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Il re travicello e il corsaro della nuova destra

Per Fini e i suoi potrebbe essere l'occasione per cominciare a costruire e consolidare una destra che in Italia non c'è mai stata. E che, a nostro avviso, farebbe bene anche alla sinistra

“Questa storia appena iniziata è già finita”. Chi vi scrive si servì dell'ironia qualche tempo fa per parlare su queste colonne dei due separati in casa. Poi l'estate ha fatto maturare e cadere dall'albero i frutti balordi e i fatti c'hanno dato ragione. A oggi come descrivere il divorzio che si è consumato? Fini ha acceso il cerino. Berlusconi si è stufato, gliel'ha strappato di mano e c'ha acceso la bomba per farlo saltare. Ma ora che il fumo dell'esplosione si dirada, il day-after consegna alla cronaca politica un re Silvio che è re travicello, Fini e i suoi corsari per la prima volta da soli con il loro vascello, quando d'autunno il mare si farà grosso per tutti e due e sulla terraferma cominceranno a cadere le foglie, soprattutto per Silvio.

Il divorzio fra i leader della destra italiana era nell'aria da tempo, eppure sin dalla nascita del Popolo della libertà (di chi si è sempre saputo) era evidente che i cofondatori stavano prendendo strade diverse. Guardando ai fatti e alle parole degli ultimi dieci anni - perché su questi e solo su questi ci pare lecito ragionare - la via percorsa da Fini appare ispirata a una destra europea, laica, includente, rispettosa delle regole della democrazia e della Costituzione, che ha il suo faro nella principio della libertà mitigata dalle colonne della giustizia autonomamente esercitata e della moralità pubblica. La strada di Berlusconi, invece, è come un mantello avvolto nella glorificazione del corpo del leader con sulla testa un macigno di conflitto d'interessi enorme come una casa, intriso di populismo, di baci e abbracci con la Chiesa, che vive di salti da un predellino all'altro, apertamente insofferente delle regole e della Costituzione, menefreghista nei confronti delle Istituzioni.

Fini, facendosi espellere dal Pdl, ha decretato la morte del Pdl stesso e la frantumazione della destra. Che rimanga il nome poco importa perché l'estate – crediamo - non servirà a elaborare il lutto. Il re ora è nudo. Intorno sono rimasti gli indagati, i condannati e i prescritti che devono tutto al re. Lontani sono Fini e i suoi che dovranno camminare con le loro gambe. A dir la verità lo stavano già facendo, mettendo continuamente in discussione i provvedimenti che il governo portava in aula, ma lo facevano all'ombra del partito. Ora, però, che il partito è esploso, la navigazione si presenta in mare aperto.

Per Fini e i suoi potrebbe essere l'occasione per cominciare a costruire e consolidare una destra che in Italia non c'è mai stata. E che, a nostro avviso, farebbe bene anche alla sinistra. La strada è tracciata. La domanda è: ce la faranno?

Azioni sul documento

Farebbe bene alla sinistra? Sì, ma a quale sinistra?

Inviato da palinuro il 03/08/2010 12:57
La domanda che chiude l’ultimo paragrafo (“ce la faranno?”) ritengo sia volutamente ambigua perché può riferirsi sia ai finiani che alla sinistra italiana.

Se Fini, pur con l’incognita dell’esito della sua avventura, è comunque a metà del guado perché ha elaborato da un certo numero di anni un percorso di rivisitazione e di ridefinizione della sua idea di destra, il problema della sedicente sinistra italiana è di non aver mai fatto i conti con la propria storia, come se cent’anni di psicanalisi non avessero insegnato nulla.

Si sono convinti che una bella mattina la fatina dai capelli turchini li avesse svegliati lindi e ridenti, felici e contenti, democratici e liberali.

E invece la chiesa da cui provengono - con ciò intendendo non solo la loro ma tutte le organizzazioni che richiedono adesione acritica, dogmatica, ad un pensiero precotto - per definizione diffidava delle qualità eminenti. Le chiese, infatti, preferiscono materiali manipolabili. Gli individui meno riusciti vanno benissimo, anzi sono gli unici richiesti. Sarà un caso che le teste pensanti della chiesa cattolica siano state incarcerate o decapitate o siano finite sul rogo, da Giordano Bruno a Tommaso Moro, che Galileo fu condannato come eretico? E che le teste pensanti del PCI siano state cacciate dal partito (penso a Natoli, a Pintor, a Rossanda, a Magri, a un’intera generazione i cui unici sopravvissuti nella politica sono - non a caso - i Veltroni, i D’Alema, gli Adornato)?

Così come il Fini ribelle sia stato espulso da Berlusconi, sempre per reati d’opinione?

Sono molto d’accordo con lo spirito di questo articolo, nel senso che l’avventura di Fini e dei suoi non può che far bene alla sinistra italiana, quella che oggi si definisce tale oppure quella che ci si augura verrà.

La disobbedienza, per chiunque abbia presente la storia, è la virtù originale dell’Uomo. E’ con la disobbedienza che si è progredito, con la disobbedienza e la ribellione.

non mi fiderei troppo

Inviato da poetto70 il 03/08/2010 14:12
Il gambero Fini ci ha abituato ai suoi passi avanti nel percorso verso la democrazia e i suoi passi indietro nella riproposizione di modelli riconducibili alla destra reazionaria.
Ha riconosciuto il Valore della Resistenza, ma poco dopo ha oltraggiato i combattenti comunisti asserendo che non si battevano per la democrazia ma per asservire l'Italia all'URSS, adombrando una quasi superiorità morale dei "Repubblichini" nei loro confronti.
Lo strappo da re Silvio è stato in parte ricucito con l'annunciata fedeltà alla linea del governo.
Pur condividendo in parte le rivendicazioni di Fini, come ad esempio il rispetto delle prerogative del Parlamento, ridotto a ratificatore delle scelte compiute dal trio Bossi-Berlusconi-Tremonti, non credo che da questi contrasti Fini ed il suo gruppo traggano ulteriori coerenti decisioni e proposte.
La sinistra, se ne esiste una, dovrebbe giocare d'anticipo e non farsi dettare temi e tempi, dall'esecutivo o da veri o presunti critici interni.
Del gruppo dei finiani apprezzo comunque il coraggio e la coerenza di Fabio Granata.
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