L’ITALIA DEI FUORILEGGE

Ci sono leggi che uno Stato impone ai suoi cittadini allo scopo di garantire un’armoniosa convivenza, leggi che stabiliscono principi, valori, modelli di comportamento. Non sempre, però, i testi legislativi tengono conto delle condizioni del trasgressore, dell’entità della trasgressione, delle attenuanti. In breve, molto spesso le leggi divengono più ingiuste di ciò che intendono punire ed allora può accadere, nel corso della Storia, che masse di persone manifestino il dissenso attraverso forme che vengono sanzionate dalla Legge. In quest’ultimo caso, spesso avviene che la maggioranza della società, quella più conformista e acritica, bacchettona e perbenista, condanni ferocemente chiunque si ponga, benché animato da ideali di giustizia, al di fuori del confine tracciato dalle norme e dai codici.
Ma cosa accade quando è lo Stato ad essere illegale, a compiere atti che ledono sia le norme che la dignità degli esseri umani? In Italia succede che qualcuno protesta, denuncia, ma viene messo ai margini, etichettato come visionario, rompipalle, pazzo, comunista, protagonista di chissà quale complotto. La maggioranza del Paese non si indigna, non sbraita, non chiede punizioni esemplari, non protesta, non reclama giustizia, ma anzi sostiene, approva, acconsente, esprime parere favorevole: insomma, è contenta e soddisfatta. Anche quando le azioni illegali dello Stato prefigurano un reato di razzismo o addirittura di concorso in omicidio.
Siamo arrivati al fondo assoluto della democrazia moderna, al punto di non ritorno, laddove l’essere umano occidentale vomita tutta la sua crudeltà, tipica dei periodi più bui ed oscurantisti della sua Storia. E se la politica è l’espressione della società che la elegge, allora possiamo accorgerci facilmente di quanto profonda e radicata sia la tendenza a violentare qualsiasi logica di buon senso, di solidarietà, di umanità.
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha scelto di offrire il sangue degli ultimi, dei disperati, degli esclusi alla propria gente affamata di violenza, di atti di forza ed indifferenza contro chi non ha mezzi per difendersi. La codardia della Lega, di questa accolita rozza di settentrionali arricchiti, a cui plaude anche una parte del resto del Paese, si esprime in scelte e leggi riguardo a cui, già in passato, abbiamo ricevuto la dura condanna della Corte europea dei diritti umani. Oltre al vergognoso ddl sulla sicurezza, su cui si è posta la fiducia reinserendo emendamenti già bocciati in aula parlamentare (esautorando di fatto il Parlamento dei propri poteri), c’è anche il famigerato accordo con la Libia per il pattugliamento delle coste del Mediterraneo e per la lotta all’immigrazione clandestina.
Qualche giorno fa, a due settimane di distanza dal caso del mercantile “Pinar”, con la crisi diplomatica tra Italia e Malta, si è verificato un nuovo momento di crisi. Tre barconi, infatti, carichi di migranti (ben 227), sono rimasti bloccati tra Italia e Malta, ad alcune miglia di distanza da Lampedusa. Soccorsi da motovedette italiane, i migranti sono stati assistiti e curati a bordo, quindi, dopo una rapida trattativa tra governo italiano e autorità libiche, è stato disposto il loro accompagnamento immediato a Tripoli, in Libia. Un rimpatrio forzato, proprio come quelli già effettuati dal penultimo governo Berlusconi che ci costarono condanne e sanzioni da parte della Corte europea. Con un’aggravante notevole: i migranti non sono nemmeno riusciti ad arrivare in Italia, a Lampedusa, dunque non sono stati identificati. Ciò significa che non si è verificata l’eventuale presenza di persone aventi diritto all’asilo politico e alla protezione umanitaria.
Maroni gongola, così come le sue truppe di scagnozzi in camicia verde, e celebra quello che, a suo parere, è un momento storico, l’inizio di una svolta aggressiva contro l’immigrazione clandestina. In realtà, lo Stato italiano, di cui tutti noi siamo parte, si sta macchiando di due gravi colpe: innanzitutto, la violazione delle norme internazionali in materia di asilo politico; quindi, cosa ancor più grave, di complicità in omicidio, o meglio in genocidio. Stiamo partecipando ad azioni che, in guerra, vengono definite “crimini contro l’umanità”. Squarciamo il velo dell’ipocrisia e diciamo come stanno realmente le cose: rimpatriare forzatamente e senza passare per l’Italia centinaia di persone che scappano da guerre e persecuzioni è un reato. Riportarle in Libia, da dove queste persone sono partite, dopo aver subito stupri, violenze, torture e sevizie, e da dove verranno poi rispedite al proprio Paese, attraverso l’accompagnamento coatto alla frontiera, cioè all’imbocco del deserto libico, significa condannarle a morte certa.
Abbiamo stretto un accordo con uno Stato corrotto che non rispetta i diritti umani, che non ha riconosciuto le Convenzioni internazionali in materia, che tiene sotto sequestro migliaia di disperati, sottoponendoli a violenze sessuali di gruppo, sevizie, umiliazioni, pestaggi, che spara ad altezza d’uomo sulle barche piene di migranti (in settimana Repubblica Tv ha pubblicato un video al riguardo), che respinge gruppi di esseri umani stremati nel deserto del Sahara, condannandoli a morte e rendendo le dune del deserto montagne di ossa bianche e di sogni spezzati.
La ricetta italiana pensata da Maroni e dal governo Berlusconi è quindi di mostrarsi duri con i deboli, di violentare i diritti umani, di azzannare la democrazia ed azzerare qualsiasi forma di rispetto, di solidarietà, persino di pietà umana. Davanti al dolore del Sud del mondo, davanti alla morte di uomini e donne, di giovani, dei loro sogni, si pone l’arrogante sorriso di chi pensa di essere Dio in terra, l’indifferenza sporca e volgare di chi celebra il proprio disegno di potere.
Maroni ed i suoi appaiono come i membri di quei branchi di giovani annoiati che si accaniscono, con spietato divertimento, contro qualche povero malcapitato, reo solo di essere transitato sulla loro strada. Con la differenza che nessuno sembra intenzionato a fermarli, processarli, punirli come avviene con qualsiasi comune cittadino che trasgredisca una legge dello Stato. Perché in questo Stato di sceriffi sono loro la legge e c’è poca gente davvero disposta a disobbedirvi. E dire che basterebbe non votarli...


















