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Il Kapò delle Libertà e il libero suicidio della sinistra

Il fatto non stupisce più nessuno, ma la realtà è al di sopra di ogni immaginazione

Questi signori fanno passare in televisione cose di una gravità inaudita per un Paese civile e democratico quale dovrebbe essere l'Italia; roba da Repubbliche delle Banane: eletto un leader di partito per acclamazione! Mi ricorda un programma di Mediaset dove c'era l'applausometro che decideva il vincente tra i concorrenti, mi pare proprio che fosse la Corrida. Già, il Popolo delle Libertà, ovvero il Popolo della Corrida, dilettanti allo sbaraglio: ma allo sbaraglio ci sta andando l'Italia.

Sul palco passano uno dopo l'altro, uno peggio dell'altro e sembra veramente di assistere ad un torneo di gag e barzellette, dove vince chi la spara più grossa.

No, seriamente, con ironica serietà, chi ha vinto il torneo delle Libertà? Silvio Berlusconi, chi poteva vincerlo. E Silvio, che per fortuna non ha la “stoffa” del fu dittatore Mussolini, ma ha in mano la “tela” dell'informazione, ergo, la televisione, si muove da leader, pardon, da Kapò: con la massima leggerezza (propria di tutti dittatori moderni) si autoproclama, conclamato dalla folla (altro che popolo, “Folla delle Libertà”), monocapolista candidato per le Europee, “..perché le elezioni europee sono elezioni importanti e un grande leader deve portare la bandiera del proprio partito in capo al Mondo...”, anche se capeggia già in cento altre cose, in primis sul destino dell'Italia.

Ma si, questo è carattere tipico della destra bottegaia italiana, quella che senza un Kapò non sa dove andare, non sa che fare, o meglio lo saprebbe, ma ognuno andrebbe per conto proprio, ognuno per la propria strada. Ciò che mi spaventa è anche questo, cioè sapere che tante storie e percorsi di gruppi ristretti e personali si solidificano in unica grande forza politica con un potenziale purtroppo devastante. Sì, perché, finché idee come quelle della Scuola privata, del testamento biologico, del progressivo armamento militare, come quelle sull'abuso edilizio, quelle sulle centrali a fissione nucleare, quelle sugli inceneritori, quelle sui clandestini etc...etc..rimangono patrimonio di pochi, di alcuni, di gruppi ristretti o addirittura singoli, fino a lì insomma possiamo stare tutti tranquilli, quantomeno abbiamo gli strumenti e la possibilità di difenderci, di difendere non solo la nostra opinione, ma spesso ciò che è stato sancito nella Carta Costituzionale, che non è un pezzo di carta scritto da un pazzo, ma la massima rappresentazione del migliore pensiero politico e sociale espresso da questa Nazione.

Finché rimangono isolati insomma, stiamo tranquilli, ma nel momento in cui sono riuniti saldamente a comporre non più un insieme spezzettato di idee ma un corpo di pensiero strettamente coerente e coeso, beh, abbiamo di che preoccuparci. Per di più non c'è neanche un meccanismo democratico in grado di vagliare e selezionare attraverso una dialettica interna il meglio di quelle idee, dalle peggiori. Tutto è in mano ad una persona, intrinsecamente limitata e soggetta all'errore, che dovrebbe garantire non più solo per tutti gli aderenti di quel partito, ma anche per noi, dato che ci governa.

Ma passiamo all'altra sponda, cioè alla sinistra. Nel mentre che quel po po' di destra viene avanti con tutto il suo carrozzone, che fa questa sinistra? Si spacca, che può fare, si trucida, si fa a fettine al proprio interno, si accanisce contro se stesso, fa la guerra di bande, perché non può rappresentare il migliore dei mondi possibili, ma ognuno pretende di esserne la migliore espressione, insomma roba da affittare un intero reparto psichiatrico. Noi viviamo in centro Italia, dove la sinistra governa a livello locale, da oltre trent'anni, da quel dopoguerra da cui il Pci in particolare usciva forte di principi e di valori, ma soprattutto forte del desiderio di riscatto dei poveri. Riscatto che a mano a mano è stato raggiunto, pur nelle difficoltà di non avere a disposizione risorse e potere economico, di non avere nel proprio bagaglio culturale conoscenze sul funzionamento di un sistema politico sociale complesso come quello dell'Italia del dopoguerra. In questo il Pci fece scuola e fu una vera scuola capace di formare persone, dirigenti e quadri ma anche il meno impegnato tra gli attivisti di base. Poi le cose iniziarono a precipitare sotto i colpi di un basso e becero capitalismo di bottega rivitalizzato, pieno di faccendieri, affaristi, mercanti disonesti, detrattori del patrimonio comune culturale ed economico, tutti riconoscenti e figli del nuovo mezzo omicida dell'informazione, la TV, opportunamente deviata. E' quello che abbiamo definito il berlusconismo, che ha fatto breccia anche e soprattutto in mezzo alla sinistra. E' dagli anni 90 infatti che la sinistra è in crisi, in crisi di identità, in crisi di risposte politiche, in crisi di guida politica, in crisi a livello anche sociale. Una crisi che si è riflessa non solo nelle continue sconfitte elettorali, ma anche e soprattutto nella conflittualità interna che ha portato al suo logoramento continuo e all'emarginazione delle migliori forze sociali e intellettuali, di cui in primo luogo aveva ed ha tuttora bisogno. Sta proprio qui la chiave della sinistra a mio parere, la rivitalizzazione culturale, che passa in primo luogo attraverso la costituzione di luoghi e momenti di confronto comuni delle forze singole o associate, culturali e intellettuali, legate o meno ai partiti (Pd, SinLib, Rif.), presenti nel Paese a tutti i livelli.. Questa può essere la premessa per riunificare le forze della sinistra e per elaborare in un confronto dialettico critico e coerente con l'insieme dei valori condivisi, una linea di impegno politico e sociale a tutto campo, lavoro, ambiente, diritti...Questa in ultimo la modalità per arginare in modo efficace le tendenze deviate della destra italiana da un lato, della sinistra dall'altro.

 

 

 

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