Il furto del secolo

Sarebbe stupido e riduttivo unirsi al coro “ladri, ladri!” che, in Italia, comincia a farsi sentire ogni volta che scoppia uno scandalo in cui sono coinvolti rappresentanti di quel “palazzo” arroccato decine di metri sopra i bisogni e le esigenze legittime della gente comune. Non parteciperò mai, per quel che mi riguarda, a questo tipo di cori, non tanto per il fatto che servono a poco, ma anche perché nel fragore delle urla ammassate si smarriscono i connotati concreti del ladro e del reale valore del bottino. I detriti che, a colpi di inchieste, pian piano stanno emergendo dalla fogna del potere italiano, tra logge, organismi occulti, manovratori decisi e burattini ossequiosi, assumono la fisionomia funesta di fiumi di denaro pubblico finiti in una rete privata, trainata da pescatori in doppiopetto seduti nei posti più importanti delle istituzioni. Ma quella è solo la facciata più evidente, perché, in realtà, la fogna in cui galleggiano quei detriti che hanno sfigurato il volto della democrazia è piena di tante altre scorie ugualmente dannose.
Il sistema è stato messo a nudo, almeno in parte, e le vergogne non si possono più coprire. Dentro quel sistema si muovevano pezzi importanti del Pdl, cioè del governo e, quindi, delle istituzioni. Persecuzione? O è più corretto dire che dentro quel partito si è infilato, nell’euforica atmosfera di impunità costruita dal suo Capo, il gotha del malaffare italiano, quello che viene dalla P2, da Tangentopoli e da quella tradizione che, nel ’94, ha trovato riparo dalle macerie dei propri misfatti in una nuova casa il cui tenutario si mostrava abilissimo a fare da scudo e a tenere lontano gli indiscreti. Adesso la porta è aperta, le mura piene di crepe e l’acqua sporca comincia a venir fuori, con il suo tanfo stagnante. Ma non basta urlare “ladri, ladri!”, non ha senso ed è anche ipocrita sentire lezioni di morale da chi per anni in quell’acqua sporca ci ha nuotato o l’ha portata con i secchi dentro il cuore delle istituzioni.
Non è questione di soldi o di potere, di posti o di clientele: il furto è molto più grande e comincia dai pensieri, dalle parole, dai concetti. Il ventennio post Tangentopoli è stato segnato da un virus pericoloso e potente, che si è diffuso con una rapidità inattesa e con una forza disarmante. È un’infezione che non si arresta, nemmeno dopo essere stata scoperta, e prosegue a costruire difese su difese per resistere ancora. L’ultima trovata, di fronte alle porte aperte del Pdl, è quella del “partito degli onesti”, un’altra parola, un altro concetto, un’altra violenza, l’ennesimo furto. Sì, perché non hanno rubato solo giustizia e denaro, ma hanno rubato anche idee, concetti, valori. Sono partiti rapinando quel poco di identità nazionale che esisteva, prima ancora che fosse totalmente sacrificata all’altare blasfemo della Lega.
Hanno giocato con la parola Italia, se ne sono appropriati, come hanno poi cercato di fare anche con l’inno. Quindi hanno alzato il tiro, si sono spinti oltre, andando a calunniare la parola “libertà”, le fondamenta di un concetto nobile, che poco ha a che fare con uomini come Berlusconi, Dell’Utri, La Russa, Brunetta ed altri fieri esponenti dell’idea “liberale”. Hanno anche provato ad appropriarsi di ciò che in Italia non è mai esistito, “il popolo”, ed oggi sono arrivati a toccare il punto massimo, a sfidare la loro contraddizione più evidente: il “partito degli onesti”. L’onestà. Un concetto distorto nella mente di chi da anni passeggia sopra le regole, i principi, i valori fondanti della Repubblica, della giustizia, dell’etica, della morale. Si vocifera che, quando è stata annunciata questa nuova formula, questo nuovo furto, in tanti dentro il Pdl hanno avuto paura: c’è chi ha chiesto al vicino di sedia di dargli un violento pizzicotto per capire se fosse incubo o realtà, altri sono andati in bagno a rimettere, altri si sono messi alla ricerca di uno specchio per assicurarsi che non fosse occorsa alcuna mutazione.
Scherzi a parte: se siamo ancora un po’ sani di mente e non abbiamo abbandonato il cervello in qualche discarica, e dunque non ascoltiamo con la bocca aperta e gli occhi fissi la favoletta della “persecuzione”, è chiaro che è giunto il momento di dire le cose come stanno, senza giochetti diplomatici, senza i “pacatamente” del Pd e i “volemose bene” del “nuovo” Di Pietro. Questi politici saranno pure tutti uguali, come ripetono ossessivamente nei bar e nei tram, ma c’è qualcuno che è un po’ più uguale degli altri…
Il centrodestra ha scippato la dignità di questo Paese, ha ridicolizzato la credibilità che, l’Italia, tra anni difficili e problemi immensi, è sempre riuscita a mantenere agli occhi del mondo, ha drogato il sistema di valori unificanti, ha rovesciato e sporcato il senso di concetti che sono universalmente riconosciuti, ha lacerato i pilastri fondanti del tessuto economico e sociale italiano. Oggi c’è chi comincia a distanziarsi, chi trema e si mette in disparte e chi, invece, ottusamente, in preda ad una forma bulimica di potere, non si arrende, persevera, insiste. Perché c’è una cosa su cui le forze al governo, anche quelle che tanto disprezzano, a parole, “Roma ladrona”, sono pienamente allineate e concordi: la poltrona non si molla. Dovrà affondare insieme a loro, saldamente attaccata al loro nobile deretano.


















