ELEZIONI: smontare il “PORCELLUM” dall'interno. Una proposta dei Comitati Dossetti per la Costituzione

L’attuale legge
elettorale, la “porcata” di Calderoli,
non solo, con le soglie di sbarramento, non garantisce la democratica
rappresentanza di tutte le forze politiche, ma nemmeno assicura la
governabilità con il “premio di maggioranza”, come ha dimostrato
la battaglia all’ultimo voto dello scorso 13-14 dicembre. Tuttavia
i partiti, soprattutto quelli di governo, non vogliono modificarla –
perché è per loro quasi certezza di vittoria – e quelli di
opposizione non riescono a mettersi d’accordo fra di loro. Il
rischio, allora, è andare ad elezioni con una legge che riproporrà
gli stessi problemi e i medesimi meccanismi, in un infinito circolo
vizioso.
Ma c’è una possibilità che consentirebbe di
vanificare gli effetti perversi della legge, anche senza modificarla,
così da poter eleggere un nuovo Parlamento per una «legislatura di
ricostruzione e di dialogo»: dare vita un cartello elettorale –
quindi né politico né tantomeno di governo – da una parte
all’altra dell’arco costituzionale, da Fini
a Diliberto,
che, sfruttando proprio la legge Calderoli, superi gli sbarramenti e
renda impossibile l’assegnazione del premio di maggioranza, e dopo
le elezioni si possa riaggregare secondo compatibilità ed omogeneità
per governare il Paese.
La proposta, elaborata dai Comitati
Dossetti per la Costituzione sarà presentata in un’assemblea
pubblica a Bologna il prossimo 28 gennaio: potrebbe apparire
cervellotica e machiavellica ma in realtà è una possibile via
d’uscita per rendere inoffensiva la legge Calderoli, senza
modificarla, operazione del resto impossibile con gli attuali
rapporti di forza. La legge infatti sbarra il passo ai partiti che
non raggiungono la soglia del 4% (alla Camera) e dell’8% (al
Senato) e assegna il premio di maggioranza solo nel caso in cui una
coalizione non ottenga 340 seggi alla Camera e il 55% al Senato. Ma
se invece questo accadesse, non ci sarebbe nessun “premio” capace
di manomettere il risultato elettorale. «È sufficiente cioè –
scrivono Raniero La Valle
e Luigi Ferrajoli,
presidente e vicepresidente dei Comitati Dossetti – che tutte le
forze e i partiti interessati a un Parlamento eletto, almeno per la
prossima legislatura, senza l’alterazione del premio di
maggioranza, stabiliscano un “collegamento” in una coalizione non
di carattere partitico-politico ma tecnico-istituzionale, che per la
sua estensione, superiore a quella necessaria e possibile per la
formazione di un governo, possa conseguire per volontà
dell’elettorato più di 340 deputati e del 55% dei senatori in ogni
regione. In tal caso non ci sarebbe alcun premio di maggioranza; a
tutti i partiti, anche a quelli che avessero dato vita a una
coalizione opposta, i seggi sarebbero attribuiti in modo
proporzionale secondo la effettiva forza di ciascuno e, non essendoci
alcuna ragione che dei partiti siano esclusi dalle coalizioni, per
tutti la soglia di sbarramento si abbasserebbe al 2% alla Camera e al
3% al Senato».
Questo uso della legge Calderoli, proseguono,
prevede «un collegamento di carattere tecnico-istituzionale in
una coalizione che potrebbe andare da un capo all’altro dello
schieramento politico, ferma restando la comune fedeltà ai valori
fondamentali di democrazia e di libertà, e non esclude che
all’interno della medesima coalizione, nella stessa campagna
elettorale, singoli partiti o alleanze di partiti si candidino a
governare, illustrino agli elettori il loro specifico programma e
propongano una guida e un ceto di governo; ogni partito e forza
politica, dentro e fuori la coalizione, manterrà cioè la propria
identità e la propria prospettiva ideale e politica e mostrerà le
proprie capacità di aggregazione in vista di obiettivi condivisi;
sarà poi, sulla base di risultati elettorali non manipolati, che le
ipotesi di governo suffragate dal più largo consenso dei cittadini,
potranno tradursi in realtà, in modo che sia nello stesso tempo
salvaguardata la governabilità, assicurata da forze omogenee, e la
rappresentatività dell’intero corpo elettorale nel rapporto di
fiducia col governo e nell’opera delle riforme».
Questa rimane
«forse l’unica via», concludono La Valle e Ferrajoli, per
«avviare una ricomposizione dell’unità spirituale e politica
dell’Italia» e dare vita ad una «legislatura di carattere
ricostruttivo e ricostituente». (l. k.)


















