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Indagini soffocate, notizie cancellate

Liberacittadinanza aderisce alla manifestazione del 28 aprile davanti al Senato contro le nuove norme bavaglio che il Governo intende introdurre nel disegno di legge sulle intercettazioni. Appuntamento alle 10 davanti al Senato (piazza Navona Corsia Agonale).

Ancora una volta in piazza Navona mercoledì 28 aprile dalle 10 fino alle 18 per dire no alla legge sulle intercettazioni cioè al macigno che la maggioranza vuole porre sia alle indagini che al diritto dei cittadini ad essere informati sugli scandali che li colpiscono direttamente come il crac Parmalat o la macelleria della clinica Santa Rita.

La FNSI con l’ adesione della CGIL ha indetto una manifestazione per mercoledì 28 in concomitanza con il passaggio in commissione al Senato del provvedimento che se venisse approvato, pur con le recenti modifiche, causerebbe un colpo gravissimo allo strumento più incisivo e più economico a disposizione degli inquirenti e coprirebbe con un silenzio tombale atti non più segreti, in quanto noti alle parti ma paradossalmente non pubblicabili e che sarebbero dunque sottratti alla conoscenza della pubblica opinione.

Sulle pseudo esigenze di tutela alla privacy, sul presunto uso patologico dello strumento delle intercettazioni “tutto italiano”, sul numero e sui costi “debordanti” si è già detto in passato ma forse conviene ribadire come si tratti di una serie di ribaltamenti della realtà operati, non a caso dal presidente del Consiglio, dal Guardasigilli, dalle testate di famiglia e dai TG pubblici e privati affiliati.

Il dato più incredibile e vergognoso è che i giornali “garantisti” e paladini della privacy (dei loro padroni) come Il Giornale e Libero sono quelli che hanno gestito nel modo più “disinvolto” le intercettazioni che, per esempio riguardavano Fassino esultante per la banca a colloquio con Consorte, e che, sempre a titolo esemplificativo sbattono in prima pagina in data 27 aprile una intercettazione in cui si sarebbe promesso un seggio al Senato al pentito che avrebbe incastrato Dell’Utri.

Per sapere qualcosa della iniziativa di piazza Navona a cui sono invitati tutti i cittadini che vogliono esercitare il diritto ad essere informati previsto dalla Costituzione all’articolo 21, non pensate di accendere TV e ascoltare i TG nazionali, naturalmente. Può capitare solo nel cuore della notte, avventurandosi su Rai News 24, di venire a sapere da Roberto Natali, presidente della FNSI che la manifestazione non è solo contro la legge anti- intercettazioni ma anche a difesa della libertà di informazione e della piccola editoria sempre più compresse da un sistema che spaccia la comunicazione politica, quella degli uffici stampa e delle segreterie di partito, come informazione politica e che favorisce sempre più la raccolta pubblicitaria del duopolio Raiset, ovviamente a favore di Mediaset, con l’incremento delle tele-promozioni e lo sdoganamento della pubblicità occulta.

Dovrebbe anche stupire ed allarmare, almeno un po’, che il garante della Costituzione che ha avvertito ancora una volta l’esigenza di ammonire i nuovi uditori giudiziari a non cadere “in eccessi di protagonismo e di esposizione mediatica” nonché a “riflettere criticamente rifuggendo dalla autoreferenzialità” sull’ “inadeguato funzionamento della giustizia”, non abbia ritenuto neanche in questa occasione di segnalare quanto la legislazione ordinaria negli ultimi quindici anni sia stata l’artefice prima di questa inadeguatezza e come la legge in materia di intercettazioni sia l’ultimo colpo di grazia alle indagini.

Il quadro complessivo in cui si inserisce il passaggio parlamentare del ddl è questo; con l’aggiunta di una cosiddetta opposizione che con l’ eccezione di Di Pietro e al di là delle barricate di facciata è ben contenta che vengano messi in riga magistrati e giornalisti e sia in qualche modo disinnescato uno strumento che impietosamente impone la ricomparsa dei fatti, nudi e crudi, molto spesso sgraditi, per ovvi motivi, in modo assolutamente trasversale.

Per questo motivo è fondamentale cominciare a mobilitarsi immediatamente, tenendo presente che si tratta di una partita fondamentale e decisiva sia sul fronte della giustizia che dell’informazione e che non ci saranno tempi supplementari o occasioni di rivincita.

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