L’OFFERTA DEL DIAVOLO
La città di Casale Monferrato, città simbolo nella lotta contro l’amianto, sta vivendo un momento delicato e importante.
L’Amministrazione Comunale si era costituita parte civile, insieme ad altre 6.000, nel maxi processo iniziato nel dicembre 2009 contro lo svizzero Stephan Schmidheiny e il novantenne belga Jean Louis Cartier de Marchienne, imputati di “disastro ambientale doloso permanente” dalla Procura di Torino. I due erano stati gli ultimi proprietari della multinazionale Eternit che aveva avuto a Casale il più grande stabilimento d’Europa. A Casale, finora, ci sono stati più di 1700 morti tra lavoratori e cittadini per asbestosi, tumore al polmone e mesotelioma, tutte patologie legate all’amianto che, unito al cemento, serviva per produrre l’Eternit.
A meno di due mesi dalla sentenza di primo grado, prevista per il 13 febbraio, l’Amministrazione Comunale aveva deciso di accettare l’offerta di 18 milioni di euro dell’imputato svizzero, impegnandosi a ritirare la propria costituzione come parte civile adesso e per il futuro.
Quando, grazie a una fuga di notizie, l’Associazione Famigliari Vittime Amianto e i cittadini sono venuti a sapere della trattativa, sono rimasti prima quasi increduli, poi si sono indignati e hanno espresso la loro netta opposizione a questa scelta.
Il Sindaco sosteneva che il risarcimento richiesto sarebbe stato difficilissimo da ottenere, anche dopo una eventuale condanna, visto che l’imputato vive in Costarica e ha cittadinanza svizzera, paese fuori dell’ Unione Europea: si sarebbe dovuto aprire un contenzioso internazionale dai tempi lunghi e dall’esito incerto; il processo penale comunque sarebbe andato avanti lo stesso.
Chi si è opposto ne ha fatto una questione di principio: non si può smettere di chiedere giustizia a due mesi dalla fine del processo, non si può valutare una questione così tragica prendendo in considerazione soltanto l’aspetto economico, non si deve scendere a patti con un assassino, non gli si deve concedere la possibilità di ottenere attenuanti prima del pronunciamento della sentenza.
Inoltre la tragedia di cui si parla non è un fatto del passato, su cui si potrebbe pensare di mettere una pietra sopra in cambio di innegabili vantaggi immediati, ma è un dramma che continua e continuerà ancora a lungo. A Casale, e ogni anno si contano più di 50 nuovi casi di mesotelioma e il picco della mortalità è atteso per il 2020, vista la lunghissima latenza -20/40 anni – di questo tumore. Ci sono già circa 130 cittadini che si sono costituiti per quello che viene chiamato “processo Eternit bis”, persone che si sono ammalate dopo l’inizio del processo in atto e che potrebbero trovarsi a lottare per la giustizia senza avere al proprio fianco il Comune che li dovrebbe invece sostenere
Casale è diventata nei decenni la città simbolo nella lotta mondiale contro l’amianto: una battaglia che aveva visto sempre unita la città in tutte le sue componenti, civili, sindacali, amministrative. Se l’Amministrazione accettasse l’offerta non sarebbe più così.
Non dobbiamo dimenticare che l’amianto è stato bandito soltanto in 55 paesi del mondo, quindi in più dei due terzi dei paesi viene ancora estratto, o lavorato o utilizzato
Hanno detto che occorre ragionare e non scegliere “col cuore”: ma non è il cuore, non sono le emozioni che ci indicano quali sono le cose più importanti per l’umanità? Gli affetti, la giustizia, il dolore, non contano? Si dice: sì, ma sono cose che non hanno prezzo. E’ vero, ma allora le offriamo in saldo?
Perché 18 milioni di euro non sono certo una cifra congrua per risarcire tutti i danni recati: le bonifiche già realizzate (il 100% degli edifici pubblici e il 50% dei privati sono stati bonificati: Casale è la città più deamiantizzata del mondo!) hanno costituito un prezzo altissimo per la comunità e ne richiederanno uno ancora superiore per arrivare al termine. E soprattutto il danno subito da Casale non è solo un danno economico: si tratta di un danno immenso per la perdita di persone nel pieno della vita, che avrebbero potuto dare tanto alla loro famiglia e alla società.
La città ha dato una dimostrazione eccezionale di solidarietà alle vittime e ai loro famigliari: ogni manifestazione è stata via via sempre più partecipata e condivisa.
C’è stato un Consiglio Comunale carico di tensione e di urla (non c’era altro modo per farsi ascoltare, visto che avevano negato il Consiglio aperto) con centinaia di persone sullo scalone del Palazzo comunale a urlare invettive e a chiedere “Giustizia”.
La sera dell’antivigilia di Natale più di mille persone hanno sfilato, silenziose, dietro ad una bara con su scritta la parola “Giustizia”
Studenti hanno manifestato davanti al Palazzo comunale, e hanno richiesto incontri e assemblee per avere più informazioni, hanno distribuito migliaia di volantini per informare i cittadini.
Una fiaccolata per le vie della città ha visto la partecipazione di migliaia di persone e la sera stessa gruppi musicali di ogni genere si sono esibiti per solidarietà in un concerto: è stato il clou di una serie di iniziative cha hanno fatto sentire come la città avesse capito l’entità della posta in gioco e si unisse tutta in uno spirito di condivisione mai vissuto prima.
Giovani rockettari, hip hop, blues man cantavano davanti ad anziane signore che segnavano il tempo della musica con la testa e le mani, vecchi operai sedevano vicino a ragazzi e ragazze che per la prima volta sentivano di appartenere ad una comunità e scoprivano il gusto di impegnarsi in una causa importante, di far politica nel senso più vero del termine.
E’ intervenuto il Vescovo a ricordare al Sindaco il dovere di un amministratore di stare dalla parte dei più deboli, è intervenuto il Ministro della Salute, Renato Balduzzi, a chiedere di non rompere l’unità di un intero territorio e a promettere l’impegno fattivo del Governo per dare centralità alla questione amianto, per farla diventare un problema nazionale.
Ora il Sindaco sembra orientato a prendere sul serio l’invito del Ministro e a privilegiare il percorso istituzionale. L’Associazione Famigliari Vittime Amianto spera in una conclusione che sia rispettosa di tanto dolore e tanta partecipazione.
Resta in tutti l’amarezza per una lacerazione che ha segnato profondamente gli abitanti di una città vittima e simbolo al tempo stesso, resta però anche la soddisfazione per una crescita culturale e civile che non potrà non lasciare il segno
Più forte di tutto è la speranza che il 13 febbraio sia una data fondamentale per la giustizia, un segnale importante e un incoraggiamento per quelli che cercano di lasciare il mondo migliore, almeno un po’, di quanto l’hanno trovato.
COMMENTO DI BARBARA FOIS

Assunta Prato, autrice dell’articolo che pubblichiamo e membro della “Associazione Famigliari Vittime Amianto”, è anche autrice di un libro sulla vicenda incredibile che riguarda la fabbrica Eternit di Casale Monferrato e la class action portata avanti dai suoi cittadini contro i proprietari della fabbrica. Il processo oggi è a una svolta, come leggerete, assolutamente imprevista e devastante.
Ma partiamo dall’inizio: l’amianto, mescolato al cemento per creare questo nuovo materiale da costruzione, l’eternit appunto, è la causa di un inquinamento ambientale così massiccio e catastrofico da provocare, negli abitanti della cittadina piemontese, l’insorgere di un cancro incurabile – il mesotelioma – che a tutt’oggi ha fatto più di 1700 vittime.
Una polvere bianca, sottile come una cipria, copre case e cose, in questa città dove tutti l’hanno respirata fin da piccoli e sono stati esposti massicciamente al suo veleno. Il terribile tumore insorge nello spazio di 20-40 anni, dunque anche chi fino ad ora non si è ammalato non può considerarsi al sicuro. E ci vorranno decine e decine di anni per decontaminare tutto il territorio. Una tragedia umana ed ecologica paragonabile a quella di Cernobyl o di Fukushima, eppure se ne parla poco.
Ed è un grave errore, perchè se qualcuno pensa che la cosa riguardi solo gli abitanti di Casale perchè la fabbrica si trova lì, si sbaglia di grosso: l’eternit è stato usato come materiale edilizio in gran parte delle nostre case, in tutta Italia. Solo che loro lo sanno e stanno procedendo al disinquinamento e alla sostituzione dell’eternit con altri materiali, noi altri no. E invece dovremmo informarci sui materiali con cui sono state costruite le nostre case, le nostre scuole, i serbatoi dell’acqua e i tetti di garage e abitazioni e rimuovere questo materiale velenoso e altamente inquinante. Perchè anche noi possiamo contrarre questo terribile male.
Barbara Fois
Se volete saperne di più e volete vedere i bellissimi fumetti disegnati da Assunta Prato potete cliccare su questi link:
https://www.facebook.com/#!/pages/Eternit-dissolvenza-in-bianco/188032641282858
http://www.ediesseonline.it/press/8797



















