Giordano Bruno è ancora attuale

Ripubblichiamo questo articolo perchè sempre attuale
Il 17 febbraio sarà l’anniversario della morte sul rogo di Giordano Bruno. Già, sono passati 409 anni da quel giorno infelice, ma guardandoci attorno non sembra che ne siano passati tanti. Di più: osservando la chiesa di Benedetto XVI sembra proprio che non si sia mossa affatto.
E’ rimasta una chiesa invadente e prepotente, aggrappata a poche idee aride e fossilizzate, vecchie e muffite, ma condite da una supponenza e una protervia davvero senza misura. Una chiesa incapace di guardare lontano, di ampliare i propri orizzonti, di svecchiare le proprie posizioni, tanto da tornare indietro e rimettere la messa in latino, officiata dando le spalle ai fedeli. Tanto da riaccogliere i vescovi tradizionalisti lefevriani, compreso Williamson, che nel suo antisemitismo feroce nega perfino l’esistenza dell’olocausto. Tanto da cancellare tutte le innovazioni del Concilio Vaticano II e ritornare indietro nel medioevo. Tanto da fare santo un personaggio inquietante come José Maria Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, una società segreta fra le più retrograde e bigotte che mente umana abbia potuto concepire.
Sull’organizzazione e la vita interna dell’Opus Dei hanno testimoniato due donne che ne hanno fatto parte: nel 1996 Maria del Carmen Tapia ha pubblicato , per i tipi di Baldini&Castoldi, il libro Oltre la soglia, nel quale parla di manipolazioni, affari illegali, plagio, violenze e sottolinea la fissazione maniacale della segretezza. Maria Angustias Moreno, che fu numeraria dell'Opera, a sua volta ha raccontato del culto della personalità che si doveva tributare a Josemaria Escrivà, promosso da lui stesso, che voleva lo si chiamasse Padre, scritto in maiuscolo, e lo si salutasse piegando il ginocchio sinistro.
Questo Escrivà, spagnolo di nascita, fu a suo tempo uno dei grandi sostenitori di Francisco Franco e un amico personale di Pinochet, tanto da dire – in una conferenza del 1974 – che il sangue sparso dal dittatore “era necessario”. Il papa Giovanni XXIII non lo ha mai stimato e lo riteneva anzi molto pericoloso, Paolo VI lo ignorò, invece fu Giovanni Paolo II a sdoganare la sua associazione il 28 novembre del 1982, elevandola addirittura a “prelatura personale”, cioè a organizzazione elitaria che deve rispondere solo al papa, privilegio che nella sua storia ebbero un tempo solo i templari. Adesso – come se non bastasse – il papa tedesco ha proclamato santo, il 465° santo, il suo fondatore, il più che chiacchierato José Maria Escrivà.
Potremmo stringerci nelle spalle e dire che sono fatti dei cattolici osservanti: se questa è l’idea che hanno dei santi, se li tengano pure così. Del resto ognuno apprezza negli altri le proprie caratteristiche morali.
Ma c’è un aspetto che in qualche modo ci tocca e che ci ha indignato ed è stato a suo tempo il commento di D’Alema, presente alla canonizzazione; "Questa canonizzazione - dichiarò infatti tutto compunto - è un grandissimo evento che non può passare inosservato. Ho accettato l'invito per questo e non solo. Sono qui, infatti, anche per il rispetto che si deve alla Chiesa cattolica, alle sue istituzioni, alla sua storia, ai suoi testimoni, ai suoi simboli: ed il nuovo santo Escrivà de Balaguer è certamente uno di questi''. Ma non è finita qui: evidentemente, noblesse oblige, a certi eventi non si può mancare e infatti sua moglie Linda Giusva era presente, l’11 febbraio (una data a caso?) del 2006 alla donazione ufficiale dell’archivio personale di Licio Gelli alla città di Pistoia. Non era solo presente, era anche uno dei relatori. Amen.
Ma se questa è stata considerata per anni la créme della sinistra, non possiamo meravigliarci di essere finiti sotto il tacco di questa destra disprezzabile e razzista.
Una destra che adesso varerà una legge che ci costringerà a vivere attaccati a una macchina, se ci capiterà la sfortuna di avere un incidente che ci tolga l’intelletto o il controllo del nostro corpo. Una cosa talmente orribile da provocare ansie claustrofobiche: non essere più padroni nemmeno di noi stessi è davvero troppo! Ci hanno tolto ogni diritto civile, non possiamo nemmeno più votare per chi vogliamo, ma non avere più neppure il controllo del nostro corpo è davvero un incubo insopportabile.
Un tempo gridavano “Dio lo vuole!!” e, con la scusa del Santo Sepolcro, mandavano la gente a combattere in Terra Santa e a invadere la terra altrui, oggi al grido di “Salviamo Eluana!” si è tentato di nascondere un colpo di mano contro la Costituzione e la libertà personale. E dietro tutto questo c’è sempre la chiesa. E il suo delirante desiderio di controllare ogni essere vivente, omologare tutti, renderli servi, proni, schiacciati, inermi ai suoi piedi. Anche quelli che non si annoverano fra i credenti.
Una sorta di odio la anima verso ogni uomo e donna che vivano pienamente e in libertà la propria condizione umana, sentimentale e sessuale. Pensiamo solo alle penalizzazioni dei cattolici divorziati, che non possono accostarsi alla comunione; al divieto di usare qualsiasi anticoncezionale che non sia la castità; agli attacchi continui alla legge sull’aborto e via proibendo, inibendo, punendo, perché il suo dio è quello degli eserciti, dell’odio e della collera, non quello del perdono, del riscatto e dell’amore di cui ha parlato Gesù.
La chiesa usa il suo potere per manovrare i partiti politici che si appiattiscono sopra i suoi dettami, e su suo imput creano leggi mostruose, come la legge 40, quella sulla procreazione assistita, che è un vero insulto alla ricerca scientifica oltre che alla vita, o quella che è in discussione ora sulla nutrizione forzata: dove emerge ancora e sempre il suo spirito grandguignolesco, macabro e sadico. Spirito che ha raggiunto la sua apoteosi nelle torture indicibili inflitte a coloro che erano sospettati di eresia, durante i processi della santa Inquisizione. Strumenti orribili venivano usati, per far soffrire ancora di più i poveretti e soprattutto le poverette ( quanto odio verso le donne!!) sottoposti a questi interrogatori. Orrori inimmaginabili e degni solo di menti malsane, deviate, misogine e misantrope, malate. La chiesa non è cambiata e oggi – come ai tempi di Bruno – cerca di punire la cultura, la scienza, la libertà, la gioia di vivere e l’amore attraverso leggi indegne della civiltà del 21° secolo.
Lo fa attraverso i partiti politici più arretrati e lo fa per raggiungere il suo scopo: il dominio sulle coscienze, e quelli a loro volta usano la religione per controllare un elettorato sempre più ignorante, inconsapevole e manovrabile, e per raggiungere il proprio scopo: il dominio sulle risorse e sul denaro. Una partita di giro che riguarda solo chi gestisce il potere e non certo chi lo subisce e pensa - ancora, incredibilmente, dopo secoli di crudeltà assurde, dopo Crociate, caccia alle streghe, roghi di libri e inquisizioni – che se lo dice la chiesa vuol dire che è vero. Perché confonde ancora il suo esecrabile potere temporale con la fede in Dio.
Eppure è sotto gli occhi di tutti che il potere che hanno costruito nei secoli lo hanno utilizzato sempre contro ogni persona che abbia usato il proprio cervello e il libero arbitrio che Dio ci ha dato, ma che la chiesa si ostina a negare a tutti.
E’ così che Giordano Bruno finì sul rogo. Perché pensava con la propria testa e il suo pensiero volava troppo alto per gente che ignorava Copernico e si nutriva solo di leggende e di ottuse teorie prive non solo di qualsiasi fondamento scientifico, ma perfino del più elementare buon senso e della più semplice osservazione della realtà.
Ma lasciamo a lui stesso di illustrare quello che aveva pensato e scritto nei suoi libri:
“Et in questi libri particularmente si può veder l'intention mia et quel che ho tenuto; la qual, in somma, è ch'io tengo un infinito universo, cioè effetto della infinita divina potentia, perché io stimavo cosa indegna della divina bontà et potentia che, possendo produr, oltra questo mondo un altro et altri infiniti, producesse un mondo finito. Sì che io ho dechiarato infiniti mondi particulari simili a questo della terra, la quale con Pittagora intendo un astro, simile alla quale è la luna, altri pianeti et altre stelle, le qual sono infinite; et che tutti questi corpi sono mondi et senza numero, li quali constituiscono poi la università infinita in uno spatio infinito; et questo se chiama universo infinito, nel qual sono mondi innumerabili ...»
Non solo Giordano Bruno parla di un Universo infinito pieno di stelle e di pianeti, ma parla anche del fatto che questi pianeti possono essere abitati, come il nostro, da esseri viventi come noi. Lui ha difficoltà a credere nella Trinità, nel fatto che l’ostia si transustanzi, cioè diventi carne e sangue di Cristo durante la messa. Ha anche difficoltà a pensare Dio e Gesù come un’unica cosa e non crede alla verginità della Madonna. Ma è soprattutto la natura dell’Universo che lo affascina: il suo pensiero insegue le stelle, si perde dietro il moto dei pianeti, nell’armonia prestabilita dell’Universo che vive e pulsa e respira e si dilata, perché Dio non può creare che cose infinite e mirabili.
Poteva essere capito? Evidentemente no. Hanno cercato di farlo abiurare, lo hanno torturato per ridurlo a loro misura, a misura di gnomi deformi, di anime morte. Ma lui non ha ceduto. Non hanno potuto piegare la sua dignità, oscurare la sua verità, sporcare la sua anima, appannare la sua intelligenza.
Furono solo capaci di scrivere queste miserabili considerazioni, come sappiamo dalla relazione del teologo Caspar Schoppe, presente alla sentenza e poi al rogo: “... proferimo in questi scritti, dicemo, pronuntiamo, sentenziamo et dichiariamo te, fra Giordano Bruno predetto, essere eretico impenitente et ostinato [...] et come tale te degradiamo verbalmente et dechiariamo dover essere degradato, sì come ordiniamo et comandiamo che sii attualmente degradato da tutti gl’ordini ecclesiastici maggiori et minori……. Di più, condanniamo, riprobamo et prohibemo tutti li sopradetti et altri tuoi libri et scritti come eretici et erronei et continenti molte eresie et errori, ordinando che tutti quelli che sin’hora si son havuti, et per l’avenire verranno in mano del Santo Offitio siano pubblicamente guasti et abbrugiati nella piazza di San Pietro, avanti le scale, et come tali che siano posti nell’Indice de’ libri prohibiti, sì come ordiniamo che si facci [...]
Finita di leggere la sentenza, scrive Schoppe, Bruno, rivolto ai suoi giudici, disse in tono intimidente: «Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza, che io nell’ascoltarla».
Abbiamo notizie dirette dell’esecuzione della sentenza. Il 12 febbraio 1600, L' Avviso di Roma riportava che «hoggi credevamo veder una solennissima giustitia, et non si sa perché si sia restata, et era di un domenichino de Nola, heretico ostinatissimo, che mercoledì in casa del cardinal Madrucci sentenziarono come auttore di diverse enormi opinioni, nelle quali restò ostinatissimo, et ci sta tuttora, nonostante che ogni giorno vadano teologhi da lui». Il giornale dell’Arciconfraternita di San Giovanni Decollato, chiamata a prelevare dal carcere di Tor di Nona i condannati per accompagnarli al rogo, registra il 17 febbraio che Bruno «esortato da' nostri fratelli con ogni carità, e fatti chiamare due Padri di san Domenico, due del Giesù, due della Chiesa Nuova e uno di san Girolamo, i quali con ogni affetto et con molta dottrina mostrandoli l'error suo, finalmente stette sempre nella sua maladetta ostinatione, aggirandosi il cervello e l’intelletto con mille errori e vanità. E tanto perseverò nella sua ostinatione, che da’ ministri di giustitia fu condotto in Campo di Fiori, e quivi spogliato nudo e legato a un palo fu brusciato vivo, aconpagniato sempre dalla nostra Compagnia cantando le letanie, e li confortatori sino a l’ultimo punto confortandolo a lasciar la sua ostinatione, con la quale finalmente finì la sua misera et infelice vita».
Caspar Schoppe aggiunge che il supplizio fu allestito di fronte al Teatro di Pompeo - dunque non al centro della piazza, dove ora sorge il suo monumento - e con profonda imbecillità commenta «mentre veniva condotto al rogo e gli si mostrava, in punto di morte, l'immagine del Salvatore crocefisso, torvo in volto la respinse con disprezzo; e così arrostito miseramente morì, andando ad annunciare, io penso, a quegli altri mondi da lui immaginati, in che modo gli uomini blasfemi ed empi sogliono essere trattati dai Romani».Anche l' Avviso di Roma ne diede notizia il 19 febbraio: «Giovedi mattina in Campo di Fiore fu abbruggiato vivo quello scelerato frate domenichino de Nola, di che si scrisse con le passate: heretico ostinatissimo, et havendo di suo capriccio formati diversi dogmi contro nostra fede, et in particolare contro la Santissima Vergine et Santi, volse ostinatamente morir in quelli lo scelerato; et diceva che moriva martire e volentieri, et che se ne sarebbe la sua anima ascesa con quel fumo in paradiso. Ma hora egli se ne avede se diceva la verità».
Infatti lui diceva la verità e ora lo sanno tutti e nemmeno la chiesa può più ignorarlo - e non solo perché ce lo dicono i nostri scenziati, che lo hanno visto con gli strumenti, ma perché tutti noi lo abbiamo potuto ammirare coi nostri occhi – che esiste l’Universo infinito e pieno di innumerabili stelle e pianeti che Giordano Bruno con la sola speculazione aveva intuito.
E’ morto martire dell’ignoranza, della protervia, della superstizione, per colpa di una chiesa retrograda e ottusa che continua ancora oggi a cercare di imporre le sue idee limitate e la sua arida, triste e livorosa visione della vita. E’ stato arso vivo e quel fuoco brucia ancora e illumina la nostra intelligenza.


















