pubblico che si è stancato di essere il nemico numero uno nell’azienda in cui lavora solo in forza di una sentenza della magistratura contro la quale, peraltro, la Rai è ricorsa in Cassazione.

Incredibilmente può persino capitare se non si è abbastanza veloci a cambiare programma di dover sentire la conduttrice di un programma dedicato ai vizi capitali a ridosso di AnnoZero, e che lucra sulla sua audience, promuovere il suo cicaleccio sull’avarizia annunciando che si parlerà dei soldi di Anemone, Scajola e Santoro dopo una puntata di AnnoZero “che ha fatto scandalo”.

Alle denigrazioni monotone e ripetitive delle solite testate dal Giornale al Riformista, agli attacchi di un giornalista del genere di Bruno Vespa che è arrivato a smentire le sue anticipazioni sul suo prossimo libro pur di compiacere Berlusconi, si sono aggiunte le accuse più o meno esplicite di tradimento, di resa, di contrattazioni per una buonuscita milionaria da parte di giornali e politici “amici” o di sedicenti fan delusi.

Lo scandalo ovviamente consiste nell’avere detto le cose come stanno e nell’aver tratto delle conclusioni conseguenti.

Che Michele Santoro sia l’unico “sopravvissuto” all’editto bulgaro del 2002 e che sia l’oggetto costante e privilegiato delle macchinazioni censorie sul fronte televisivo del presidente del Consiglio non deve essere dimostrato; che Daniele Luttazzi e Sabina Guzzanti non siano più ritornati in Rai, nemmeno.

Il passaggio più “temerario” ed indigesto, basta vedere le reazioni della redazione a caldo sul sito di Repubblica.it deve essere stato quello a proposito della “indifferenza” delle grandi testate, Repubblica in primis, verso la libertà del giornalismo televisivo. In effetti Repubblica come gli altri grandi giornali ha sempre seguito con grande distacco l’accerchiamento ad AnnoZero ed è stata folgorata dalla indegnità berlusconiana un po’ tardivamente sulla via di Casoria. Ma forse un esempio poco entusiasmante a proposito di scarsa sensibilità nella difesa della libertà di informazione tout court l’ha dato qualche giorno il grande fondatore di Repubblica che, fresco di pubblicazione con Einaudi, ha sentito l’esigenza di sottolineare il diritto della Mondadori di non sottoscrivere l’appello lanciato dal salone del libro di Torino dalla Federazione degli editori contro la legge bavaglio sulle intercettazioni.

Dopo i giornali Santoro ha osato persino denunciare la passività e l’acquiescenza ai diktat berlusconiani dei consiglieri Rai di opposizione che non hanno mai mosso un dito tutelare concretamente il suo lavoro e la sua obiettiva capacità di far guadagnare l’azienda con ascolti che sono superiori al doppio della media di RAI 2.

Infine ha violato pesantemente tutti i tabù dell’ipocrisia politico- mediatica più consolidata e si è rivolto direttamente al presidente della Vigilanza Sergio Zavoli e al leader del PD Pier Luigi Bersani mettendoli di fronte al nodo della questione: “Se si pensa che AnnoZero sia un prodotto proibito, scabroso del servizio pubblico, che non prevede quel tasso di libertà, di spregiudicatezza, di senso critico, allora lasciatemi andare via. Posso ritrovare quel respiro di libertà che ha caratterizzato Raiperunanotte e non restare vittima degli amici e dei nemici…. Se volete che resti chiedetemelo..”.

Insomma qualcuno che reagisce all’accerchiamento fatto di uno stillicidio interminabile di intimidazioni, convocazioni in vigilanza, minacce di sanzioni dell’Agcom, diffide dieci minuti prima di andare in onda, ponendo pubblicamente in modo chiaro e trasparente le sue condizioni diventa uno scandalo, uno “scatenato” contro tutti.

Chiedere rispetto e pretendere indipendenza dai partiti oppure essere disposti ad andarsene dal cosiddetto servizio pubblico per continuare a fare quello in cui si crede è veramente qualcosa di molto scandaloso: un precedente davvero imbarazzante e un malum exemplum da scoraggiare con ogni mezzo, nonostante sia altamente improbabile l’emulazione.

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