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Decreti di vita e sentenze di morte

In un paese normale, civile, compiutamente democratico la tragedia di Eluana Englaro avrebbe avuto una dimensione privata e si sarebbe conclusa oltre un decennio fa in conformità alla volontà della ragazza e dei genitori, lontano dallo sciacallaggio politico e dalla drammatizzazione mediatica, secondo le leggi degli uomini e nel rispetto dell’ humana pietas.

In Italia per ottenere dopo diciassette anni la sospensione di un trattamento forzato, c’è un padre che ha dovuto appellarsi invano alle più alte cariche dello Stato, ha dovuto sfidare le ritorsioni di un ministro che ha tenuto gli ispettori ad Udine fino al momento estremo, ha dovuto ascoltare la scellerataggine di chi descriveva sua figlia, un essere in una agonia senza fine, come una giovane donna in grado di procreare e dalla vita piena.

C’è un presidente del Consiglio occupato costantemente a far legiferare una maggioranza parlamentare molto docile per sistemare le sue questioni giudiziarie che ha approfittato di una tragedia privata, necessitata a divenire pubblica, per dare la spallata sulla decretazione d’urgenza e per annunciare finalmente l’archiviazione della Costituzione bolscevica che continua ad ostacolarlo.

Ci sono i toni arroganti di uno scontro incivile che sono rimbalzati dal Senato sulle pagine dei giornali.

Un esempio molto eloquente l’ha dato Avvenire con la minaccia (ridicola) di lanciare dalle sue pagine il boicottaggio da parte dei lettori cattolici nei confronti di Repubblica, accusata di aver attribuito al giornale dei vescovi una campagna denigratoria contro Peppino Englaro.

Da oggi inoltre, tutti noi che abbiamo dovuto assistere costernati, indignati, inorriditi al calvario di Peppino Englaro, additato dall’organo della Cei come “il padre che si è fatto boia” dobbiamo avere ben chiaro che, per noi paradossalmente se dovessimo mai trovarci nella situazione di Eluana, non ci sarà nemmeno più la prospettiva, qualora potessimo contare su familiari eroici, di ottenere dopo diciassette anni la conclusione di un simile strazio.

Sì perché al Senato, proprio perché non possa ripetersi “la morte per sentenza” come ha scandito Angelino Alfano nel suo comizio a Ballarò, è stata approvata con un tempismo senza precedenti, la mozione del PDL, Lega, UDC, MPA, con il voto di illustri esponenti del PD come Francesco Rutelli, che esclude la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione dei pazienti che non sono in grado di provvedere a sé stessi.

Insomma il testo del decreto per “salvare” Eluana dalle sentenze “assassine” stoppato dal presidente della Repubblica per manifesta incostituzionalità e ripresentato come disegno legge dal Governo, previa autorizzazione del capo dello Stato, non si sa bene fino a che punto dovuta ex art 87 Cost. , ce lo ritroveremo di fatto fotocopiato in quella che diventerà la legge sul testamento biologico.

Che il testamento biologico sarebbe diventato una ulteriore bufala e una nuova occasione di umiliazione della laicità e dei diritti della persona non era difficile da prevedere e pochi giorni fa ad 8 e ½ lo aveva confermato anche uno che si è battuto da sempre per ottenerlo, Umberto Veronesi. In quella circostanza segnalava come l’obbligo di aggiornarlo ogni tre anni e la decisione ultima lasciata al medico di fatto lo vanificassero; adesso bisogna aggiungere “il paletto” o la pietra tombale a secondo dei punti di vista dell’alimentazione forzata.

La tragedia di una ragazza con un padre di straordinario coraggio e con un senso dello Stato ed un rispetto per le istituzioni eccezionale in un paese come questo, ha portato allo scoperto, in modo tale per cui nessuno potrà dire che non li conosceva o che non li aveva capiti, i propositi più autentici del presidente del Consiglio e della sua maggioranza, la consapevolezza della propria funzione da parte del ministro della Giustizia, il senso delle istituzioni di personaggi come Gasparri e Quagliariello, capogruppo e vice- capogruppo al Senato.

A ben vedere è emersa tutta l’essenza e la novità della terza repubblica: nella seconda imperversava dalle TV berlusconiane Vittorio Sgarbi che dava degli assassini alle “toghe rosse”; adesso c’è un ministro della Giustizia che va a Ballarò sulla rete “di sinistra” del servizio pubblico finanziato dal canone a dire che Eluana “è morta di sentenza”, senza destare nessun particolare scandalo.

 

 

 

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Travaglio - Servizio P. 9/02/2012

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