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Il tempo è scaduto

Sull’Ilva il sindacato di Landini è l’unico che mantiene ferma la barra verso l’interesse generale

La Fim e la Uilm accusano la Fiom di dividere i lavoratori nella vertenza di Taranto. Scioperare contro la sentenza dei magistrati non è interesse dei lavoratori. Dietro questa proclamazione di sciopero c’è lo zampino di chi ha incassato il profitto senza rendere l’Ilva compatibile con la città.
Il ministro dell’ambiente starnazza contro la sentenza responsabile a suo dire di mettere a rischio il sito produttivo. Il governo dei tecnici ricorrerà alla consulta contro la sentenza. Il Caos è palpabile. 

L’Ilva da cinquanta anni inquina la città. I dati statistici indicano impennata dei tumori. Ogni rilievo indica che in questi cinquanta anni gli organi di vigilanza hanno chiuso gli occhi sulla violazione delle leggi. L’Ilva doveva adottare misure in difesa dell’ambiente. Ha continuato a violare impunemente le leggi. La disoccupazione, il bisogno di lavoro ha consentito di ricattare  lavoratori e città. 

I governi italiani impegnati a gestire il sistema di potere, non hanno dotato il Paese di una politica industriale. Taranto è un tassello della certificazione di un fallimento. La industrializzazione del mezzogiorno nasceva sotto la spinta contrattuale dei lavoratori degli anni settanta. Quei lavoratori cedevano pezzi di salario per ottenere progetti industriali. Erano gli unici a rappresentare un progetto di modernità in una Paese che restava egoisticamente medioevale. 

Patetico il richiamo a quelle lotte operaie, da parte di chi ha in questi anni ha unicamente gestito il potere. Il loro governo ha unicamente impedito che il popolo si emancipasse nel lavoro. Senza quella emancipazione chi gestisce il potere ha dominato e schiavizzato il popolo. In questo dominio ha concorso l’informazione servile. Per questa informazione la competizione è diventata unicamente riduzione del costo del lavoro. La loro protervia ottusità è diventato crimine. 

Un paese senza infrastrutture, con elevato costo energetico, appesantito dalla burocrazia e dal peso fiscale, che vuole diventare competitivo cancellando tutele e dignità di chi fatica. Sic! 

La Stampa servile, proclama per il popolino a carattere cubitale le misure adottare dal governo sul campo della riduzione dei costi. Una riduzione di spesa non può coniugarsi con il record del debito pubblico. 

Questi nostri dirigenti sono in mala fede. Il debito continua a salire perché non è stato fatto nulla nella riduzione delle spese parassitarie che rappresentano il companatico della classe dirigente. 

Un progetto industriale che si rispetti deve partire dal rendere efficiente la macchina dello Stato. Una progetto industriale deve mettere in campo risorse e non chiacchiere. Quelle risorse potevano e potrebbero trovarsi attraverso una patrimoniale. Potrebbero trovarsi attraverso una vera lotta alla evasione e alla criminalità. Chi non è in grado di giustificare la ricchezza del patrimonio vuol dire che quel patrimonio proviene da pratiche illecite. Lo Stato rispettoso di un suo ruolo, lo requisisce. 

Il governo continua a cincischiare mentre il Paese muore. Due generazioni di giovani attendono il lavoro per emanciparsi. La loro emancipazione può venire unicamente attraverso il rilancio industriale del Paese. Una industria rispettosa dell’ambiente. 

Attendersi dai nominati rappresentanti del popolo misure finalizzare alla modernità del Paese è chimera. La drammaticità è che quella marmaglia nemmeno è sfiorata dalla condizione drammatica che vive il popolo. 

Il tempo è scaduto.

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