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"L'Italia di Berlusconi è un bordello" Magazine Usa all'attacco

"Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiero in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!" La citazione dantesca fa da epigrafe a un reportage dal titolo esplicito, "The Bordello State", pubblicato da Fp Foreign Policy, stimato e quotato magazine di politica internazionale edito a Washington e molto seguito anche attraverso il suo sito. La foto, nel caso sorgessero dubbi, ritrae il nostro premier. La tesi dell'articolo a firma di James Walston è che il premier è in crisi nera. E la conclusione è perentoria: "Dante è citato spesso (nel servizio) per una buona ragione: lo Stato è precipitato all'Inferno". E' un "bordello". E chi riprende con amarezza Dante è uno studioso dell'università di Princeton, l'italiano Maurizio Viroli, nel libro "La libertà dei servi". Dove scrive: l'Itala è riuscita "nell'esperimento politico di trasformare, senza violenze, una repubblica democratica in una corte intorno a un signore feudale circondato da una pletora di cortigiani ammirati e invidiati da una moltitudine di persone con spirito servile". Come rimproverava il poeta agli italiani sette secoli fa.

Walston riprende la citazione del bordello dall'Alighieri e da un libro postumo del 2006 Paolo Sylos Labini. E riprende l'analisi e l'appello dell'economista "di un'integrità assoluta" che vedeva il Paese nell'abisso, che voleva difendere le regole del mercato dal potere politico ma dove lo spropositato conflitto d'interessi di Berlusconi si è fatto bellamente beffe di quelle regole.

Dopo di che, mentre l'Italia è stata schiaffeggiata da tempeste interne, oltre che quelle internazionali, "le residenze del primo ministro sono diventate dei bordelli, e non solo metaforicamente". Le notizie delle escort non sono rimaste entro i confini patrii. Ma l'articolista affonda il coltello sull'ultima estate del premier. "Dalla fine di luglio è mancata una leadership chiara". Watson ricorda che il premier in agosto ha minacciato le elezioni per mettere nell'angolo Fini e i suoi. Poi, "come i sondaggi hanno mostrato che l'unico vero vincitore in un voto anticipato sarebbe stato Bossi", e che forse non otteneva una maggioranza al Senato, allora Silvio ha inserito la retromarcia. Così ora parla di altri "tre anni" di governo e di far passare i famosi cinque punti su economia, il Sud, il federalismo fiscale, la sicurezza e la giustizia. E, ricorda l'articolista, questo è il punto più controverso. "Perché garantisce a Berlusconi l'immunità" dai processi penali.

Lo sguardo dall'estero, attacca Walston, non è meno desolante. Il nostro premier, dice, si vanta che la sua politica estera è "l'invidia d'Europa" ma la realtà è diversa. La settimana ha attaccato Fini da un forum internazionale sulla politica globale in Russia, poi ha criticato per "l'ennesima volta" i "giudici comunisti" che gli impedirebbero di governare, poi ha dato un caloroso benvenuto al dittatore libico Gheddafi, infine ha definito Putin e Medvedev "un dono di Dio per la democrazia russa". Noi in Italia lo sappiamo, il giornalista sembra stupirsi anche se sa. E più imbarazzante di tutte, la notizia del peschereccio mitragliato dalla motovedetta libica donata dal governo.

Intanto i dolori interni si "moltiplicano". Stando ai sondaggi, Berlusconi è sceso del 4,9% nei favori degli elettori arrivando al 37% e mentre va a caccia di parlamentari il Pdl è calato ancora e sta sotto il 30%.

Il Foreign Policy non dimentica il caso P3, ricorda come l'associazione abbia manovrato nell'ombra e con denaro per cercare di defenestrare Prodi nel 2007. E aggiunge: alcuni indagati parlano come per fuggire da una nave che sta affondando. Ma Berlusconi "è preoccupato della sua sopravvivenza mentre l'Italia è in guai grossi". Il declino, iniziato quasi 20 anni fa, si è fatto più pesante, il World Economic Forum non vede da noi una ripresa e ci colloca al 48esimo posto nella competitività mondiale, dietro la Lithuania prima del Montenegro. Intanto la disoccupazione giovanile è salita al 29.2% in maggio.

Le rivelazioni, gli scandali sui protagonisti del Pdl o su affaristi, non fanno "colore" giornalistico, stavolta. Piuttosto fanno immaginare a Watson uno scenario perfetto per l'opera verdiana del "Rigoletto" (forse ha visto la recente versione della Rai in tv mandata in mondovisione): trame, intrighi e il gobbo che intona "Cortigiani vil razza dannata". Perché il dramma autentico, scrive amareggiato Walston, "non che se alcune donne sono entrate in Parlamento passando dalla camera da letto, è che donne e uomini, giornalisti e professionisti, hanno abbandonato la loro volontà di pensare e i loro principi".

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