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Incontri di mezzanotte

Il 2011 riuscirà a essere migliore del 2010; anche perché non dovrebbe essere difficile. Auguri

In qualche posto poco frequentato, o meglio assolutamente deserto, intorno alla mezzanotte del 31 dicembre, come accade tutti gli anni, si incontreranno un vecchio e un giovanetto.

Come vuole la tradizione l'anno che finisce se ne andrà, lasciando il passo a quello nuovo.

L'anno passato porterà con sé una bisaccia piena di fatti e di storie accadute.

Fatti e storie che per noi italiani, piaccia o meno, hanno ruotato essenzialmente intorno alla figura di Berlusconi, padrone quasi assoluto del Paese, in grado di comprarsi il potere e di esibire i suoi simboli più beceri e volgari: l'adorazione degli imbecilli, il servilismo dei suoi favoriti e una virilità artificiale da sfogare sul corpo di donne giovani e disponibili.

Un Berlusconi che appare ancora invincibile di fronte a una schiera di oppositori che in buona parte portano la responsabilità dei suoi successi, avendone oggettivamente legittimato e favorito l'ascesa, e che continuano a dividersi e a far prevalere le ambizioni personali e di gruppo sull'interesse del Paese.

Ma questa volta anche l'anno nuovo porta con sé qualcosa. Guardando bene nel buio della notte potremo scoprire che sulle sue spalle grava il tentativo, sin qui vincente, del ritorno a un modello sociale antico e autoritario, nel quale il Parlamento non viene eletto e non ha potere; il Governo si fa rappresentare da forze dell'ordine (spesso camuffate da manifestanti) che invece di dare fiducia incutono terrore, i lavoratori hanno perso i diritti conquistati con oltre un secolo di lotte sindacali, i figli dei ricchi frequentano una scuola diversa, le donne devono stare a casa ad accudire i figli e i vecchi perché manca il lavoro e non ci sono più i servizi sociali, il patrimonio storico e culturale può essere abbandonato o svenduto agli 'amici degli amici'.

Forse è per questo che i ruoli delle due figure sembrano invertiti: l'anno vecchio appare artificialmente giovane, sotto i capelli finti e il cerone sulla faccia, nel tentativo di nascondere la propria decrepitezza, mentre non c'è allegria in quello nuovo, piegato sotto il peso di un enorme debito pubblico, della mancanza di prospettive, del rischio di una definitiva cancellazione della nostra Costituzione e della trasformazione della nostra democrazia sui modelli dittatoriali cari al capo del governo: la Russia di Putin e la Libia di Gheddafi, per prime.

Ma forse il mio è solo un incubo, e il 2011 riuscirà a essere migliore del 2010; anche perché non dovrebbe essere difficile. Auguri.

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