Cosa ci aspetta?

Il tempo di smetterla, di chiudere il fronte della violenza verbale, della denigrazione delle istituzioni democratiche e dell’impianto costituzionale della nostra repubblica, sarebbe già scaduto anche prima della domenica prenatalizia tristemente segnata dall’aggressione di uno squilibrato al presidente del Consiglio.
Disgraziatamente ma purtroppo prevedibilmente l’armata governativa non è arretrata di un millimetro, nonostante l’evidente isolamento e il grave disagio psichico dell’aggressore, e ha colto l’opportunità per sferrare un’offensiva di fuoco fondata sulla bieca strumentalizzazione di un gesto inconsulto. Obiettivi, ovviamente, quelli che a caldo Fabrizio Cicchitto ha definito i mandanti morali e cioè Scalfari, Di Pietro, Santoro a cui sono stati aggiunti Rosy Bindi, definita “ciarpame”, e addirittura in seno al CSM, magistrati della levatura di Antonio Ingroia e Armando Spataro che sono stati additati dal laico Anedda come “obiettivamente corresponsabili”.
Purtroppo c’è poco da stupirsi se sono stati additati trasversalmente come nemici pubblici gli unici politici rei di aver espresso insieme alla solidarietà, doverosa ed imprescindibile, la preoccupazione per un crescendo di brutalità antidemocratica e antistituzionale di cui il primo artefice è stato nelle piazze come nelle sedi istituzionali nazionali ed europee il presidente del Consiglio, amplificato da portavoce che hanno di fatto occupato il servizio pubblico oltre che, naturaliter, le sue TV personali.
L’esempio più brutale e sprezzante l’ha dato incredibilmente tre giorni fa, per avallare il patentino antimafia a Dell’Utri e Berlusconi, firmato dai fratelli Graviano che non hanno confermato Spatuzza, il fido Minzolini il quale ha spacciato per editoriale, un proclama propagandistico contro collaboratori di giustizia, magistrati, opposizioni non concordi, finalizzato a rilanciare scudi a 360 gradi, impunità per gli eletti in quanto tali, riforme della giustizia per chiudere definitivamente le inchieste scomode.
Gli esempi di informazione ciarpame, senza virgolette, di questo tipo si moltiplicano e come la moneta cattiva che scaccia dal mercato quella buona, diventano modello di riferimento e di omologazione che non ammette spazi informativi basati su inchieste, atti processuali, documentazione non manipolabile: non a caso chi si ostina a praticarla viene bollato come ispiratore di “nipotini” che vogliono l’eliminazione fisica del presidente del Consiglio.
Il fatto, non poco allarmante, che nel giro di poche ore si siano raccolti su Facebook decine di migliaia di sedicenti fan dell’aggressore Massimo Tartaglia andrebbe correttamente letto come il prodotto dell’esasperazione e del disgusto di troppi esclusi che non si sentono rappresentati dall’ipocrisia e dalla disinformazione che dominano un circuito politico mediatico sempre più autoreferenziale e scollegato dalla realtà.
Tra la mole dei cosiddetti commenti politici degli uomini più vicini al premier c’è stato quello dell’ inseparabile Paolo Buonaiuti che ha voluto fare un’osservazione, come ha detto lui, da giornalista più che da politico. E quello che l’aveva colpito in piazza Duomo, il tredici di dicembre, in una domenica che doveva essere rigorosamente consacrata allo shopping, era la presenza incredibile di nutriti gruppi di contestatori, per lo più giovani, che invece di andare ad assaltare i centri commerciali per celebrare da perfetti consumatori il santo Natale, se ne stavano lì al freddo per urlare slogan contro Berlusconi e il Governo. Naturalmente secondo la voce più autentica del cavaliere, qualcosa di così abnorme ed innaturale poteva spiegarsi solo con l’influenza nefasta dei cattivi maestri sui giovani, proditoriamente sottratti alla vocazione naturale del consumo, crisi permettendo.
Più di un commentatore ha individuato in questo episodio, comunque doloroso e drammatico, un discrimine, una cesura tra un prima e un dopo nel panorama e nello scontro politico attuale. Non so bene che cosa possa significare: se si trattasse della presa di coscienza del rischio che un paese purtroppo divenuto ridicolo possa evitare in extremis una deriva drammatica, sarebbe comunque un evento “positivo”.
Se invece come già sembra, il discrimine dovesse imporre un coprifuoco informativo ancora più imponente; se le misure si dovessero ridurre, come ha già preannunciato il ministro dell’interno, all’oscuramento delle pagine che inneggiano sconsideratamente all’aggressione; se in termini politici si dovesse assistere all’ulteriore marginalizzazione di chi non si allinea sempre e comunque al coro dell’ipocrisia e dell’appeasement anche in violazione di principi fondanti della nostra Costituzione, allora il dopo si annuncia molto peggiore del prima.


















