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Il fallimento della destra politico-economica europea

Berlusconi trascina al fallimento l'idea stessa della destra politico-economica in tutta l'Europa, coinvolgendo anche l'intero Occidente

L'esempio di malgoverno italiano ha inquinato tutti i paesi a governo liberista, documentando nei fatti incontrovertibili come l'ipotesi di affidare ai mercati il controllo di se stessi, sia risultata nefasta,ed abbia prodotto sacche di nuova povertà che stravolgono equilibri fittizi, sostenuti da provvedimenti legislativi di comodo.  Ora è scoppiato il bubbone, stante il fatto dimostrato che non esistono manovre-tampone in grado di rimettere in sesto la nave che affonda; tutte le manovre ipotizzate, promesse, inventate  (con Berlusconi è invalsa l'idea che "qualcosa inventeremo") vengo assorbite dalla speculazione sempre più ardita e invadente, perché trova nei governi liberisti dell'Occidente un alleato-complice che ne favorisce le manovre.

L'Europa paga, insieme all'Italia lo scotto dell'improvvisazione, con la Merkel e  Sarkozy  in nettissimo  calo di fiducia  che sta travolgendo anche l'idea stessa dell'UE, nata per equilibrare le condizioni di tutti, ma finita con l'esercitare una funzione selettiva, dividendo le classi e ponendole l'un contro l'altra.

L'esempio è partito proprio da Berlusconi  ed ha influenzato le altre nazioni europee con la dispensazione di un ottimismo senza alcun riscontro con la realtà.

E' così che si sono affermati i nuovi capitalisti, i nuovi finanzieri e i nuovi manager.;

Perché meravigliarsi se oggi capitalisti, imprenditori, manager, finanzieri non sono più quelli di una volta? In realtà, Tanzi, Cragnotti, Fiorani, Consorte, Ricucci,  Marchionne, Berlusconi,  sono il frutto di una logica sistemica. Rappresentano il capitalismo in declino, entrato nella sua Terza Età. Le nazioni più importanti dell'UE hanno subito il fascino delle parole e le ipotesi di promesse partite da questa Italia berlusconoide, cadendo nella trappola.

All'inizio della fase acuta dell'attuale crisi, quando il governo italiano invitava a mantenere inalterato il ritmo dei consumi, di spendere, di sperperare anche, quello che è mandato è stato l'apporto dei grandi capitali che hanno preferito emigrare all'estero piuttosto che  assumere l'iniziativa di mantenere inalterati i posti di lavoro, di promuovere l'innovazione, di forzare la competitività. Dinanzi all'evidenza della crisi hanno preferito la certezza delle isole felici dove nascondere  il  frutto dello sfruttamento del lavoro, certi che il governo avrebbe provveduto a salvaguardare i loro averi anzicchè pretendere la restituzione, almeno in parte, di quanto illecitamente guadagnato.

Così fu, con condoni, sanatorie tombali e poi la pennellata finale con lo scudo fiscale che ha fornito concretezza all'evanescenza di capitali all'estero.

La tragedia continua, stavolta con la connivenza della autorità liberiste d'Europa; le manovre suggerite o imposte all'Italia non sfiorano nemmeno i grandi capitali; nessuno azzarda l'esigenza di una rigorosa patrimoniale, che non impoverirebbe i titolari, ma li costringerebbe a collaborare per favorire la ripresa.

L'evidenza finale è rappresentata dal fallimento del capitalismo liberista in tutta l'Europa, che non potrà risollevarsi fin  quando l'attuale triade  (piuttosto trimurti:  Merkel  è il Creatore,  Sarkozy è il Conservatore, Berlusconi  è il Distruttore) resterà ai vertici dei rispettivi governi.

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