Fantasitalia

Tutti questi rimproveri a Napolitano perché ha firmato un decreto truffaldino che cancella le scorrettezze commesse dai presentatori delle liste PdL sono eccessivi: io dico che invece dobbiamo ringraziarlo. Non certo per averci tolto anche l’ultima speranza di poter vivere in un paese democratico, ma perché togliendocela ci ha messo nella condizione – ormai irrimandabile – di fare una “conta degli amici”, cioè di conoscere per tempo quali sono le persone, le istituzioni e i partiti di cui ci possiamo fidare e su cui possiamo contare, perché stanno veramente dalla parte di noi cittadini.
Molti di noi erano sicuri che il cavaliere e i suoi avrebbero trovato un azzeccagarbugli che rimediasse al loro errore, alla loro insipienza, secondo le regole ormai consolidate di Fantasitalia, cioè il regno del paradossale, dell’incredibile, del grottesco, ma nessuno poteva immaginare che a toglier loro le castagne dal fuoco sarebbe stato il presidente. Non sembrava infatti propenso a farlo: le sue dichiarazioni erano state molto severe e aveva parlato di non costituzionalità di un simile decreto. Cosa sarà successo nottetempo a convincerlo del contrario? A fargli dire che il cosiddetto decreto interpretativo “...non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità. Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione – comunque inevitabilmente legislativa – potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella ...”
Dunque forse è prevalso il ragionamento che già gli avevamo sentito fare, quando firmò il decreto che conteneva lo scudo fiscale, rispondendo ad alcuni cittadini che gli chiedevano perché mai lo avesse fatto ''Nella Costituzione c'è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi, il Parlamento vota un'altra volta quella legge. Nella Costituzione c'è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Se mi dite non firmare, allora non sapete che non significa niente''.
Se vi ricordate ci eravamo sentiti sconcertati, sbalorditi, disorientati e costernati, perché non avevamo mai sentito una scusa più imbarazzante di quella. Non pensavamo di dover fare il bis.
Né che ci saremmo ritrovati intortati nelle sabbie mobili dell’inevitabilità delle cose e dunque dell’inutilità di resistere al destino cinico e baro.
Seguendo questo filone di pensiero i trecento Spartani di Leonida, che alle Termopili morirono per cercare di fermare i Persiani, se ne sarebbero tornati a casa: si sarebbero detti “ma chi ce lo fa fare di crepare? Tanto quelli passeranno lo stesso!”.
Ma invece non lo dissero, rimasero e combatterono, perché vale sempre la pena di lottare per la libertà e infatti noi ancora oggi li ricordiamo come eroi e non come un pugno di idioti. E come eroi veneriamo anche i combattenti della Guerra di Spagna del 1936 che morirono al grido di “ No pasaran!!”, pur sapendo di aver perso. E i partigiani che furono fucilati e torturati, chi erano secondo la filosofia del “tanto non serve”? Degli scemi? Insomma: chiunque abbia rischiato non solo il posto o la dignità, ma la vita stessa per difendere un’idea di libertà, un principio di democrazia, sarebbe dunque solo un coglione? Pensavamo che fosse una valutazione degna solo del cinismo di Berlusconi.
No, noi non ci stiamo. Noi crediamo che si debbano combattere le battaglie che riteniamo giuste, non quelle che sappiamo in anticipo di poter vincere. Per questo scendiamo in piazza a difendere la nostra Costituzione, il nostro Paese, la Democrazia: siamo noi i suoi custodi, noi cittadini. Basta demandare ad altri quello che è un compito nostro. Scendiamo in piazza a protestare, a gridare la nostra indignazione e il nostro impegno. Perché per salvare i valori non è necessario vincere coi numeri, ma con le idee, dimostrando che esistiamo, che ci siamo, che vigiliamo. E che non ci faremo zittire, non ci lasceremo intimidire, non diremo mai che non vale la pena, perché tanto non abbiamo i numeri per vincere. La libertà e la Democrazia non hanno bisogno dei conti della serva, nemmeno qui a Fantasitalia.





















