Tu sei qui: Portale » Articoli » Gheddafi è morto: siamo tutti felici?

Gheddafi è morto: siamo tutti felici?

Gheddafi è morto. La radio ci ha appena annunciato, per bocca di quel geniaccio di Pupo, che “siamo tutti felici per questa meravigliosa notizia per tutto il popolo libico”.
Evidentemente Pupo non è tanto cristiano, poiché Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, ci ha già spiegato quando morì Bin Laden che “di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai”.
Ma che Pupo sia infedele non ci preoccupa, perché, in generale, non siamo tanto cristiani nemmeno noi, anche se non prendiamo alla leggera la morte di esseri umani. Ci potrebbe turbare un po’ di più il fatto che Pupo proclami un’aperta menzogna quando dice che la notizia è meravigliosa per tutto il popolo libico, quando tutti sanno che c’è una parte del popolo libico che, per ragioni politiche, economiche o sociali, sosteneva decisamente il dittatore. Per questi libici, la notizia è tutt’altro che gradita, anche perché sanno di dover temere per la propria incolumità se si azzardano a esprimere il proprio pensiero, e forse anche se non si azzardano.
Ci potrebbe forse preoccupare il fatto che, comunque, nessuno saprà mai quanti fossero questi libici che amavano Gheddafi, perché ci sono stati tre paesi molto potenti, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, che hanno stabilito, impedendo qualsiasi accertamento in materia, che “il popolo libico” non voleva Gheddafi e pertanto hanno deciso, in aperta violazione del diritto internazionale e della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza, di muovere guerra al suo regime.
Il caso della Libia sembra somigliare, assai più che l’Iraq o l’Afghanistan, al caso dell’Italia alla caduta del fascismo. Un dittatore molto autoritario, sostenuto da una parte della popolazione, viene rovesciato da una ribellione armata col sostegno determinante di potentissimi paesi stranieri.
Ma c’è una grossa differenza: Mussolini aveva aggredito a mano armata parecchi altri paesi, Gheddafi no.
Come ho argomentato qui il 15 ottobre, se plaudiamo alla morte di Gheddafi, stiamo ammettendo il principio che qualunque stato militarmente potente può giudicare senza processo il governo di un altro paese per fatti interni a quello stato, condannarlo a morte, ed eseguire quella sentenza senza il vincolo di alcuna regola, senza dover rispondere delle eventuali vittime innocenti che questo può causare e senza nemmeno far finta di mettere da parte i propri interessi economici, strategici e politici. E stiamo fingendo di non capire che il nuovo governo di quel paese sarà più condizionato dalla volontà delle potenze intervenute che da quella del suo stesso popolo. Frattini ci ha già spiegato stamattina che sta “lavorando” al nuovo governo della Libia e non importa se, di fatto, succederà che lui lavora e altri, più potenti e meno impresentabili, decideranno per tutti.
Quello che importa è che la cruenta rivoluzione della Libia non è stata soltanto una sconfitta della nonviolenza. E’ stata soprattutto una sconfitta del diritto e della legalità: che sono, checché ne pensi qualche sofisticato scettico “realista”, le fondamenta della democrazia.
Ci auguriamo vivamente, e auguriamo di cuore a tutti i libici, che la nuova Libia sia migliore di quell’altra. Non ci vorrebbe molto, ma, purtroppo, non è sicuro che così sarà.
Azioni sul documento
INVITO Iniziativa 25 Maggio

De Magistris: da Parigi, Atene
e Italia una sola richiesta

Clicca sulla vignetta per ingrandire

Le foto della manifestazione di Marsiglia

Clicca sulla vignetta per ingrandire

Clicca sulla vignetta per ingrandire

Perché non scoppia la rivoluzione?

 
Da martedì 15 maggio in libreria

Salviamo il frutteto Stuard
Clicca sotto per firmare


Clicca sulla vignetta
per ingrandire


Ultimi 5 filmati


Clicca sulla vignetta
per ingrandire


Rubrica delle donne

« maggio 2012 »
maggio
lumamegivesado
123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031