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Crisi economica italiana ed internazionale

ipotesi su cause, evoluzioni e soluzione

gli elementi della attuale crisi economica possono essere sintetizzati in

 _ difficoltà di espansione delle attività commerciali;  

_ negativo nel bilancio economico degli stati;

_ impoverimento della classe media ed ulteriore impoverimento delle classi già precedentemente non agiate;

_ difficoltà di inserimento nell’ area lavoro per i giovani e perdita di lavoro da parte di chi ne aveva;

_ presenza della crisi in UE, USA, Israele, Giappone

che assume così le caratteristiche di problema internazionale.

 

 

gli elementi causali di questi punti, verosimilmente, sono

 

_ saturazione dei mercati,

sempre più ristretti, per iniziative imprenditoriali quasi in eccesso rispetto ai mercati disponibili, anche a causa dell’ingresso dei nuovi estesi gruppi economici orientali;

_ indebitamento degli stati;

_ elevata complessità dei sistemi sociali,

che da pochi anni determinano una condizione nuova nella storia dell’uomo, da sempre invece caratterizzata solo da economie agropastorali o, ultimamente, primo industriali.

 

 

origine degli elementi causali:

se la saturazione dei mercati può essere considerata una fatto inevitabile di tipo aritmetico e l’aumento di complessità dei sistemi sociali un inevitabile passaggio evolutivo, l’ indebitamento degli stati è solo la conseguenza di inefficienza gestionale, dovuta a sua volta a sistemi direzionali di tipo para-democratico, che, a causa di questa sotto democrazia, restano fortemente caratterizzati dalla logica di potere, dall’interesse personale, scarsa motivazione per la cosa comune e la bassa capacità .

sono questa bassa capacità e motivazione per la gestione che hanno molto verosimilmente prodotto un sostanziale disintesse per il debito e la sua mal gestione, e conseguenti deficit di bilancio gravi.

 

il sistema gestionale, così come è oggi, dimostra infatti una forte presenza di logica utilitaristica e la collegata scarsa motivazione e capacità per la cosa comune.

questa bassa capacità e motivazione sono devastanti per la gestione, la programmazione e la capacita di risoluzione dei problemi e la logica utilitaristica apre all' appropriazione da parte della prevaricazione occulta e riconcentra la ricchezza che dovrebbe essere distribuita.

 

cosi' gli organismi di controllo sono totalmente depotenziati, la ricchezza collettiva può essere fatta fallire per poter essere acquisita da gruppi ristretti, impoverendo il paese ed esponendolo agli interessi dei mercati, come accade nelle cosiddette “privatizzazioni”, che possono essere facilmente un’ invenzione, estremamente dannosa per la collettività , con la motivazione formale della necessità , per l’ appropriazione legalizzata ed a costo irrisorio di ingenti risorse collettive a vantaggio di pochi.

questi fatti determinano, decremento dei servizi a parte, appunto la concentrazione della ricchezza che dovrebbe invece essere distribuita, la riduzione dei mercati (per riduzione dei possibili acquirenti), aumento di costo dei servizi e perdita di posti di lavoro.

Altri fatti simili, anche se meno vistosi, possono accadere nelle cosidette “esternalizzazioni” o nelle “gestioni” di servizi delegate a privati.

bassa capacità e motivazione di gestione portano anche a tollerare corruzione, squilibri economici, evasione fiscale e portano a non percepire l’ importanza della ricerca di forme tecnologiche più produttive, lasciandosi impelagare al contrario in costosissimi progetti, utili solo ai loro gestori.

bassa capacità e motivazione per la gestione producono bassa creatività e mancata innovazione o incapacità di concepire nuove organizzazioni economiche e sociali, che creerebbero invece ricchezza e soluzioni.

incapacità e disinteresse lasciano il paese a se stesso ed inevitabilmente alla tendenza al caos, che innesca ulteriore debito ed ulteriori problemi, i quali innescano poi ancora altri costi.

ulteriori problemi attivabili possono essere la slatentizzazione di sottocultura e reazioni miopi e distruttive come i localismi e le intolleranze, che, tra le altre cose, tendono a moltiplicare i nuclei di gestione e quindi ancora i costi, in un contesto di ulteriore complicazione generale.

 

se si fosse scettici sulla presenza di una attuale scarsa capacità e motivazione gestionale e sull'eccesso di logica utilitaristica nelle dirigenze, altri piccoli esempi specifici possono confermare questi fenomeni.

tra questi la forte resistenza che il potere politico fa al ridimensionamento dei propri privilegi.

in Italia si stanno facendo pesanti operazioni economiche sulle classi medie e non agiate e non si toccano mai gli interessi dei privilegiati, nonostante il loro eccesso di ricchezza rispetto alle necessità ed alla sua non possibilità di utilizzo.

Silvio Berlusconi, tra le prime cose fatte, ha abolito la tassa sulla successione (anche per i grandi patrimoni), disattivando un elemento di ridistribuzione delle ricchezze troppo concentrate, nella evidentemente ossessiva compulsione ad accumulare inutilmente denaro.

negli USA i Repubblicani nemmeno prendono in considerazione qualcosa che sia minimamente diverso dal solo ridimensionamento dello stato sociale, che peraltro in quel paese è già inesistente, senza curarsi di poter esporre così l’ intero paese ad una situazione che può essere disastrosa.

in UE si propongono ancora le privatizzazioni, che, appunto, nella sostanza, sono solo il depredamento della ricchezza collettiva, spingendo così di fatto all’aggravamento dell’impoverimento delle popolazioni e quindi allo stallo delle economie.

In Italia questi problemi strutturali delle società sono affrontati da una parte dell’attuale Governo con il cosiddetto federalismo, che altro non è che il tentativo mascherato ed elementare di fuga dai problemi, nella ingenua illusione che si possano evitare le ripercussioni in qualsiasi area da parte di un sistema che è e sarà sempre più globalizzato;

federalismo che e' anche la dimostrazione di un irrazionale disinteresse per la necessità di confronto, di analisi e di gestione che il nuovo e che qualsiasi problema richiede, unica possibilità per poter controllare e poi utilizzare i cambiamenti.

in Italia si è arrivati addirittura ad istituire la “Patrimonio SpA” (progetto per la “privatizzazione” del Partimonio di Stato italiano *vedi commento*).

 

la crisi economica attuale è così molto probabilmente la conseguenza di una mal gestione, o, più correttamente, di una insufficiente gestione, da parte delle classi dirigenti, delle nuove necessità organizzative prodotte dal nuovo contesto economico degli stati e del pianeta e dell'eccesso di comportamenti prevaricativi nelle dirigenze.

la nuova condizione storica non puo' invece ora prescindere da gestione vera, capacità , motivazione, ridistribuzione, innovazione, riorganizzazione, cultura, alta tecnologia.

tutti elementi che non possono essere prodotti dalla miopia delle logiche utilitaristiche.

 

se nelle semplici società del passato un più modesto livello gestionale poteva essere tollerato, nelle nuove e complesse società attuali questo non è più possibile.

l’ alta complessità richiede necessariamente alta qualità di gestione.

in caso contrario il sistema non potrebbe essere mantenuto e si disgregherebbe, regredendo alla organizzazione più semplice precedente.

 

dunque si viene così a definire che il vero problema attuale sia la presenza di un disallineamento tra le variazioni sociali attuali, indirizzate verso una maggiore complessità dei sistemi e le caratteristiche dei nuclei direzionali, che sembrano essere rimasti invece al passato per struttura e potenzialità .

 

questa ipotesi viene rafforzata se si considera che la presente maggiore complessità delle dinamiche economiche possa essere solo un primo aspetto emergente della nuova condizione storica, potendo molto probabilmente essere invece solo l’ inizio di una serie di diversi altri nuovi problemi.

 

siamo infatti di fronte anche a latenti problemi di sovrappopolazione, a scarsità relativa delle risorse e, fatto fondamentale, le attuali società stanno virando rapidamente in complessi sistemi tecnologici che, se non adeguatamente gestiti, potranno produrre devastanti effetti ecologici e potranno potenziare le possibilità di prevaricazione occulta da parte di gruppi, peggiorando la attuale gestione, già inadeguata alle nuove condizioni.

 

si definisce sempre di più così che il nucleo del problema sia questa presenza di complesse variazioni strutturali delle società , non solo di tipo economico, che richiedono sistemi di gestione molto più sofisticati degli attuali, i quali manifestano invece ancora una organizzazione troppo clientelare, appartenente ad un passato ormai insostenibile, con la conseguente connessa grave inefficienza.

è questa inadeguatezza strutturale dei sistemi direzionali che sta slatentizzando una serie di problemi, che sarebbero altrimenti facilmente gestibili.

 

tutto questo conferma che sia questa persistenza di sistemi gestionali tipici del passato a determinare la non adeguata gestione della complessità attuale, in uno scollamento che è la più probabile causa dei problemi in corso; dove tutto questo appare essere cosi' anche un fatto strutturale ed epocale.

 

l’unica azione che può disattivare il nucleo degli elementi causali, è conseguentemente la riprogettazione dei sistemi direzionali, in strutture tali da non poter produrre altro che unità direzionali caratterizzate dalla massima capacità e motivazione per la gestione della cosa comune.

 

deve essere costituita una vera e propria scienza dedicata allo studio di queste dinamiche sociologiche e delle caratteristiche che determinano l’ efficienza dei sistemi direzionali, in modo da poter arrivare a sistemi direzionali che riescano a dare la garanzia di poter produrre solo massima capacità e motivazione per la gestione, di svincolare ed utilizzare le risorse creative latenti in società e di inibire al massimo le inevitabili, miopi e pericolose tendenze prevaricative.

verrebbe garantita così massima capacità di soluzione dei problemi, di induzione di uno sviluppo reale e la minima possibilità di creare complicazioni altrimenti inesistenti.

 

 

 

quello che viene definito con il termine “democrazia” è un insieme di regole ed organizzazioni sociali che hanno il fine di garantire la distribuzione delle risorse, la circolazione della creatività e la capacità direzionale, con la evidente associata inibizione delle condizioni contrarie.

 

ma “democrazia” resta una definizione generica, che non indica il livello di democrazia o il livello di efficacia raggiungibile dalle regole democratiche applicate.

ad esempio anche in sistemi democratici si può osservare come gli incarichi direzionali possano essere passati a figli o parenti, oppure che gli incaricati al livello politico vengano selezionati, usualmente, dalla stessa classe politica, al posto della valorizzazione delle potenzialità presenti in società , ed ancora come nelle attuali democrazie siano più che evidenti innumerevoli e costanti fatti di corruzione e di infiltrazione criminale in politica.

tutto questo dimostra quanto anche le democrazie attualmente esistenti possano essere inquinate da parte di meccanismi che hanno poco a che fare con i progetti democratici e che quindi siano possibili differenti livelli di efficacia nelle progettazioni dei sistemi democratici.

 

anche la capacità di produzione concettuale può essere un indicatore di resa di una progettazione democratica, dato che una caratteristica del sistema democratico è il potenziamento della creatività .

se si analizza questa resa, si può considerare che non siamo in presenza dei migliori assetti di democrazia possibili ed ora necessari.

ad esempio strategie come quella della “Lega Nord”, dovrebbero essere interpretate più come reazioni emotive che vere analisi.

o ancora, concettualizzazioni elementari come quella dei ”paesi buoni e paesi cattivi”, non sono certo sofisticate valutazioni sociologiche e possono che portare a serie complicazioni, o anche la forte resistenza alla tecnologia del futuro e la continua proposta di tornare a soluzioni che molto presto saranno insostenibili è un altro indicatore di bassa produzione concettuale.

 

ma anche lo stato dell’ informazione, un elemento fondamentale per poter valutare, attraverso gli accadimenti, la capacità degli eletti, è troppo controllata dagli interessi economici, che possono essere facilmente collusi con la politica, dimostrando cosi' che possa attualmente subire eccessive inibizioni della sua funzione, in una condizione di scarso impianto democratico.

 

questo, e molto altro, evidenzia come il sistema democratico attuale non manifesti certamente il massimo di quanto si potrebbe progettare e conferma ancora una volta la concreta ipotesi che il sistema direzionale attuale sia fortemente inadeguato alle nuove necessità della nuova complessità storica, diventando così la causa centrale della attuale crisi economica, ma anche di possibili ulteriori problemi che possono essere innescati da questa arretratezza direzionale rispetto alle nuove necessità .

 

 

se l ‘attuale “livello di democrazia” risulta essere non sufficiente per la gestione delle attuali variazioni economiche e tecnologiche delle società .

le regole e le organizzazioni democratiche dovrebbero essere aggiornate urgentemente ad un livello superiore, adeguato alle variazioni sociali che si sono avviate.

l’ attuale democrazia dovrebbe essere elevata ad un livello che, per essere meglio concettualizzato, potrebbe essere definito “super democrazia”.

 

 

una conferma di quanto questo punto sia l’ elemento centrale da considerare è evidente anche se si osserva il benessere e la crescita prodotto dai sistemi democratici, anche “convenzionali”, rispetto a quanto prodotto da sistemi non democratici (totalitari).

i sistemi totalitari, che possono essere considerati sistemi semplici, producono sul territorio bassa cultura e capacità , conflittualità , scarso benessere e ricchezza solo per pochi, in un contesto generale, anche per i pochi “ricchi” desolante e mal vivibile.

le società con sistemi direzionali democratici permettono condizioni evidentemente opposte.

 

insomma, se le attuali strutture democratiche sono state sufficienti per permettere l’ avvio di importanti fasi di sviluppo reale delle società , non sono adesso sufficienti per gestire le già avviate e nuove società ad alta tecnologia, con i conseguenti squilibri osservabili, i quali, senza una riorganizzazione in “super democrazia”, potranno portare alla disgregazione e regressione strutturale delle società .

 

deve essere chiaro che la democrazia (e maggiormente la super democrazia) è il solo motore per la soluzione dei problemi e per poter produrre cultura, capacità di gestione, crescita e benessere distribuito.

su questo punto dovrebbe essere indirizzata costantemente la massima attenzione.

nessun motivo può essere sufficiente per ridurre le regole democratiche.

qualsiasi pericolo ipotizzato potrà mai essere motivo per ridurre le strutture democratiche, e quando questo avvenisse, si tratterebbe solo di malafede ed operazioni di potere occulto, o di ingenuità devastante. 

qualsiasi problema può essere risolto solo con la democrazia e mai dalla non democrazia.

la democrazia è il solo motore dello sviluppo, e ancora di più lo è la super democrazia.

 

 

inevitabilmente l’ idea di una “ingegnerizzazione di sistemi super democratici”

potrà essere di non facile concettualizzazione, e dovrebbe anche superare la reazione dei miopi interessi personali, che inevitabilmente sarebbero in gran parte disinteressati o addirittura ostili verso questi cambiamenti, nonostante le enormi possibilità che tutti ne trarrebbero, determinando così tempi lunghi per la sua possibile attuazione (15 anni ?).

 

ma l’inivitabile crisi economica che l’ attuale contesto direzionale sta determinando

e probabilmente ulteriori problemi sociali che si stanno innescando, potranno produrre ulteriori elementi di sofferenza sociale.

questa sofferenza potrà produrre una richiesta (o pretesa) non patteggiabile da parte delle popolazioni in difficoltà , e potrà spingere, insieme ai gravi problemi economici e strutturali, all’ obbligo di questa riprogettazione integrale delle società e così all’ ingresso nella alta tecnologia, super democrazia e super cultura.

 

 

se questo adeguamento alla super cultura non avvenisse, l unica possibilita sarebbe la spaccatura del pianeta in due aree, caratterizzate da ricchezza e povertà estreme.

dove si definirebbe anche sottocultura, devastazione del pianeta e stato di polizia per controllarne i disagi. con tutte le conseguenti prevaricazioni immaginabili.

 

se queste ipotesi sono esatte, o si comprendono i meccanismi sociologici in corso, dei quali gli attuali accadimenti economici ne manifestano solo l’inizio e si avvia la riorganizzazione sociale nel senso di “super democrazia”, oppure i sistemi sociali si disorganizzeranno, perdendo così anche gli attuali elementi di “democrazia iniziale” e si riorganizzeranno necessariamente in sistemi semiprevaricativi, con una struttura che potrà tendere anche al “grande fratello di Orwell (1984)”, sostituendo alla produzione di cultura, ricchezza distribuita, qualità di vita e di bello, povertà , ottusità , conflittualità e bruttura.

 

in tutto questo contesto deve essere tenuto presente anche quanto sia comunque attualmente disponibile ricchezza economica e cultura potenziale.

 

 

questo scenario appare congruente con la menzionata variazione epocale del modello di organizzazione delle società , così che la condizione sociale attuale dimostrerebbe di essere arrivata al termine del suo ciclo.

è per questo che probabilmente siamo di fronte ad un bivio storico che stiamo avendo il privilegio di attraversare e che potrà sviluppare il nuovo contesto sociale che accompagnerà il pianeta per veramente molto tempo.

 

 

se l intero blocco occidentale, attualmente in sofferenza, confluisse in questo tipo di riprogettazione, si determinerebbero le condizioni per poter scatenare una produttività culturale ed una crescita strutturale elevatissima, la massima oggi teorizzabile in un sistema sociale, di gran lunga superiore a quella possibile nei paesi dove non si attuasse questa riprogettazione, con una rinata capacità di competizione a livello internazionale e con la possibilità di una economia a chilometri zero, che resterebbe ricca anche senza significativi scambi.

 

 

in sintesi,

da pochi decenni le società occidentali stanno entrando in un nuovo contesto storico.

alle economie agropastorali, che hanno caratterizzato da sempre le società umane,

si stanno sostituendo complesse società ad alta tecnologia.

questa complessità ed alta tecnologia richiedono necessariamente alta qualità di gestione;

in caso contrario i nuovi sistemi non sarebbero sostenibili e le società regredirebbero ad un livello organizzativo precedente.  

i problemi economici attuali sono innescati da scarsa programmazione ed utilitarismo occulto, che impoverisce i mercati, dove questi problemi economici sono solo un primo gruppo di problemi innescabili dal non adeguato controllo gestionale di questa nuova complessità ; a questo potranno seguire ulteriori problemi, in caso di non aggiornamento del sistema.

il sistema democratico, oltre ad essere l 'inibitore della prevaricazione, è il motore per la slatentizzazione delle capacità di costruzione e di soluzione dei problemi di un sistema sociale, ma i sistemi democratici possono essere di tipo diverso e diversamente efficaci.

possono essere distinte democrazie iniziali e super democrazie.

l’ organizzazione democratica attuale è di tipo iniziale e non è più adeguata all’ incremento di complessità dei sistemi che si è avviato; per questo deve essere urgentemente portata al livello di struttura super democratica.

solo questo adeguamento potrà garantire la soluzione dei problemi in corso ed il livello di gestione, capacità e motivazione indispensabili per il futuro,

che permetterà l’accesso alla nuova fase storica ed alla connessa alta tecnologia, elevato benessere diffuso e super cultura.

 

 

questi fenomeni sono studiati da tempo dal progetto MOAS che ha definito nei dettagli anche una possibile riorganizzazione sociale, nel senso indicato,

per la quale si rimanda alle pubblicazioni ed agli articoli dedicati.

Azioni sul documento

Il sacco d’Italia legalizzato

Inviato da mariaricciardig il 09/09/2011 12:10
di Barbara Fois
Prima puntata: la Patrimonio spa
 

Fra tante leggi inventate da questo governo, ce ne sono alcune che renderanno molto difficile districare gli interessi privati del cavaliere e dei suoi soci, da quelli del popolo italiano.

Un esempio? Con la legge 112 del 2002 è stata costituita la società Patrimonio Spa, autorizzata a censire, dismettere e vendere i beni paesaggistici e storico artistici dello Stato.

Proprio così. Beh, in realtà nel precedente governo di CS si era cominciato a cartolarizzare i beni dello Stato.

Essi sarebbero stati divisi in tre gruppi: quelli che non saranno mai alienati, perché di interesse superiore; quelli che potrebbero essere affidati alla gestione dei privati, che si impegnino a restaurarli,

tutelarli e renderli fruibili al pubblico e infine quelli di scarso o insignificante valore storico artistico e che potrebbero essere anche venduti.

L’idea è piaciuta al nuovo governo, che – naturalmente – ha girato a modo suo questo censimento.

La cosa è raccontata in una accorata lettera firmata dall’on. Giovanna Melandri, già ministra ai Beni Culturali, nel precedente governo di CS e da Lucia Urciuoli.

Nello scritto, che risale al 10 dicembre del 2002, l’on. Melandri informa “Nel mese di luglio l'Agenzia del Demanio (Ministero dell'Economia) ha pubblicato il primo elenco

ricognitivo di beni da cui il Ministero dell'Economia "pescherà" i beni da trasferire a Patrimonio spa.

All'interno di questo elenco di migliaia di voci abbiamo individuato quelli di maggior pregio (tra cui, solo per citarne alcuni, gli ex Incurabili a Venezia (in cui è in corso un cantiere che

dovrebbe consentire l'allargamento delle Gallerie dell'Accademia, oggi ristrette in uno spazio troppo piccolo), le isole di Spargi o Giannutri nell'arcipelago toscano, il museo di Capodimonte

o la certosa di San Martino a Napoli,Villa Iovis a Capri o il sito archeologico di Alba Fucens in Abruzzo, il Carcere di San Vittore a Milano, quello di Poggioreale a Napoli, decine di fari o spiagge)….”

Infatti la Patrimonio spa, che Tremonti ha voluto soggetta al ministero dell’Economia, sottraendola alla naturale tutela del Ministero per i Beni Culturali, è pronta a vendere anche beni

storico artistici di gran pregio.

Beni dello Stato - cioè di noi tutti - tutelati dall’articolo 9 della Costituzione. Ci chiediamo: come società per azioni avrà certo degli azionisti, di cui ci piacerebbe molto conoscere l’identità,

come ci piacerebbe sapere quali sono stati i criteri con cui è stato scelto il consiglio di amministrazione. Aspetto che deve avere interessato molto anche l’onorevole Francesco Carboni dei DS,

che infatti ne ha fatto oggetto di una interpellanza.

Ma torniamo ai nostri beni, che, come specifica la legge, saranno venduti attraverso due fasi d’asta: “ L’espletamento delle aste avviene in due fasi: la prima mediante offerte segrete

in aumento di almeno l’1 per cento rispetto al prezzo di base d’asta, la seconda mediante offerte segrete incrementative, riservata ai soggetti che hanno presentato le due migliori offerte.

Il prezzo di base d’asta degli immobili è determinato dall’Agenzia del Territorio; in tal modo sono garantite competenza e trasparenza nell’applicazione del metodo di valutazione.”

http://www.patrimoniodellostato.it/

Tutte le offerte sono segrete, quindi chi partecipa non sa quali siano le altre offerte o gli altri concorrenti. E ci sono già state ben tre aste. Chi ha comprato? E cosa? E a che prezzo?

E cos’è questa Agenzia del Territorio che dovrebbe fare da garante? Andiamo sul sito http://www.agenziaterritorio.it e leggiamo alla voce “chi siamo”:

“L’Agenzia del Territorio, nata all’interno della riforma del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è operativa dal 1 gennaio 2001 ed è un ente pubblico dotato di personalità giuridica

e ampia autonomia regolamentare, amministrativa, patrimoniale, organizzativa, contabile e finanziaria.” E dipende completamente dal ministero dell’Economia. Allora il ministero dell’Economia

ha una Agenzia del territorio che dice quanto valgono gli immobili della Patrimonio spa, che dipende sempre dallo stesso ministero, il quale è l’unico arbitro delle aste che vendono

questi immobili. Abbiamo capito bene? Beh, e chi controlla il controllore? Ma non è l’unica cosa sorprendente.

Fra i beni da dismettere ci sono molte carceri storiche, come San Vittore, Ventotene, Poggioreale, l’Asinara, alcune delle quali in posti isolati e amenissimi. Intuendo un grosso business,

il ministro di Giustizia Castelli (da buon ingegnere) ha creato, il 3 luglio 2003, un’altra società per azioni: la Dike Aedifica spa, il cui solo socio è la Patrimonio spa., e che è preposta proprio

alla dismissione, cambiamento d’uso e vendita delle carceri.

Anche il consiglio di amministrazione di questa società, è oggetto della stessa interpellanza parlamentare dell’onorevole Carboni. Sappiamo che presidente del CdA è stato nominato il rettore

della LUISS, Adriano De Maio, per quel che riguarda gli altri membri è detto: http://www.giustizia.it/[…]/03.07.03.htm “Nel Consiglio di Amministrazione

siederanno rappresentanti del ministero della Giustizia, del ministero dell'Economia e di Patrimonio SpA. Consigliere delegato sarà Vico Valassi, già presidente dell'Ance (Associazione nazionale costruttori edili).”

Il che è evidentemente un titolo considerato preferenziale. [ Consigliamo comunque di visitare il sito http://www.ance.it e soprattutto il link “la storia”,

edificante (è il caso di dirlo) racconto, che parte dal 1921 con la Federazione nazionale fascista dei costruttori edili.]

Nell’interpellanza dell’onorevole Carboni, a proposito di consulenti, si chiedono anche notizie del consulente per l’edilizia penitenziaria signor Giuseppe Magni, nominato dal ministro Castelli,

e sui suoi rapporti con la Dike Aedifica spa, a partire dal 3 luglio 2003. La domanda non è dettata da un puro, semplice e insopprimibile desiderio di gossip - anche se il fatto che il Magni il Castelli

e il Valassi siano compaesani di Lecco, sia una curiosa e sorprendente coincidenza davvero – ma da una legittima preoccupazione, infatti il signore in questione da qualche mese è sotto inchiesta,

accusato di corruzione. I fatti: il 7 aprile di quest’anno 2005 il settimanale L’Espresso pubblica un articolo di Marco Lillo in cui si parla di un video che inchioderebbe il signor Magni.

Il filmato si trova nel pc di Angelo Caprotti, costruttore, con la mania di registrare tutti gli incontri d’affari, perché a sua detta informatore del Sismi. In questo filmato il Magni vanta di essere lui

a determinare i nomi delle ditte appaltatrici scelte per la costruzione delle carceri di Varese e di Marsala e chiude dicendo “prima di firmare al ministero dovete passare da me.” .

Poi si lancia a parlare del secondo filone d’oro delle carceri: i penitenziari dismessi. Di questo si deve occupare la Dike Aedifica spa., controllata dalla Patrimonio spa (cioè dal governo)

e amministrata dal compaesano Valassi.

Parla soprattutto del carcere di Ventotene e di come potrebbe diventare un albergo di extralusso. Questa conversazione è saltata fuori dal pc insieme ad altre, durante un controllo della Finanza.

Adesso Magni è sotto inchiesta e naturalmente è stato abbandonato a sé stesso da tutti, in primis dall’amico ministro, che dovrà spiegare come faceva il Magni a fare il consulente della Dike,

non avendo alcuna competenza nel settore.

In tutto questo giro di interessi e di soldi, i poveri esseri umani, emarginati e vinti che stanno chiusi dentro i 205 carceri italiani, non hanno nessun peso.

Non interessano nessuno.

Nell’amarezza c’è anche la riflessione che adesso vedere, in un celebre film, Totò che vende la fontana di Trevi non fa più ridere.

 

Barbara Fois

   

Approfondimenti:

www.patrimoniosos.it/

http://www.ecquologia.it/sito/pag366.map

http://www.patrimoniodellostato.it/

www.senato.it/dsulivo/dossier/patrimonio%20spa.pdf

http://www.giovannamelandri.it/inside.asp?id=41

http://www.edilportale.com/edilnews/Npopup.asp?IDDOC=3847

http://www.nens.it/dib/?id=101876

http://eddyburg.it/article/articleview/269/1/92/

www.democrazialegalita.it/elisapatrimonio.htm
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