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La “riforma della giustizia”: quello che è in gioco qui è la libertà

Quello che è in gioco qui non è il destino di Berlusconi nei processi, non è il funzionamento del sistema giudiziario, non è la dignità dei magistrati. Quello che è in gioco qui è la libertà
Da molti mesi sto argomentando sul mio blog  (http://albertocacopardo.blogspot.com/) che, contrariamente a quanto sostengono Marco Travaglio e tanti altri avversari di Silvio Berlusconi, il berlusconismo consiste in un preciso progetto politico che mira ad assoggettare al potere esecutivo tutti gli altri poteri dello stato, per costruire un sistema che funzioni a tutti gli effetti come un’autentica autocrazia.
Il 30 gennaio scorso, quando ancora non era chiaro se Berlusconi sarebbe riuscito a sopravvivere allo scandalo Ruby, scrivevo:
“Non si può escludere che Berlusconi riesca anche questa volta a superare la crisi e a mantenersi in sella, uscendone magari ulteriormente fortificato. In questo caso, lo ha già fatto sapere, si getterebbe con rinnovata foga nel suo programma di legislazione eversiva: intercettazioni, processo breve, separazione delle carriere… In una parola, nella costruzione del regime. Ma non è l’ipotesi più probabile.”
Mi sbagliavo. E’ proprio quello che si è verificato. Ma in forma assai più acuta di quello che accennavo. La “riforma” costituzionale che Alfano ha appena sottoposto all’attenzione del capo dello stato non ha nulla a che vedere, nonostante i balbettii in questo senso di qualche illuminato esponente dell’opposizione, con le traversie giudiziarie di Berlusconi.
E’ invece un attacco al cuore dell’ordinamento costituzionale, che mira a neutralizzare una volta per tutte l’indipendenza della magistratura. E non allo scopo di proteggere Berlusconi dai processi, cosa che i tempi richiesti non consentirebbero, non allo scopo di “vendicarsi” dei giudici, come qualcun altro ha ventilato, ma semplicemente allo scopo di realizzare quel progetto che era nei sogni di Licio Gelli e che Berlusconi coltiva da almeno vent’anni.
La polizia giudiziaria sottratta al controllo dei magistrati basterebbe da sola a neutralizzare qualsiasi indagine scomoda per l’esecutivo. Ma tanto non basta. Si autorizza di fatto chi ha il potere a commettere qualsiasi tipo di illecito, sopprimendo l’obbligatorietà dell’azione penale, che viene rimessa all’arbitrio del potere politico attraverso la maggioranza in parlamento: in pratica si consente a chi ha il potere di impedire alla magistratura di punire i reati del potere stesso.
Ma non basta nemmeno questo. Si sopprime di fatto l’organo di autogoverno dei giudici, pilastro dell’indipendenza della giurisdizione, rimpiazzandolo con due consigli dalle potestà puramente amministrative, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, che per giunta sarebbero, rispettivamente,  per metà e addirittura per due terzi di nomina politica. Così come in prevalenza di nomina politica sarebbe la nuova Alta Corte addetta ai provvedimenti disciplinari contro i magistrati. I dettagli potranno variare, ma l’intento di assoggettare la magistratura alla volontà della maggioranza parlamentare e del governo non potrebbe essere più chiaro, come dimostra anche la costituzionalizzazione dei poteri di indirizzo e di ispezione attribuiti al Guardasigilli.
Come se non bastasse, si impedisce addirittura ai giudici di esprimere pareri sulla legislazione giudiziaria che non siano sollecitati dal ministro, sostenendo che questa sì è separazione dei poteri, come se esprimere un parere sulle leggi equivalesse ad esercitare il legislativo. Gli universitari possono commentare la legislazione universitaria, i medici quella sanitaria, gli industriali, che sono soggetti privati, quella industriale, ma guai se i magistrati si permettono di esprimere pareri sulla legislazione giudiziaria!
E infine, colmo dei colmi, in un paese che ha il vanto di ospitare le associazioni a delinquere più ricche e più potenti del mondo, si rende inappellabile la prima sentenza di assoluzione e si stabilisce che se il giudice sbaglia a imporre sanzioni deve pagare i danni di persona, mentre se sbaglia ad assolvere non ci rimette nulla: con quali risultati per la lotta al crimine, qualunque imbecille si può immaginare. Ecco, questi ultimi due punti sono gli unici che distinguono questa “riforma” dal fascismo, per assimilarla invece ad una presa criminale del potere. Per il resto, è fascismo allo stato puro.
Il minimo che dovrebbe fare l’opposizione, davanti ad un simile attacco allo stato di diritto, alla supremazia della legge e ai fondamenti stessi della democrazia, è chiamare alla mobilitazione generale. Tanto più che questo è solo uno dei passi sulla strada della realizzazione dell’autocrazia. Un altro è già in cantiere, e apre la via al controllo berlusconiano sulla stampa, che adesso dà davvero troppa noia e andrà associata alle televisioni nel coro di osannanti al cavaliere. Un altro è pronto nelle retrovie: la riforma della corte costituzionale, che diventi a maggioranza politica, in nome, of course, del popolo sovrano. Così anche quella, doverosamente, sarà sempre del parere del governo.
Quello che è in gioco qui non è il destino di Berlusconi nei processi, non è il funzionamento del sistema giudiziario, non è la dignità dei magistrati. Quello che è in gioco qui è la libertà.

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