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E se il "bunga bunga" terremota la lega...

Che cosa sta succedendo all’interno della Lega? Perché temono le opinioni dei loro elettori a briglia sciolta in una diretta televisiva nazionale?

Ogni giorno Berlusconi e i suoi pretoriani travestiti da “élite intellettuale liberale” con a capo il guru Ferrara alzano il tiro contro la magistratura, inclusa la Corte Costituzionale e si difendono dall’ultimo processo che rischia di travolgerli come nessuno dei precedenti e più degli altri in corso, con argomenti che destano indignazione e ridicolo in tutto il mondo, un po’ meno, purtroppo, in Italia.

Berlusconi e la sua banda che mangia e prospera finché c’è lui e non può nemmeno intravvedere un futuro più o meno prossimo senza di lui, sono consapevoli che si tratta della partita cruciale e si sentono ogni giorno più forti perché con la loro caccia ben remunerata al parlamentare-escort stanno sfilando uno ad uno a FLI nuovi “responsabili disponibili”, ultimo in ordine di uscita Luca Barbareschi allettato con la direzione del teatro Valle e soprattutto con due fiction da 13 milioni in Rai.

Solo così, con l’agognata meta dei 319 voti alla Camera, presumibilmente non definitivi, si spiega lo sfondamento sulla giustizia che prevede un pacchetto di cosiddette riforme ordinarie e costituzionali che stravolgerebbe in via definitiva l’assetto dei poteri e impedirebbe qualsiasi controllo di legalità nei confronti del cittadino “più uguale degli altri” e dei suoi complici o conniventi.

L’architrave di tale offensiva che è nelle intenzioni la resa dei conti di una partita mortale alle istituzione del paese che data dal ’94 è il patto di vita e di morte con la Lega ed in primis con il suo padre-padrone Bossi (per quanto non si sa) che comincia però a costare prezzi ogni giorno più elevati e non sostenibili ancora a lungo.

Una conferma più che eloquente è venuta dallo strano caso del collegamento annunciato, concordato e confermato dal direttore di Radio Padania Matteo Salvini con l’appuntamento domenicale di Lucia Annunziata In mezz’ora saltato last minute per “ragioni di opportunità” dato che si va incontro ad “una serie di passaggi delicati” in cui cioè la Lega deve ancora mettere la faccia sulle riforme ad personam su cosiddetto processo breve ed intercettazioni che sono il primo ed unico punto nell’agenda di Berlusconi.

Fuori dal politichese a cui il rozzo ed irsuto partito leghista si è prontamente adeguato, con velocità paragonabile solo al sostegno al garantismo ad usum dell’ utilizzatore finale, significa che la base leghista sta letteralmente scoppiando e che le telefonate in diretta sul Rubygate e sulle spallate alla magistratura non possono essere mandate in onda senza filtro.

In più c’è anche la polemica (penosa) sulla festa per il 150°, i silenzi sulla Libia in fiamme e l’amico Gheddafi in fuga, il federalismo sempre più nebuloso, e da ultimo, ma non irrilevante, l’intervento del Capo dello Stato che nell’intervista ad un giornale tedesco dice testualmente che Berlusconi ha tutti gli strumenti garantiti dalla Costituzione per difendersi nel processo.

Allora meglio dare forfait a poche ora dall’inizio della trasmissione, meglio riconoscere la situazione di debolezza e l’ incapacità di gestire in modo trasparente il proprio rapporto con la base, comportamento che ha fatto esclamare a Lucia Annunziata che pure ha voluto mantenere un basso profilo “Che cosa sta succedendo all’interno della Lega? Perché temono le opinioni dei loro elettori a briglia sciolta in una diretta televisiva nazionale? ”.

Domande semplici a cui è difficile girare troppo intorno con risposte imbarazzate che smentiscono le spaccature interne, i dissidi e l’indisponibilità crescente della base a farsi trascinare ulteriormente nel gorgo della guerra del capo che coinvolge persino la Corte Costituzionale e il Quirinale, con cui Bossi ha alacremente tessuto una rete di contatti e di ostentata sintonia.

Qualche crepa potrebbe quindi aprirsi nell’apparente patto di ferro che consente l’umiliazione e il degrado progressivo del paese e sarebbe alquanto auspicabile che sul fronte dell’opposizione si concretizzassero programmi coerenti e candidature adeguate: Nichi Vendola ci aveva provato con spirito di squadra facendo il nome di Rosy Bindi.

Le risposte nel PD, desolanti quanto prevedibili, non si sono fatte attendere: in pole position ancora una volta il rottamatore-demagago di Firenze, quello che va a trattare con Berlusconi direttamente ad Arcore incrociando, chissà, le Papi girls e gli onorevoli avvocati intenti nelle “indagini difensive”. Il giovane “Berlusconi della sinistra” come non disdegna essere definito, ha immediatamente tuonato contro il protagonismo e l’intempestività di Vendola nonché contro la scarsa “freschezza politica” della Bindi, per di più “perdente”, ben inteso alle primarie.

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