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Eversione e mutande

Diciamo NO a una repubblica delle mutande esibite e delle bugie occultate. Oggi tutti in piazza per testimoniare che un'altra Italia è possibile

Non sappiamo se nel colloquio con il capo dello Stato il nostro presidente del Consiglio abbia o meno esternato la volontà di ricorrere alla piazza, soprattutto nell’ipotesi che le sue falangi difensive in parlamento non riescano a stoppare ancora una volta i suoi numerosi processi con le udienze già fissate grazie all’approvazione della norma transitoria contenuta nel cosiddetto processo breve che è la ratio unica ed esclusiva del provvedimento.

Il solo fatto che il capo dello Stato abbia sentito l’esigenza di dover emettere un comunicato per smentire le parole riferite sul ricorso alla piazza e ribadire che il giusto processo e le garanzie della difesa sono contenute nella Costituzione dice molto più di analisi, commenti, retroscena.

E, particolare non irrilevante, per la prima volta il presidente della Repubblica nello smentire le ricostruzioni puntuali di molti giornali prospetta oltre i rischi concreti di una destabilizzazione non sostenibile ancora a lungo per istituzioni e cittadini, l’ipotesi sempre meno remota che la legislatura possa non durare.

Ovviamente per l’on. Cicchitto e incendiari delle istituzioni al seguito, Berlusconi è totalmente al di fuori di tutta questa mischia e la colpa della guerra in atto che sta devastando il paese va ricercata unicamente nella persecuzione dei magistrati contro il capo del Governo.

Il dato incontrovertibile è che dopo il gioco delle parti interno al PDL degli stop and go, stiamo assistendo giorno dopo giorno a non meglio definibili manifestazioni potenzialmente eversive, come il sit-in capitanato dalla Santanché davanti al palazzo di “ingiustizia” di Milano contro i magistrati “spioni” o a kermesse circensi come quella del ventriloquo del principe al teatro Dal Verme contro la “Sputtanopoli” orchestrata da “ipocriti puritani e toghe rosse”.

L’aspetto farsesco e tristemente folkloristico di queste iniziative che contribuiscono non poco a dipingere un’Italia da burla, una repubblica delle mutande esibite e delle bugie occultate con la propaganda più becera, non deve però far dimenticare l’esaltazione della violenza e della prevaricazione come metodo per tentare di intimidire i magistrati e per zittire l’informazione, senza aggettivi.

Mentre nella sala irrompeva l’intellettuale sempre molto “raffinato” Ferrara brandendo come una clava il povero Kant contro Eco che “lo legge ma non lo capisce” e chiamava l’applauso per la pulzella di Arcore un po’ attempata e siliconata che ha avuto il coraggio “di molestare il palazzo che in 16 anni ha ricevuto solo adulazione e plauso”, il ministro della Difesa La Russa dava il suo energico contributo “libertario” contro un rappresentante dell’odioso “circo mediatico-giudiziario”.

Con un tocco impareggiabile di aplomb istituzionale un ministro della Repubblica ha testimoniato il suo rispetto per il diritto dovere di cronaca, scalciando vigorosamente l’incauto Formigli di AnnoZero che ha osato importunarlo addirittura con delle domande.

Insieme alla stesa delle mutande allusivamente esposte contro i moralisti bacchettoni che cacciano il naso dentro le lenzuola del suo adorato Cav. e contro le donne che scendono in piazza senza bandiere per rivendicare il diritto di vivere in un paese civile, il piatto forte del raduno degli antimoralisti è stata ovviamente l’invettiva del promotore contro la procura di Milano che in mancanza di opposizione gestirebbe in prima persona la “crisi pilotata” per sbarazzarsi dell’eletto del popolo. Ma il rancore ventennale contro i magistrati che hanno osato chiedere il giudizio immediato per il cittadino “che non deve ridurre le sue giornate a fare l’imputato”, Giuliano Ferrara l’ha vomitato in preda ad un furore incontrollabile quando si è scagliato contro i metodi da “inquisizione spagnola” di chi “spia e incastra con pregiudizio inquisitorio” le vite degli altri e contro “il circo mediatico giudiziario” che può colpire ed annientare qualsiasi malcapitato cittadino.

Questa è la qualità culturale, il senso civile, il rispetto dei fatti e delle istituzioni su cui fondano i loro attacchi allo stato di diritto e alla democrazia i più autorevoli difensori dell’impunità di un capo del Governo che sostanzialmente senza soluzione di continuità ha dominato il paese dal ’94 ad oggi e l’ha ridotto, in buona compagnia, nella condizione attuale.

Forse è ora che cominciamo a guardare ai paesi dell’altra sponda del Mediterraneo che si stanno liberando pacificamente ma con grande coraggio e determinazione dei loro decennali padroni non come a un problema o a una potenziale minaccia per il nostro supposto benessere, ma come ad un esempio e ad una speranza di cambiamento anche per noi.

Azioni sul documento

"..... una speranza di cambiamento anche per noi." ??

Inviato da palinuro il 15/02/2011 16:32
Quando cadrà Berlusconi (ma quando?) succederà in Italia quel che avvenne alla fine della seconda guerra mondiale: caduti Mussolini e monarchia, come per un colpo di bacchetta magica diventammo un Paese democratico e virtuoso: i due, sui quali gravava la responsabilità della catastrofe di vent’anni di dittatura e della guerra, erano stati rimossi, insieme con l’elaborazione del vissuto di un intero Paese.

La classe dirigente di allora si autoassolse, scordandosi (solo per fare un esempio) che solo 21 docenti - prontamente epurati - delle svariate migliaia che pascolavano nelle università italiane s’erano rifiutati di giurare fedeltà al fascismo. Il messaggio fu che il Paese non aveva conti in sospeso col suo passato. Scurdammoce ‘o passato, paisà!

Quando cadrà Berlusconi (ma quando?) non si troverà, tra le classi dirigenti di questo secondo ventennio, un solo personaggio disposto ad ammettere le sue responsabilità. Quanto meno per omissione.

Berlusconi non poteva neppure ricoprire una carica elettiva in virtù della Legge 361/1957 perché concessionario dello Stato. In Giunta per le elezioni furono determinanti, sia nel luglio 1994 che nell’ottobre 1996, i voti favorevoli alla ratifica dell’elezione espressi dalla “opposizione” dei solerti collaborazionisti D’Alema & Violante, nonostante la legge tuttora vigente, appunto.

Quando cadrà Berlusconi (ma quando?) saranno proprio questi (e tanti altri) tristi personaggi che si proporranno come la ventata d’aria fresca di cui ha bisogno il Paese. L’intera classe dirigente certamente non si metterà in discussione, ed invece sarebbe necessario che lo facesse, non foss’altro che per capire come sia stato possibile un ritorno ad un passato (mai elaborato) con il fattivo collaborazionismo dei partiti a cui un’antica e strutturata tradizione aveva assegnato il compito di vigilanza e di promozione sociale, etica ed estetica.

Io temo molto il dopo-Berlusconi.
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