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GRECIA: CRONACA DI UNA CRISI ANNUNCIATA

Anni e anni di scandali politici, disuguaglianze economiche e disoccupazione hanno prodotto una delle peggiori crisi sociali della Grecia democratica, sfociata in una settimana di manifestazioni e scontri durissimi

Con il governo conservatore di Costas Karamanlis, paralizzato dalle proteste giovanili, la Grecia ha vissuto questa settimana una delle peggiori crisi degli ultimi decenni. Le manifestazioni seguite all’uccisione di Alexis Grigoropoulos, lo studente 15 enne colpito a morte da un poliziotto sabato scorso, hanno portato alla luce moltissimi problemi: una lunga serie di preoccupazioni e ansie sociali, diffuse soprattutto tra i giovani, si è unita agli scandali politici e ad un disprezzo generalizzato per una classe dirigente percepita come corrotta e lontana dai cittadini. Mercoledì scorso l’intera nazione è stata immobilizzata da uno sciopero generale del settore pubblico e privato contro le riforme dell’esecutivo.

 Dopo quattro giorni di manifestazioni giovanili e di vera e propria guerriglia urbana, scatenata dalle proteste per la morte di Alexis, centinaia di migliaia di lavoratori sono scesi in piazza per chiedere aumenti salariali e il mantenimento delle prestazioni sociali e del finanziamento alla scuola pubblica. Allo sciopero sono seguite però nuove proteste e nuove violenze, alimentate da una profonda frustrazione sociale. La morte di Alexis è stata infatti solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso: anni e anni di scandali politici, aumento della povertà, disoccupazione e crisi hanno esacerbato gli animi delle persone che ora manifestano. Basti pensare che la Grecia è uno degli Stati europei con il maggior numero di disoccupati tra neolaureati e neodiplomati (pari al 23%) e che la sua classe politica è una delle più corrotte dell’Ue.

 La “casta” greca si muove su logiche familistiche che portano al potere sempre gli stessi nomi, i Karamanlis, i Mtsokakis, i Papandreu. Per non parlare poi della situazione economica, gravemente peggiorata a causa della crisi, e che la nuova finanziaria di Karamanlis non ha contribuito a migliorare. Il governo, infatti, ha riformato la previdenza, riducendo la spesa pubblica e destinando ben 28 miliardi di euro alle banche in difficoltà, senza però garantire un aiuto alle famiglie meno abbienti. Per di più, sono stati ridotti i fondi destinati alla scuola e agli atenei pubblici per promuovere le fondazioni private.

 Insomma, la Grecia è uno degli anelli deboli dell’Europa e, nonostante le profonde analogie con la situazione nostrana, non può però contare su un sistema finanziario più o meno solido ed è quindi uno dei bersagli più facili della crisi economica mondiale.  “Non abbiamo lavoro, né denaro, davanti a noi c’è solo uno Stato fallimentare che risponde con le armi”, dichiaravano gli universitari durante un’assemblea tenuta qualche giorno fa al Politecnico di Atene (uno dei luoghi simbolo della protesta). Eppure il governo di Karamanlis continua a dire che la situazione sta tornando alla normalità e che si è trattato di manifestazioni estemporanee e occasionali, ignorando che invece i disordini dei giorni scorsi potrebbero essere l’inizio di una lunga crisi socio-politica, nonché un’anticamera di quello che potrebbe succedere in altri Stati europei.

 

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