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Il cancro è Boccassini?

Ieri pomeriggio un rappresentante del Governo italiano ha definito Ilda Boccassini (collaboratrice e amica di Falcone distintasi per importantissime inchieste contro mafia, brigatismo rosso e corruzione, fino a quella che coinvolge Ruby) una “metastasi”.

Di fronte a questo sconcertante episodio che fa saltare con degli insulti da bar ogni principio di rispetto fra poteri dello stato sorge una domanda: ‘metastasi’ è la parola che descrive la diffusione del cancro. Se – come dice il giudice Spataro – questa è una mossa studiata con fini elettorali per procurare voti a B. e ai sindaci del Pdl… ci sono per caso altre forme di cancro a minacciare il tessuto civile del paese?

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Il vittimismo di Berlusconi e la regressione intellettiva dell’italiano medio

Inviato da mariaricciardig il 10/05/2011 11:20
Berlusconi attacca pesantemente la Magistratura, in particolare i Pm definendoli «un cancro da estirpare», colpevoli, a suo dire, di aver instaurato un clima da guerra civile, brandendo il diritto come arma per colpirlo e delegittimarlo. Il Cavaliere si definisce l’uomo più processato dell’universo, egli si sente vittima del giustizialismo e aggiunge che in nessun altro Paese un premier è sottoposto a simili umiliazioni. Eppure sembrerebbe umanamente inverosimile che tutta la mole di accuse a suo carico, sia totalmente inventata.

Ma se ‘Lui’ avverte questi stati d’animo, come dovremmo sentirci noi italiani davanti all’opinione pubblica internazionale? Siamo diventati la nazione del “bunga bunga”, grazie alle consuetudini “amorose” del nostro presidente del Consiglio. Abbiamo perso quel poco di credibilità residua in politica estera: prima baciando la mano del Rais libico, per poi bombardarlo qualche mese dopo. Siamo lo stato dove si svolgono i referendum solo se sotto pilotati in qualche modo. Un premier che definisce la popolazione italiana ‘particolarmente impressionabile’, quindi incapace di esprimersi razionalmente sul quesito nucleare, nel dopo Fukushima.

La difesa ad oltranza del Cavaliere e il suo vittimismo galoppante scadono ormai nel ridicolo. Le sue esternazioni populiste non dovrebbero più essere prese in considerazione, da una mente intellettualmente evoluta, se non per divenire oggetto di scherno. Più che una guerra civile è in atto una guerra alla Civiltà, che presuppone la regressione intellettiva dell’italiano medio, al fine di poter concedere ancora credito ad un Capo che ha davvero umiliato un intero Paese.

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