Il gioco delle parole

Ormai ha tracciato la sua linea per la campagna elettorale e non può tornare indietro.
L'impostazione è quella del vittimismo, giustificato, come legittima reazione, dalla persecuzione giudiziaria della quale si dichiara vittima innocente.
Offeso, umiliato, perseguitato, calunniato, posto all'indice delle maldicenze, dei gossip da suburra, mentre la nazione, l'Europa, il Mediterraneo, e buona parte del pianeta avrebbero bisogno di tutto il suo tempo libero e disponibile per risolvere, da solo, i guai che, si sa, non vengono mai soli.
La reiterazione dei reati che vanno dalla corruzione di pubblici ufficiali, al falso in bilancio, allappropriazione indebita, alla costituzione di capitali all'estero, all'evasione fiscale, fino ad arrivare al mortificante sfruttamento della prostituzione e all'induzione alla prostituzione minorile (+ varie ed eventuali), rappresentano ipotesi di reato cancellate dalla volontà popolare che lo ha votato come presidente del consiglio (ovviamente si guarda bene dal riproporsi all'elettorato perché teme il responso delle urne e si appella alle prossime votazioni amministrative come se si trattasse di un referendum su se stesso, che dovrebbe risolversi in una ovazione plebiscitaria e assolutoria).
Sono i giochetti di parole cui si prestano anche i suoi avvocati, condizionati ai suoi voleri e premiati nei modi che gli sono più consoni; stessi modi con i quali acquista le attenzioni delle escort che lo fanno illudere di essere un conquistatore.


















