Davigo: 'Sono degli impuniti'

L'impunità esagerata è come un boomerang che si ritorce contro
chi si è abituato da troppi anni a beneficiarne. Mentre le crisi
economiche, fra tanti danni, sembrano almeno avere l'effetto
positivo di favorire le inchieste contro le corruzioni e gli
sprechi di denaro pubblico. Parola di "dottor Sottile".
Così era soprannominato Piercamillo Davigo, quando faceva il pm
nel pool milanese di Mani Pulite, per la sua preparazione tecnica e
le capacità di analisi e approfondimento investigativo: doti
riconosciutegli anche da illustri avversari come l'avvocato ora
ministro Ignazio La Russa.
Lasciata Milano dopo le inchieste sui colleghi magistrati che
vendevano i processi a Roma, oggi Davigo è un giudice della Corte
di Cassazione. Ma non ha mai smesso di studiare le cause e gli
effetti della corruzione, pubblicando anche saggi giuridici e libri
divulgativi in cui ha documentato tesi rimaste famose.
Dopo la fine di Mani Pulite, lei disse che le inchieste di
Tangentopoli avevano avuto il paradossale effetto di creare una
classe politico-affaristica più resistente alle indagini. È
lo sviluppo di questi nuovi virus, in grado di sopravvivere ai
vecchi farmaci giudiziari, a spiegare la grande patologia italiana
delle mille e una cricca?
«Quella dei virus e degli anticorpi era un'immagine, presa a
prestito dalla teoria scientifica della selezione della specie, che
si riferiva alla seconda metà degli anni Novanta, cioè al periodo
immediatamente successivo alle nostre indagini. Ma ora non penso
più che quello sia l'esempio adatto per spiegare la realtà di
oggi».
Cosa è cambiato rispetto alla vecchia
Tangentopoli?
«In tutta l'inchiesta Mani Pulite non ho mai visto un passaggio di
denaro con assegni circolari. Gli imprenditori e i politici di
Tangentopoli usavano schermi più sofisticati: aprivano società di
comodo nelle Isole del Canale o in altri Stati impenetrabili alle
nostre rogatorie, giustificavano i versamenti con fatture per
operazioni inesistenti, intestavano i conti esteri a fiduciari e
prestanome... Se un magistrato provava a controllare, sembrava
tutto in regola: anche i bilanci formalmente erano a posto. Quando
invece si arriva ad usare un mezzo di pagamento che lascia traccia,
come l'assegno circolare, significa che il rischio di essere
controllati è diventato ormai l'ultima preoccupazione. Vuol dire
che la situazione è cambiata al punto che si ritiene possibile
pagare quasi senza precauzioni».
In altre parole: proprio l'impunità di questi anni ha
portato le cricche d'Italia ad abbassare la guardia e commettere
errori. Questo però non spiega perché tanti scandali stiano
scoppiando solo in questi mesi.
«In generale, può valere la stessa osservazione che facevamo per
spiegarci Mani Pulite: le inchieste sulla corruzione si sono sempre
fatte, con maggiore o minore fortuna, ma hanno avuto risultati
positivi soprattutto, anzi quasi esclusivamente, in periodi di
recessione economica. È un ragionamento empirico, che si può
fare solo ex post, ma è innegabile che la crisi fa diminuire le
entrate e aumentare le spese fino a rendere insostenibili ulteriori
sprechi di denaro pubblico».
In effetti le 1.408 condanne definitive ottenute dal pool
Mani Pulite con il triennio di indagini del '92-94 erano state
precedute dalla crisi mondiale provocata dallo choc petrolifero del
'91. L'Italia però aveva affrontato recessione ancora più gravi,
ad esempio nel '73, senza effetti giudiziari. Dunque, le crisi
aiutano le inchieste solo se e quando impediscono di rifinanziare
spese e sprechi con nuovo debito pubblico?
«L'impressione è esattamente questa. Col senno di poi, mi sembra
chiaro che le nostre indagini furono uno degli effetti di una
situazione economica che aveva reso di fatto impossibile continuare
ad alimentare un sistema di spesa incontrollata e debito pubblico
insostenibile. Va anche detto che, quando la crisi riduce le
possibilità di approvvigionamento, i politici e gli imprenditori
che beneficiano della spesa pubblica sono costretti a spartirsi
risorse minori, per cui tendono a litigare. E magari è più facile
che qualcuno parli».
Rispetto agli anni di Mani Pulite, però, c'è stata
un'alluvione di leggi e leggine che hanno ridotto l'area
dell'illecito.
«Indagare oggi è senza dubbio più difficile. Gli esempi
purtroppo si sprecano. Vent'anni fa l'abuso d'ufficio era un reato
serio, oggi è diventato difficilissimo provarlo. E ancora: le
nostre inchieste partivano sempre dai fondi neri aziendali che
servivano a pagare le tangenti, mentre la nuova legge ha
addirittura depenalizzato una modica quantità di falso in bilancio
e comunque ha reso di fatto impunibile quello che per noi era il
reato-base. Per essere equanimi, va ricordata anche la riforma del
centrosinistra che ha fatto la stessa operazione, ovvero ha
prodotto una sostanziale riduzione dell'area di punibilità, con le
fatture per operazioni inesistenti, che sono la più classica
giustificazione contabile per portare fuori bilancio i fondi neri e
le tangenti. Mentre le continue riforme processuali sembrano fatte
apposta per garantire la prescrizione generalizzata. I tre gradi di
giudizio sono diventati una specie di corsa infernale contro il
tempo: ottenere una condanna definitiva per corruzione oggi è
veramente un'impresa».
Dalla Protezione civile alle Grandi opere, la legislazione
d'emergenza ha moltiplicato le spese pubbliche che sfuggono a
qualsiasi regola, italiana o europea, sulla concorrenza ed
economicità degli appalti.
«Spesso si tratta di riforme strutturali di cui si è discusso
pochissimo. Sul sistema degli appalti, basti ricordare che, con la
figura del general contractor, si è spostata tutta la filiera dei
contratti nell'area privata, rendendo problematico contestare i
reati di Tangentopoli, anche se si tratta pur sempre di denaro
pubblico. Poi non c'è da meravigliarsi se in Italia un chilometro
di ferrovia ad alta velocità è costato sette volte di più che in
Francia. Con la stessa cifra, avremmo potuto costruire una linea
sette volte più grande. Oppure avremmo risparmiato una manovra
finanziaria».
In questi giorni un'inchiesta coordinata dalla sua ex
collega Ilda Boccassini ha rivelato una massiccia infiltrazione
mafiosa nell'economia lombarda. Oggi molti pm pensano che le stragi
del '92-93 mirassero a una strategia della tensione: terrorismo
mafioso per creare nuovi equilibri politico-affaristici.
«Non mi occupo di queste indagini».
Le chiedo solo un testimonianza: nel luglio '93, quando
scoppiò l'autobomba in via Palestro proprio al culmine di Mani
Pulite, le venne mai in mente che nel mirino degli stragisti ci
fossero anche le vostre indagini?
«Quelle stragi erano all'evidenza finalizzate a creare il panico
nel Paese. Ma io non faccio il dietrologo e parlo solo dei fatti
che conosco. Su via Palestro ho le mie opinioni, ma me le tengo
strette».














