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IL RE È NUDO, L’ITALIA È CIECA

Caos Italia: forze dell’ordine e magistrati conseguono grandi risultati attraverso operazioni con cui arrestano pericolosi boss, mentre il premier Berlusconi sfugge alle accuse di corruzione grazie ad una legge truffa

In queste ultime settimane, magistrati e forze dell’ordine hanno conseguito importanti risultati nella lotta alla criminalità organizzata, eseguendo arresti eccellenti in tutta Italia. In Sicilia, diverse operazioni hanno colpito e decimato i clan palermitani di Brancaccio, Guadagna e Porta Nuova e portato in carcere Leonardo Badalamenti, il figlio del capomafia Tano Badalamenti, lo spietato assassino di Peppino Impastato. In Calabria, si registra la cattura del boss della ‘ndrangheta, Salvatore Coluccio, latitante dal 2005 ed elemento di spicco del narcotraffico internazionale.

In Campania, poi, durissima l’offensiva delle istituzioni, con l’arresto, in meno di un mese, di 4 importanti boss della camorra. Il primo a finire nelle mani della giustizia è stato il casalese Michele Bidognetti, reggente dell’omonimo gruppo camorristico per conto del fratello Francesco, meglio conosciuto come Cicciotto ‘e mezzanotte. Quindi, ad essere acciuffato è stato Raffaele Diana, ricercato dal 2004 ed inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi. Due settimane dopo è toccato a Raffaele Amato, leader degli “scissionisti” di Scampia, scovato in Spagna, a Marbella, dove trascorreva la sua latitanza spacciandosi per un ricco imprenditore. Due giorni appresso, in manette è finito Franco Letizia, altro esponente di spicco dei casalesi e uomo di fiducia di Cicciotto ‘e mezzanotte. Infine, qualche giorno fa, sono state eseguite 64 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di affiliati del clan Sarno.

Nella stessa operazione sono state arrestate dieci donne, tra cui Luisa Terracciano, attuale reggente del clan Arlistico-Terracciano-Orefice. Un’offensiva notevole che ha colpito duramente la criminalità organizzata, privata di capi e reggenti e costretta a gustare il sapore amaro della sconfitta. Per chi si sente invincibile, nonostante una vita basata sulla vigliaccheria e sul nascondiglio, deve essere davvero irritante finire con i polsi dentro le manette di uno Stato che si fa vedere. E di questo ogni cittadino onesto non può che essere contento. Già, perché è questa la reale esigenza di sicurezza del cittadino italiano: non la guerra ai poveri, agli ultimi, ai disperati, ma quella ai potenti, a coloro che opprimono l’economia, lo sviluppo, la libertà di vivere senza condizionamenti, senza paure.

Il pericolo non sono gli immigrati o i senza tetto, ma coloro che ogni giorno versano sangue sulle nostre terre, nascondono rifiuti tossici nei campi agricoli o li scaricano in discariche vicine ai centri abitati. La minaccia per noi cittadini è rappresentata da chi spara per strada, imponendo la legge della violenza, da chi impone il pizzo a chiunque voglia crearsi un’attività in proprio, da chi mette a fuoco, in pochi attimi, anni di sacrifici e sogni, da chi costruisce ogni cosa con calcestruzzo di bassa qualità o con sabbia di mare o con polveri tossiche.

Questo è il pericolo italiano e lo sa bene chi ogni giorno combatte contro mafia, camorra, ‘ndrangheta in tutta Italia. Davanti a questi successi dello Stato non siamo però capaci di gioire più di tanto, perché ci si accorge che se ne parla poco, come se la lotta alla criminalità organizzata fosse solo un’attività comune e di routine. Non fa quasi più notizia. Si preferisce enfatizzare fatti che riguardano gli immigrati coinvolti in fatti di cronaca, anche piccoli e magari nemmeno accertati, in modo da proseguire la strategia di costruzione di un pericolo che è solo immaginario e che distrae dalla minaccia vera, che è quella mafiosa.

Attraverso questa percezione dell’assedio si finisce per giustificare, con piglio giustizialista e disumano, qualsiasi atto contrario al “nemico costruito”, persino le azioni che violano i diritti umani, come nel caso dei respingimenti. Questo è il sottile disegno che il governo di destra ha realizzato e applica quotidianamente. Così, allo stesso modo, tutto il resto passa in secondo piano. A partire dai reati gravissimi di cui si macchiano o si sono macchiati i rappresentanti dello Stato.

Il caso della corruzione dell’avvocato Mills da parte del premier Berlusconi è l’esempio di quanto l’Italia si trovi in una pericolosa situazione di deficit democratico e in una condizione di totale “distrazione” rispetto a ciò che è davvero grave ed esecrabile. In ogni altro Stato, un’accusa di corruzione (ma anche molto meno) avrebbe determinato le immediate dimissioni del premier e del suo governo. In Italia, invece, nessuna timidezza, nessun imbarazzo, anzi una reazione aggressiva e compatta da parte di Berlusconi e dei suoi colleghi di maggioranza; la strategia è sempre la stessa: attacco ai giudici in nome della solita favola della persecuzione a scopo politico.

E la cosa peggiore è che la gente continua a credere a quest’uomo, il quale ama la politica, perché attraverso di essa si è garantito, negli anni, totale impunità, grazie ad una serie di leggi costruite ed approvate allo scopo di salvarlo dai suoi tanti guai giudiziari. L’ultima legge, in ordine di tempo, è il lodo Alfano, che sospende i processi (ma non ferma il tempo per la prescrizione) per le quattro più alte cariche dello Stato. Un provvedimento assurdo e incostituzionale che violenta e straccia il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini dinnanzi alla legge, già messo in crisi dall’esistenza dell’immunità parlamentare.

Gli italiani accettano tutto questo con il sorriso, senza indignazione, come se fosse una cosa non grave. Eppure i semplici cittadini sono quelli che se ritardano un pagamento si trovano subito una multa o una mora da pagare, oppure se commettono un reato finiscono in galera e si sottopongono a processi lunghi, anche quando si è innocenti. Tutti paghiamo per ogni piccola deviazione alle regole, spesso ci sono persone che pagano per fatti non commessi.

Tutti si fanno giudicare, ma Lui no: Lui ha talmente paura della verità che non rinuncia all’immunità e non si lascia giudicare, ma anzi attacca e continua a negare ogni addebito, a parlare di persecuzione, facendosi confortare dal gran numero di avvocati, amici, giullari, servitori e servetti che popolano la sua corte. Ed il popolo è lì che applaude.

Se poi qualcuno urla che il Re è nudo, nessuno gli crede, perché tanto di sicuro si tratterà del solito comunista, di una toga rossa, un giornalista della stampa di sinistra, un persecutore, insomma uno fuori dal coro. Un coro fatto di consenso drogato, tipico dei regimi sudamericani dei decenni scorsi, basati solo sul potere economico del dittatore e sull’anticomunismo, senza un tessuto culturale alla base e, per questo, ancor più pericolosi del fascismo.

In Italia non ce ne accorgiamo, ma in Europa qualcuno ci avverte, come hanno fatto in settimana due importanti giornali inglesi, il Financial Times e l’Independent, che hanno definito Berlusconi un “pericolo” per la democrazia italiana e il responsabile del “lento ma costante degrado delle istituzioni democratiche della nazione”.

Quando si sveglieranno gli italiani?

 

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Travaglio - Servizio P. 9/02/2012

Perché non scoppia la rivoluzione?

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