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E adesso in piazza

Tocca alla società civile passare dal nobilissimo “resistere, resistere, resistere” di questi anni al progetto di risorgimento costituzionale che metta insieme la liberazione dell’Italia da poteri e governi criminali con una nuova stagione di giustizia sociale.

Berlusconi, con il suo discorso di rilancio del programma di governo, ha fatto “un bagno di realismo”, che Fini dunque non può che sottoscrivere, proclama con perfetta dabbenaggine il Corriere della sera nel suo editoriale di servo encomio. In realtà il capo di tutte le cricche ha solo recitato un comizio elettorale più mediocre del solito. Il cui unico messaggio concreto – e ultimativo – sono le tre leggi di impunità che pretende vengano votate al più presto. Se Fini fa poco poco il neghittoso, si va alle urne, perché – il diktat è per Napolitano – “non si può cancellare il premier scelto dagli elettori”. Interrogando i sondaggi, il suo “specchio delle mie brame” gli risponde infatti che più il tempo passa, più i consensi precipitano. E che l’unico a fare l’en plein, se si aspetta la primavera prossima, sarà Bossi.

La verità è dunque che Berlusconi non è mai stato tanto debole come oggi. La sua sola forza – ancora gigantesca, purtroppo – è la pervicace inesistenza dell’opposizione. L’ascesa dell’aspirante Arturo Ui non è mai stata così resistibile. Resistibilissima. Al punto, anzi, che sarebbe l’ennesimo degli errori limitarsi a resistere contro il golpe quotidiano che vuole assassinare la Costituzione nata dalla Resistenza. L’Italia democratica deve – perché può – passare all’offensiva. Non lo farà il Pd, opposizione inesistente, lo dovrà perciò fare la società civile. Scendendo in piazza al più presto. Non per una ripetizione di ormai riduttivi no-B day, ma offrendo agli italiani l’alternativa della bandiera che dice “REALIZZAZIONE della Costituzione”. Integralmente, in tutte le sue straordinarie implicazione di “giustizia e libertà”.

I consensi di Berlusconi sono incominciati a franare non appena la voce “legalità” ha potuto bucare gli schermi, suggerendo l’ovvia risposta “giustizialista” alle ruberie delle cricche del padrone di Arcore. Il paradosso è che questa parola non è uscita dalla bocca dei D’Alema e Veltroni (a cui del resto non crederebbe più nessuno), ma da chi fino a ieri ha sostenuto Berlusconi. Meglio tardi che mai, lo diciamo senza un filo di ironia. Ma è evidente che senza la mobilitazione del Paese Berlusconi vincerà di nuovo, e non farà prigionieri. Tocca perciò alla società civile passare dal nobilissimo “resistere, resistere, resistere” di questi anni al progetto di risorgimento costituzionale che metta insieme – nel vivo delle lotte che selezioneranno i leader che mancano – la liberazione dell’Italia da poteri e governi criminali con una nuova stagione di giustizia sociale.

Azioni sul documento

e adesso in piazza

Inviato da lunarossa il 23/08/2010 00:26
Caro Paolo, hai perfettamente ragione, la c.d. societa' civile puo' fare tantissimo, se ci muoviamo possiamo spostare le montagne, ti ricordi il Palavobis? Io sono al tuo fianco, in prima linea, con le mie Girandole. Al 5 dicembre ero con te in piazza a Parigi. Possiamo organizzare anche per settembre, io sono in vacanza a Palau ma, mi sbatto pure qui, facendo volantinaggio alla partenza dei traghetti per La Maddalena. Teniamoci in contatto. Edda

La presa di coscienza

Inviato da palinuro il 23/08/2010 09:24
Sull’inciso “Il paradosso è che questa parola [“legalità”, ndr] non è uscita dalla bocca dei D’Alema e Veltroni (a cui del resto non crederebbe più nessuno), ma da chi fino a ieri ha sostenuto Berlusconi” penso che Flores d’Arcais intendesse dire che, una volta, i servi e gli schiavi - acquistati legalmente - entravano ufficialmente nel patrimonio e nella disponibilità del dominus.

Resta il nocciolo del pensiero di Flores d’Arcais, quel progetto di risorgimento ispirato ai valori della Costituzione repubblicana che può nascere solo da una forte pressione di popolo, perché una rivoluzione veramente liberale è la derivata della presa di coscienza rispetto al tempo. Tempo da lungo tempo sterilmente trascorso.
Perché non scoppia la rivoluzione?

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