Il re “solo”

Il cavaliere sta perdendo consensi, i suoi sondaggi lo danno sotto di 10 punti, il che vuol dire che è sicuramente molto ma molto più giù. Cosa potrebbe riportarlo sulla cresta dell’onda? Poter attribuire alla sinistra violenze e scontri di piazza. Come al G8 di Genova ci saranno certamente dei Black Blok prezzolati che romperanno vetrine e provocheranno giovani di sinistra, che inizieranno zuffe e incendieranno cassonetti. E’ sicuramente pronta una trappola colossale. Quindi quello che dobbiamo fare è NIENTE. Cioè, dobbiamo fare in modo che sia chiaro che non parteciperemo a nulla. Che lo si dica attraverso internet, Facebook, giornali e TV, in modo che qualsiasi cosa accadrà non possa essere addebitata alla sinistra, in alcun modo.
Noi non dobbiamo fare “contro manifestazioni”, noi non dobbiamo accogliere alcuna provocazione, noi non dobbiamo nemmeno farci vedere in strada. Facciamo come i francesi quando i nazisti entrarono a Parigi: scompariamo. Facciamo che la città sia vuota, che non ci sia nessuno in strada nemmeno per curiosare. L’unica cosa che possiamo fare è mettere bandiere viola o di altri gruppi della sinistra alle finestre. Ma in strada o in piazza non ci deve essere nessuno di noi. Lasciamo il re solo. Come è in realtà, al di là dei suoi proclami, della sua vanità delirante, del suo egocentrismo patologico: un uomo solo e profondamente disprezzato anche da molti della sua parte.
Lasciamolo al suo destino, ai suoi avvocati, alle sue donne prezzolate, allo squallore di una vita dove tutto ha un prezzo e niente ha un valore.
Ignoriamo i suoi problemi, i suoi piagnistei, le sue accuse grottesche. Dimentichiamoci della sua esistenza e concentriamoci invece sul “ dopo-cavaliere”: c’è tanto da ricostruire, tante ferite sociali, economiche, culturali da curare. Facciamo come gli aquilani del movimento delle carriole: rimbocchiamoci le maniche e ricominciamo a vivere e a ricostruire il nostro paese con la dignità e il decoro di cittadini consapevoli e responsabili.
“No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere...” partigiano Giacomo Ulivi, “Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana”


















